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| Le parole nel the delle cinque |
| incontro con Francesca Annunziata |
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Una nuova ospite si è unita a noi, le lascio ben volentieri la parola.
Sono Francesca Annunziata, prima di rispondere alle domande, devo presentarmi e specificare che scrivo ma non mi ritengo una scrittrice. Non ho mai pubblicato nulla e l'unico momento pubblico della mia scrittura è stato durante una mostra multimediale, nella quale alcuni miei amici esponevano trittici di foto, sculture e dipinti. In più io e una mia amica interpretavamo le nostre poesie, proiettandole con una lavagna luminosa su una tela. Quindi la mia scrittura "privata" rimane qualcosa di personale e molto di rado viene esternata. Inoltre, il mio materiale è così esiguo che non potrebbe mai essere pubblicato. Si tratta generalmente di poesie. Da
qualche anno ho cominciato con la scrittura giornalistica presso giornali locali
o di settori specifici (scientifici, di medicina ecc..). Sono stata a Roma per
un anno per due corsi di giornalismo, uno telematico e uno più tradizionale
presso la sede de "Il Manifesto". Da qualche mese ho sospeso perchè
sono molto presa dalla mia tesi di laurea.
I) In che termini definiresti l'eredità che il Novecento letterario lascia al nuovo millennio?
La vera rivoluzione del Novecento letterario sta nelle innovazioni tecnologiche: la scrittura ha subito una metamorfosi nel passaggio dall'uso delle macchine da scrivere ai computer, nell'abbandono sempre più coatto della penna e della carta per la realtà virtuale dei calcolatori. Molti sono gli scrittori che rappresentano questo cambiamento - direttamente o indirettamente - anche nelle trame dei loro romanzi. Basti pensare a Il pendolo di Focault di Umberto Eco. Anche gli scrittori che non appartengono alle ultime generazioni hanno sperimentato nuove tecniche durante l'ultimo decennio del Novecento. Esempio: Andrea Camilleri ha scritto il suo ultimo romanzo, La scomparsa di Patò in una veste grafica molto particolare. Lo scrittore riporta articoli di giornale, foto, disegni, lettere, denunce che non sono un surplus o un'appendice al romanzo ma il romanzo stesso: il lettore segue la vicenda attraverso un reportage dei fatti. Anche chi non ricorre ad una particolare veste grafica, usando solo le parole e il testo scritto, cerca qualcosa di diverso: sto pensando a Alessandro Baricco che rivoluziona l'uso della punteggiatura, della suddivisione della parti di un testo narrativo ecc. Questo accade nelle tradizionali vie della letteratura. Questi sono gli effetti della tecnologia, dei media, della nostra cultura dell'immagine sulla creatività letteraria. Tuttavia ciò che sconvolge, anche se è solo all'inizio, è la rivoluzione degli ipertesti letterari. Intendo per ipertesti letterari particolari opere narrative, scritte solo su moduli elettronici senza un corrispettivo cartaceo. Questi testi narrativi, racconti o romanzi, non possono essere letti con un criterio sequenziale (cioè lineare come i nostri romanzi in formato cartaceo, dalla prima all'ultima pagina). Essi offrono al lettore diversi percorsi nel testo narrativo e il lettore può cercare il proprio romanzo all'interno di questa moltitudine di percorsi. Potremmo dire che non c'è un'unica sequenzialità ma tante quante sono i lettori di quell'opera. I nomi più noti di questo tipo di letteratura sono Michael Joyce, Shelley Jackson e altri: tutti americani. Certamente è qualcosa che non nasce durante gli ultimi decenni ex abrupto. La tendenza all'ipertestualità e la progressiva perdita della sequenzialità del testo letterario si è concretizzata con Internet e con i calcolatori ma è insita in molta letteratura del Novecento. Comincia con il dadaismo, attraversa le sperimentazioni dell'Oulipo, si forma sulle teorie di Barthes, di Focault, di Derrida e arriva agli ipertesti creativi pubblicati sulla rete. Questi alcuni indirizzi utili: http://www.uiowa.edu/~iareview/tirweb/hypermedia/michael_joyce/ReachTitle.html http://supertart.com/sonatas/index.html http://www.nyupress.nyu.edu/sisterstories/ Da qui riparte il nuovo millennio, con una grinta tutta nuova che, come afferma George P. Landow, uno dei massimi teorici dell'ipertesto, è la tecnologia che dà nuova linfa alla scrittura, alla letteratura. Io sono d'accordo, ammesso che si parta dalla solita passione per le humanae litterae e da una buona predisposizione ad una cultura letteraria attiva nel mondo e nella società - non morta e inutile ma fondamentale per la formazione umana delle persone. La società necessita di scrittura che imponga riflessione e comunichi sentimenti e valori con immediatezza e velocità.
2) Tu, come scrittrice, di chi ti senti erede?
Sentirmi
erede di qualcuno significherebbe una responsabilità troppo grande. Non mi
ritengo capace di imitare o emulare. Se solo pensassi di ispirarmi o imitare
qualcuno volontariamente o involontariamente, getterai la penna, o meglio
spegnerei il computer...L'idea gelerebbe ogni mia parola allo stato del pensiero
e non avrebbe mai un suo corpo d'inchiostro. Per quanto riguarda la prosa, ho scritto un solo racconto e tendo all'immediatezza, alla velocità. Lo stile ideale, per me, è quello di Coehlo.
3) Nella tua esperienza di scrittrice che ruolo ha avuto l'appartenenza di genere: nella scelta dei modelli letterari; nel tuo percorso di selezione tematica e stilistica; nella ricerca dei tuoi destinatari ideali?
Non ho avuto una carriera artistica e non posso pensare ai miei destinatari ideali. Gli unici miei lettori sono stati i miei amici e pochi altri.
4) Insegnare a scrivere, quanto e in che termini ha influito sul tuo modo di scrivere (per gli insegnanti)?
Nel
giornalismo, le lezioni di scrittura sono state fondamentali: mi hanno fornito
tutte le coordinate necessarie per l'elaborazione di un articolo in tutte le sue
parti. Senza le lezioni, mi sarebbe rimasta solo la voglia di comunicare e la
passione per la parola scritta.
5) Vorresti definire sinteticamente per gli amici del club "Le parole nel the delle cinque" la tua idea di scrittura?
La
scrittura deve comunicare meravigliando continuamente il lettore, senza
permettere che possa chinare il capo sul cuscino o sulla scrivania sulla quale
legge. Senza lasciare che il lettore venga sorpreso dal più grande nemico della
lettura - la distrazione. Ecco perchè credo nelle innovazioni tecnologiche che
impongono una lettura attiva, anzi iper-attiva - nella quale il lettore diventa
co-autore di un testo perché sceglie liberamente il proprio percorso narrativo,
il suo romanzo, il suo racconto. La scrittura deve conquistare il lettore che
immerso nel suo percorso narrativo dimentica di tutto...
6) Hai una o più domande da rivolgere a chi leggerà questa conversazione?
Che ne pensate dell'hypertextual fiction? E' il nuovo tipo di scrittura creativa elettronica che prevede diverse possibilità di lettura (vedi i siti citati). |