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| Per Safiya |
Pietra, staccata da una montagna della terra,
che ti innalzi come cresta d’onda sulla piazza,
ti vedo farti incubo reale e imminente.
Hai una veste leggera attorno
di pelle, delle donne di questa terra.
Ti sento, pietra innocente in mani
in delirio, frusciare di seta, intiepidirti di lana,
rinfrescarti di cotone, illuminarti di giade,
scheggiarti di canapa e iuta.
L’acqua e il calore d’ogni tempo
ti hanno scritto dentro
storie di pianti e sangue, e di dignità ignote,
e so che sono vere reali.
Né possono parole di poete levigarti
dalle lacrime e dal sangue delle vittime,
e farti netta e lucida, come vorresti.
Pietra, la tua voce che sibila al lancio,
come quando abbandoni la costa della montagna
e precipiti e distruggi,
mi lacera più di ogni tempesta di pensieri,
tu che invano gridi di dentro e stridi e ti frantumi,
come per farti mollica, bambagia
e lasciare intatto un sogno dolce o amaro di donna.
Il potere, evocato da mani d’uomini
senza cuore né leggi degne d’uomini,
ti restituisce e moltiplica peso,
per tesserti sulla carne il rosso tappeto delle sue carni.
La mia voce, ora, oggi,
vestirà questa pietra, carnefice innocente,
di una bellezza ruvida dura potente,
così quando essa mi abbraccerà,
ancora e per sempre innocente carnefice,
potrò scriverle addosso, anch’io con il mio sangue,
con la mia pelle, una veste di parole d’odio e d’amore,
per Safiya, per la sua salvezza. |
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| Dalla silloge inedita “Pietre”, di Lorenza Colicigno |
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| Sulla morte, senza esagerare
(segnalata da
poesia@vulgo.net) |
Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua parola
a sproposito.
Non sa neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.
Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.
Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto. |
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| Wislawa Szymborska |
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| Metrò |
Caracollando avanzi inatteso.
Tra la folla frenetica, ti stagli.
Dentro il caldo abbraccio
dimenticate melodie rivivono.
Indossiamo maschera di
convenevoli e facezie.
Preferiremmo essere altrove.
Parole faticose
perforano l’anima.
Dietro i sorrisi
lievi come onde
mesti sguardi s’incrociano.
La mano carezza
il tuo bavero ribelle.
Guizzo dissimulato di rimpianto. |
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| Pinuccia Bonora |
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