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| Pinuccia Bonora |
| da
Inzago
MI Lombardia Italia |
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| Viaggio all’inferno |
Rombo lontano, pietre e silenzio,
nel cielo un ombrello, un paio di gambe.
Nell’alto azzurro ondeggia la vita:
gambe nuove per ricominciare.
Ma il cielo oggi è più nero di tuono,
non avremo più gambe per continuare;
e riprenderemo quasi la vita
tra intransigenze di violenti fratelli.
Tutti si specchiano nella menzogna
e l’anima vaga cercando dimora,
ma noi non sappiamo, noi non capiamo.
Vorremmo vivere senza padroni.
L’abbraccio mortale ci vuol liberare
dall’essere poveri uomini inermi
ma dannazione sarà per noi sempre
l’oro nero che arriva dal Caspio.
Urla un motore a chetare l’offesa
ma altre ragioni fan orfani i bimbi;
noi non sappiamo, noi non capiamo.
Vorremmo vivere senza padroni.
Il silenzio avanza lungo la strada,
coperto di polvere stanca, avanza
tra macerie e pianti di bimbi,
stende il suo velo pesante di morte.
Noi però siamo vivi.
Siam vivi con gambe di legno,
siam vivi per ricominciare.
Vorremmo vivere senza padroni. |
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Stunderùna
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Disprezzo sentivo
nel tuo grezzo
e aspro dire.
Come un virgulto
storto crescevo,
sfuggendo alla morsa
che mi voleva diversa.
Nel campo alto di maggio
smemorata correvo.
Non sentivo il bruciore
delle dita sul volto.
Aspettavo finisse
il tumulto nel petto
cercando un vecchio
che offrisse un sorriso.
I fossi e i prati
regalavano viole e soffioni
a lenir la fatica
di essere al mondo.
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