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Maruska Mazzoni

Il suo linguaggio è il linguaggio dell’amore e del vivere che “risveglia improvviso il sopore dalla rinuncia”, ma che anche chiede di saper “rinunciare”. Sembra fondere tutto in un unico abbraccio questo sentimento che l’autrice indaga attraverso la memoria, sensazioni recuperate da tempi ormai lontani, esaltate dall’intensità dell’esperienza, magari congedata dalla mente ma così resistente nel corpo, dal “brivido” che lo attraversa, al gesto della mano che si ferma nell’aria “come impietrita”. Complici le fotografie di Antonio Pagnotta, è un universo di sguardi e di gesti domestici, sottratti dall’amore alla dimenticanza, quello che Maruska Mazzoni mette in scena. Se il ricordo è, insieme all’amore, il motivo ispiratore di questa poesia, esso è anche croce e delizia di una vita, l’autrice, infatti, appare in alcuni momenti ritrovare se stessa e tornare ad essere attraverso i ricordi, in altri ne pare addirittura ossessionata, schiacciata in un dialogo conflittuale con la propria vita, a cui la poesia offre risonanza. Maruska Mazzoni si muove in questa silloge tra un mondo solare ed epico, cui tende con passione, e un mondo cupo e annichilente, cui tenta di sfuggire, ciò dà ragione della prevalenza dell’antitesi nel suo lessico poetico; a questi due mondi la natura offre intonazione e colore: le montagne cupe e gelide da un lato, i campi assolati e i fiumi scorrenti verso un mare pacificante dall’altro. Nell’immaginario di Maruska Mazzoni si intravedono anche figure salvifiche, come gli angeli, tuttavia perfettamente integrate nell’orizzonte profondamente umano della sua ispirazione. Ma su tutto domina un sentimento profondo del femminile, quasi sintesi dell’universo, che si manifesta compiutamente nella lirica “Dea”: “Così mi appari/dea senza tempo/dominio e forza/abitano il tuo ventre.//Uno squarcio di cielo/ti ha come regina/uno sguardo d’amore/ti rende divina”.
 

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