| Gigi Dessi, di cui avevamo conosciuto ed apprezzato una poesia di condensati stilemi, di assorte illuminazioni, in cui bruciava l’esperienza di una cultura postermetica di ungarettiane suggestioni, ripropone al lettore il programma (che è anche
domanda) di una ricerca d’identità.
dalla prefazione di Michele Dell'Aquila
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