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MEMO
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Copertina: olocausto in filigrana
d’uomini e donne e bambini,
e larve d’uomini e donne e bambini
abbracciati a resti d’uomini donne bambini
su trama di cartoncino stinto.
Interno: un blocco di veline leggere
sfumate di grigio, come di fumo lieve,
come di cenere impalpabile, essa
che ancora parcheggia nei nostri cieli
e a volte cerco la tua nuvola e il tuo pensiero
che scende su di me in lacrime di pioggia.
Se questo è un uomo, o una donna
o un bambino, che piange sulla mia pelle,
e il tam tam delle gocce nel dolore mi risveglia
dal torpore di un giorno qualunque.
Se questa è una donna d’oggi che spera ancora,
mentre si trascina ancora con la memoria
verso la porta calda, che immagina ancora possibile,
mentre attende la frescura di un’acqua amica,
di sfinire nel sottile ardore di un forno,
innocente oggetto del terrore d’uomini
senza umanità, senza speranza di resurrezione.
Un memo per la mia memoria o la tua o la sua,
di tanti che affoghiamo nel niente i giorni
del tempo che trascorre, e porta infissi i segni
della dimenticanza e labili le voci della storia.
Se questo è un bambino che tra grandi occhi,
grandi di patimento e abbandono e fame,
inebetito accoglie inebetito
il dono del mio ricordo,
o il grido che tengo dentro per decenza,
ma stordisce, per prima me stessa,
poi l’aria pigra.
Un memo ho costruito di voi, memo
di mente e di coscienza, dove sfoglio
la vostra pelle, i vostri scheletri,
le vostre parole, parole sopravvissute
al silenzio, che resistono. Che resistano.
E mentre nel memo della memoria
manovro tra fogli fragili di cenere
e istantanee che ancora odorano
di carne bruciante, mentre cerco di essere
umana e memore d'ogni orrore,
allora incontro memorie di bambini
che lanciano pietre e ridono dallo schermo
che gli carpisce il godimento del gioco,
travolto da altre ragioni e interessi. Abita
in Palestina la memoria di lei, che scelse
di esplodere, lì senti il rullio dei mitra
e il sobbalzare del muro all'avanzata
dei carri armati che mimano alberi e prati,
che intanto travolgono case e quotidiani
bisogni e sogni.
E il volto del piccolo africano che mosche
invadono e succhiano, mentre profili
di seni prosciugati, vano placebo,
gli offre la madre, alla vigilia della morte,
lo fa, tutto questo orrore, compagno
in ricordi impazziti
del piccolo ebreo che conobbe
la sua stessa fame e la sua morte.
In ogni luogo la mia memoria, astuta,
in piccoli spazi organizza frammenti d'immagini
del nostro tempo, violente e tremende:
schedari d'orrore si assestano nei giorni,
così imparo che ogni giorno
è giorno della memoria. Sia giorno
della memoria.
27 gennaio 2003 Giorno della Memoria
Lorenza Colicigno
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