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Francesco
Arleo
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Dalla Prefazione di Franco Loi
E con vero piacere e stupore che scrivo queste poche righe per la poesia in lucano di un giovane. Il piacere di scoprire un Arleo che scrive poesie nella lingua dei suoi padri; lo stupore di trovare in questi versi la drammatica contraddizione in cui vivono le giovani generazioni espresse in immagini e riflessioni nella lingua e nelle vicende di una collettività.
Quella che Pasolini definiva la “frattura col passato” si rivela qui nel titolo della raccolta: fuga da un luogo, da una gente, da una tradizione, da un dolore. Ma un poeta conscio di cosa vada perduto in questa fuga: i costumi degli avi, la frequentazione della natura, il rapporto con le piccole cose, la condivisione dell’esperienza. Francesco Arleo viene da una terra, quella lucana, aspra, forte, avara, una terra di emigrazione. Quindi il titolo è emblematico in tutti i sensi. E però il poeta sente anche il fascino di questa terra, e persino le sue riflessioni più interiori richiamano i luoghi nativi, gli elementi naturali, i fatti, direi il modo di respirare di quel mondo della memoria: “Quando più potrò vedervi? / Miei visi di gente contenta in uno straccio di terra”. |
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