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Monte
Lifoi, stamani mi saluti con il tuo cappuccio bianco ed io ti ricambio con una
grande, dolce malinconia.
Ti
guardo e penso ai monti della mia infanzia, San Bartolo e Monte Ardizio. L’Ardizio
non mi dice nulla, fa parte della città che mi ha dato i natali, ma San
Bartolo risveglia ricordi simpatici della mia fanciullezza. Su di esso vi
era un convento di clausura con l’annessa chiesetta dedicata al Santo del
quale il monte porta il nome.
Nel
mese di Maggio ogni mattina alle sei celebravano le funzioni dedicate alla
Madonna.
Le
mie sorelle già signorinelle, assieme ad altre amiche, quasi ogni mattina a
piedi dal borgo andavano fin lassù, ed io che ero una ragazzetta mi aggregavo a
loro, un po’ perché mi faceva piacere e un po’ per fare la guardia, così
diceva la mia mamma. Infatti durante il tragitto si incontravano sempre militari
a cavallo, quei bei ragazzi in sella ai loro destrieri, vedendo il gruppetto,
facevano tanti complimenti che inorgoglivano le belle ragazze. I militari per
darsi delle arie si avvicinavano troppo, facendo acrobazie con i loro cavalli
che nitrivano paurosamente.
Io
avevo molta paura, mi arrampicavo su per le scarpate, perciò molte volte non
volevo andare.
Ma
ora che ci ripenso, la Nina, la Luisa, la Guerina, l’altra Luisa e la Tina,
forse proprio per quel diversivo si alzavano così presto al mattino, oppure per
onorare la Madonnina? La nostra gioventù era fatta di niente, e quell’incontro
innocente poteva essere un momento di emozione, di gioia per noi ragazze del
primo Novecento. |