Laboratori

Penna inchiostro e calamaio

Piccolo ricettario di scrittura creativa a cura di Lorenza Colicigno

 

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  Scrivere con i sensi  
Ricordate la prima ricetta per la vostra prima pagina scritta? A quanto pare ha dato buoni risultati. Scrivendo “zen” (Natalie Goldberg - Scrivere Zen - Ubaldini Editore - Roma '87), cioè abbandonandosi all’onda della spontaneità, senza mai fermarsi, riempiendo i vuoti con frasi vuote, assecondando il groviglio dei fili emotivi, liberandosi dalle intenzioni, così da farsi guidare dalla mano più abile, perché più libera, più profonda, capace di affidarsi ai sensi più che alla ragione - unico modo, avevo suggerito, per cominciare a scrivere – le nostre lettrici, Alessandra Rosa e Maria Carmela Tetto, hanno riempito le loro “prime pagine”.

E per continuare a scrivere? E` veramente un peccato che io non possa vedervi mentre scrivete, dovrò quindi lasciare a voi il compito di osservarvi, per capire se siete sulla giusta rotta. Cito da Natalie Goldberg (Scrivere Zen, Ubaldini Editore, Roma, 1987): ''quando guardo una persona che scrive, riesco a capire se è veramente entrata dentro ciò che scrive dalla posizione che ha assunto....è come se il cuore le battesse forte. Il respiro è profondo. La grafia è più sciolta e generosa, e il corpo è così rilassato che la persona potrebbe correre per chilometri, sempre in forma...lo scrittore si allena in continuazione, può percorrere lunghe distanze...chilometri e chilometri di carta, sa muoversi con grazia, dentro e fuori molti mondi''. 
Allora, che dite? E` stato questo il vostro atteggiamento? Beh, non scoraggiatevi, se mai non foste stati proprio così disinvolti e a vostro agio, potrete sempre riprovare, adesso che ne sapete un po’ di più.

La seconda ricetta per la seconda vostra pagina scritta, ma ovviamente anche per molte altre, è questa: Scrivere con i sensi.
1) richiamare alla memoria i cinque sensi: vista, udito, olfatto, tatto, gusto.
2) osservare il panorama dalla vostra finestra;
ü a finestra chiusa, focalizzare gli aspetti visivi: le linee, i colori, le ombre, altro; 
ü focalizzare un punto; immaginare di toccarlo e ipotizzare le sensazioni tattili;
ü a finestra aperta, focalizzare gli aspetti uditivi: rumori, musica, voci, altro;
ü focalizzare un punto; immaginare di sentirne gli odori e ipotizzate le sensazioni olfattive e, se ci riuscite, quelle gustative;
3) descrivere il panorama, provando ad utilizzare, come chiave descrittiva, solo uno dei sensi focalizzati.

Se avete difficoltà a focalizzare un solo senso per la descrizione, provate a svolgere prima l’esercizio che vi propongo:

Riscrivete questo passo tratto dal romanzo “Il Profumo” di Patrick Süskind (Traduzione di G. Agabio, Tea, 1988), trasformando le sensazioni olfattive in sensazioni visive.

“Al tempo di cui parliamo, nella città (Parigi, XVIII sec., n.d.r.) regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell’umido dei piumini e dell’odore pungente e dolciastro dei vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo dei solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c’era puzzo sotto i ponti e i palazzi. Il contadino puzzava come il prete, l’apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobiltà, persino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra, sia d’estate che d’inverno.”

La riscrittura di questo passo spero vi inviti anche alla lettura del romanzo da cui è tratto, romanzo che io considero uno dei più belli del Novecento. Questo perché non dimentichiate che la ricetta delle ricette “per scrivere bene” è leggere molto, e bene.

A presto, con carta, penna e calamaio.
  Il vostro spazio  
Maria Teresa Azzoni ha svolto diligentemente e brillantemente l'esercizio qui proposto. Pubblico il suo testo, tra tanti che mi sono pervenuti, sperando che altri/e vogliano seguirne l'esempio, magari scegliendo altri sensi.
Dal linguaggio olfattivo al linguaggio visivo
Al tempo di cui parliamo, nella città regnava un’assenza di luce a stento immaginabile per 
noi moderni. Le strade soffocavano nel fosco di palazzi malridotti, i cortili restavano in 
ombra, le trombe delle scale salivano immerse nell’ oscurità e le cucine erano avvolte dal 
cupo di fuliggine e ceneri.
Le stanze nascoste dai pesanti tendaggi celavano la vergogna della polvere stantia, della 
muffa di lenzuola mal lavate, delle cimici e dei pidocchi ingrassati dal calore dei 
piumini, dei vasi da notte ossidati di urina giallognola e putrida, lasciati nell’incuria 
sotto i baldacchini,.
Dai camini saliva il tetro delle esistenze, dalle concerie emanava il fosco della rivolta, 
dai macelli fluiva lento il rosso del sangue versato per la pinguedine di corte.
La gente era ombra di sudore, miseria sospesa nei vestiti laceri; le bocche erano smorfie di 
fame e di disgusto, frastagliate del vuoto di denti caduti, dagli stomaci salivano voci 
consumate frammiste alle bestemmie e i corpi, quando non erano più tanto giovani, rilucevano 
pallidi di inedia.
Avvolti in una mesta caligine si stendevano i fiumi, le piazze, le chiese abbandonate dagli 
uomini e dai lumi, era il lutto sotto i ponti e nei palazzi. 
Il contadino era nero come il prete, l’apprendista come la moglie del maestro, nera era 
tutta la nobiltà, persino il re era nero, nero come un animale feroce e la regina come una 
capra blasfema, tutto svaniva in ombra sia d’estate che d’inverno.

Maria Teresa Azzoni
     
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