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| Le parole nel the delle cinque |
| incontro con Emilia B. Cirillo |
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E' nostra ospite Emilia B. Cirillo, che ringrazio molto per aver centrato la sua attenzione sulla scrittura delle donne. Infatti, nonostante che esse nel Novecento abbiano compiuto un percorso per qualche verso sorprendente per la qualità espressa, in genere quando si parla di punti di riferimento e di modelli si continua a citare scrittori piuttosto che scrittrici, Emilia, invece, ci suggerisce la costruzione di una tradizione al femminile, il che rende molto interessante e pertinente il suo intervento.
Emilia, in che termini definiresti l'eredità che il Novecento letterario lascia al nuovo millennio?
Il personaggio uomo è ora a pezzettini. Non compie più eroiche azioni, non partecipa alla resistenza, non è neanche a capo della narcomafia, non sogna l'America: Interrogatosi su se stesso e la propria morte, vive rinchiuso nei suoi astratti e non più eroici furori. Pensa al tempo passato, alla cognizione del dolore,
Ho letto troppo, quasi a memoria, Pavese e la Woolf . Ma se dovessi dire di chi mi sento erede, penso a chi ha usato la scrittura non solo per raccontare storie, ma anche perché diventasse il suo impegno civile, il suo dire al mondo. Cortazar, prima di tutto, che ha saputo mescolare la sua fantasia, i suoi sentimenti, a storie in cui si denunciava la situazione politica dell'Argentina, la Ginzburg, che non ha mai dimenticato l'appartenenza ai suoi luoghi e la sua condizione di ebrea intellettuale e profuga. C'è ne un'altra ancora: Mercedes Rodoreda, barcellonese.
Nella tua esperienza di scrittrice che ruolo ha avuto l'appartenenza al genere femminile: nella scelta dei modelli letterari; nel tuo percorso di selezione tematica e stilistica; nella ricerca dei tuoi destinatari ideali?
Mi pare di aver detto già qualcosa, in questi termini: partire da sé, dal proprio bisogno, dalla propria storia personale, scrivere è stata la ricerca di una stanza interiore inaccessibile, di cui sono la sola custode e la sola padrona. Questo partire da sé è sicuramente cultura delle donne.
Vorresti definire sinteticamente per gli amici del the letterario la tua idea di scrittura?
Scrivere è un corpo a corpo con se stessi e col mondo. Bisogna essere allenati. Le forze che mette in campo il nostro corpo per restare vigile e attaccato al reale sono innumerevoli. Scrivere è avere la
consapevolezza di un abbandono necessario, chiudere gli occhi e scappare. Hai una o più domande da rivolgere a chi leggerà questa conversazione?
Di aprire un confronto, se è il caso. Ringrazio
Emilia B. Cirillo per aver arricchito questa rubrica. Dal suo
interessante contributo spero che prenderà l'avvio un
serrato dibattito sulla scrittura delle donne. Su questo tema è utile anche
leggere quanto Emilia ci ha comunicato nella rubrica la Donne
e scrittura
della Ri
~Vista. |