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| Alessandro Errico |
| da
... ... Italia |
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| UN’ALLODOLA ALLO SPECCHIO |
Vorrei essere
l’ultima corda della cetra
dove i gabbiani sono aquiloni
legati ai tentacoli del cielo
e la morte un battito
più veloce del fulmine.
Vorrei essere
la primavera che spia
il mare incipriato di pioggia
quando entra l’aurora.
Vorrei essere
l’arco lunare
che scocca una stella cadente
verso l’intenso mattinare.
Vorrei essere
le parole del vento
che dorme nel cuore della sera
per svegliare i petali del tuo sorriso.
Ma qui
il fuoco taglia code di salamandra
e l’edera s’arrampica sulla ragnatela dell’ombra.
Vorrei perderti
e fuggire dimenticato. |
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ALI
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Infine la mente riaffiora
nel fondo dell’ora,
dove del vento s’avverte il confine.
Amore figlio di tuono
non sfocia nel fiume
di un minuto,
maschera d’identità.
Si tace come coriandoli a festa finita.
Ed è più facile volare.
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PRESENZA
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Il cielo passa piano
sull’orlo del mondo
e manca qualcosa
in più del dolore
per camminare controsole.
Un fiume di foglie
porta lontano il tempo
che, derubato di me stesso,
amavo l’incavo delle tue mani.
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APPUNTAMENTO CON LA LUCE
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La doppia metà cattura
folle trapassare la carne
senza capire.
L’aria dei morti
circoscrive il sottosuolo dell’anima
e muove-lacerato-il buio
oltre il senso del gelo.
Un abito di cera è la pelle
da indossare a carnevale
che dura un attimo:
quanto basta a ruotare la clessidra.
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DIETRO GLI OCCHI
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La strada coltiva lampioni spenti
come un passo d’acqua
in viaggio dalla nostalgia.
Le risposte del mare
sono un ricordo solitario
sulla punta dei capelli,
ma vedere i colori delle api
nel bagliore dell’istante
fa vivere lo spazio
tra cose e parole.
Le nuvole si baciano,
innamorate di un’incognita.
Ti solletica il tramonto.
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APOLIDE I
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I paesi nati dal grano
svestono l’orizzonte
tra pali veloci nel finestrino.
La carne delle parole
è una processione di ricordi
che vive profili d’ombra
perdere polvere e cicale.
Cerco accenni di luoghi
quando ci sarà tempo per non averne.
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COLORI
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Sembra silenzio
l’impercettibile spazio di un grido
smarrito nella bellezza increata.
Il tempo sorveglia
l’alba che tarda
nei fuochi dell’aurora,
ma il peso dismemore dell’ombra
non spegnerà questo sole
riflesso nel cielo di vetro
dall’incerto cammino;
l’alito della pietra che sale
sulla spina dorsale dell’infinito
ci vedrà.
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DALLE STELLE IN SU
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La notte costruisce muri al mio dormire.
Sento sogni di vecchie geometrie,
di rondini in oscillìo;
vedo nomi di venti seppellire ombre,
l’occhio del lago,
i morsi del cielo.
La soglia dell’improvviso
è oltre il dolore.
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FRAGMENTA
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Sulle lame del silenzio fermentato
sanguina la voce dei tuoi occhi
arrubinati a finegiorno
come cenere morta nel fuoco.
Inchiostrate di veli
risuonano dall’arpa notturna
che deraglia le margherite del cielo.
E lo squarcio caduto tra l’ore
scrive quello che non sono.
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RITRATTO
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L’istante accade
nelle fenditure dell’attimo
se inseguire il vento
è riassunto del silenzio
che galleggia sul tempo.
Una meridiana desolata
lascia il sogno di sognare
alla parola aperta nel vero della maschera.
Qui sarà l’altrove
legato alla pioggia dei tuoi capelli,
dove l’alba dimora.
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