| Dalla Prefazione di Adele Cambria
“….La tua carezza cerco che mi accompagni….….”
“…Mentre pronuncio il tuo nome - come Christa Medea - dal fondo del tempo, da un ieri distratto, porose pareti - rimandano i tuoi fiati di fanciulla braccata dal desiderio….”
La voce - intenerita e orgogliosa, ferita e furente - di una donna lucana di oggi, Lorenza Colicigno, fin dai primi versi di questo suo poema, “Canzone lunga e terribile per Isabella Morra”, e poi via via lungo l’intero arco vibrante dell’opera, (destinata a mutarsi in opera sinfonica), richiama a sé, travalicando oltre quattro secoli, la figura, il corpo, e le parole, specialmente, di un’altra donna lucana, Isabella Morra, distante appunto quattro secoli -“…ti seguirò, discreta ospite, a piccoli passi - verso la tua morte….che lasci cadere giù dal precipizio dei secoli - scuotendo sillabe cui nessun senso ha tolto - il tempo e lo spazio assiepati….”.
Eppure “nostra”.
|