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CAPITOLO 1
- Vaffanculo!
L'avrò detto ad alta voce ?
- Non le piace sig. Get, le posso portare qualcos'altro se vuole
Si l'ho detto ad alta voce!
- No grazie Tim non è per la torta, è deliziosa, come sempre
- ...?
- È per il romanzo. Ho qualche problemino, ma risolverò tutto... è solo questione di tempo
- Non sarà ancora fermo al 1° capitolo ?
Tim è incredibile, riesce a leggerti in faccia qualsiasi cosa, che tu lo voglia o no; qualche giorno fa eravamo qui nel suo bar, suo per modo di dire, il locale è del padre ma è lui che lo porta avanti, ed è uscito fuori che non sono l'unico che non riesce a non far capire le cose a Tim, gli basta uno sguardo e paf, sa tutto quello che ti gira per la testa, potrebbe fare l'indovino.
- È ancora fermo al 1° capitolo!... io fossi in lei farei una visitina a Laila, se c'è qualcuno che può aiutarla questa è lei, male non farà.
Forse è il modo con cui Tim dice le cose, forse è il tono da quello che ne ha passate di tutti i colori, fatto sta che alla fine ti convince sempre. Avrebbe tutte le carte in regola per essere il vecchio saggio del villaggio, tutte tranne una. Tim ha dodici anni.
In paese c'era un solo posto che affittava camere: la pensione "la pensione". La proprietaria era una vecchietta, simpatica e sempre disponibile, la signora Adelina. Nonostante la sua non più tenera età (86 anni!) la signora Adelina si divertiva come una matta ad andare a vedere la partita di pallone che si giocava la domenica pomeriggio una settimana in paese, l'altra nel paesino vicino. I bambini che giocavano dicevano che portava fortuna e nelle ultime ventisei sfide (lei non era mai mancata) non avevano mai perso! La signora Adelina aveva anche un'altra passione, si trattava di quei pendagli di ceramica, di vetro o di legno che si appendono in terrazza e suonano con il vento. Ne aveva a decine, chiunque in paese partisse per qualche posto tornava con uno di
quei cosi per lei. Il problema è che nessuno sapeva dirle come si chiamassero e lei lo voleva tanto sapere - non posso collezionare una cosa di cui nemmeno conosco il nome - diceva sempre al sig. Get - ti prego Get fammelo sapere - ma il sig. Get non era ancora riuscito a trovare il modo di venire a sapere quel nome e ogni volta che si avvicinava alla pensione "la pensione" (quel tintinnio si sentiva già dall'inizio del vialone) cercava il modo per dire alla signora Adelina che non aveva ancora trovato il nome senza deluderla troppo!
- Buona sera Get
- Buona sera Adelina, come andiamo
- Bene, anche se potrebbe andare meglio
Il sig. Get capì subito dove la vecchia signora voleva andare a finire ma fece finta di non capire
- ?
- Mi basterebbe sapere come diavolo si chiamano quei cosi… come si fa ad avere la passione per qualcosa di cui neanche si conosce il nome ?
- Ci sto lavorando su. Un mio amico mi ha detto che conosce un tizio che li costruisce, forse riusciremo a svelare il mistero
- Lo spero tanto… sapevo di poter contare su di te, Get
- Stai tranquilla appena so qualcosa te lo vengo a dire. Laila c'è ?
- Si, è dentro con un cliente, ma credo che abbia quasi finito
Laila ufficialmente faceva la puttana. Non si sa bene da dove arrivò, una sera si presentò in paese, prese una stanza alla pensione "la pensione" e da lì non se ne andò più. Il suo accento era irriconoscibile e a chi le ha chiesto da dove venisse ha sempre risposto da lontano. Tim nacque pochi mesi dopo il suo arrivo e in paese si mormorava che era proprio il figlio di Laila, ma queste per il sig. Get erano solo storie. La cosa importante era che ora si trovava da Laila, e quando sei da lei ti senti subito meglio. Le cose non stanno come sembrano perché Laila ufficialmente era ancora una prostituta, ma la gente da un po' di anni ci andava solo per parlare. Non che fosse meno attraente di prima, anzi, e che dopo qualche anno era diventata una di famiglia e così a nessuno venivano più in mente certe cose. Era come dallo strizzacervelli solo che da lei non avevi limiti di tempo e tutto era molto più informale, come confidarsi con un vecchio amico, lo dicevano tutti. E poi Laila non si faceva neanche pagare, ognuno trovava qualche regalo per ringraziarla dopo aver ricevuto il suo aiuto che, per la cronaca era quasi sempre risolutore.
Comunque, il sig. Get aveva seguito il consiglio di Tim (non si riusciva a fare altrimenti, se tu partivi sparato che avresti fatto sicuramente di testa tua e che nessuno sarebbe riuscito a farti cambiare idea avresti sprecato il tuo tempo perché Tim sapeva come prendere le persone, aveva l'esperienza di un vecchio in un corpo da bambino e questo ti fregava), il sig. Get dicevamo era andato da Laila e come sempre si era rivelata una buona idea non fosse altro per sfogarsi un po': le raccontò che aveva questo romanzo sulla punta della lingua come quando non ti ricordi il nome di quella bella attrice americana, dai hai capito quella che ha fatto quel film in bianco e nero di quel regista, c'era pure... come si chiama aspetta. Quella era la sensazione, solo che invece di un nome lui sulla lingua c'aveva un intero romanzo, con tanto di titolo e copertina, ma proprio non gli riusciva di scrivere neanche una parola, e aveva paura che un giorno si sarebbe dimenticato tutto, come quando il nome di quell'attrice proprio non ti viene e pensi - se non ci penso mi verrà in mente - e poi ti distrai, ti scordi che stavi pensando ad un nome e finisce lì. Il sig. Get ci aveva messo quasi due ore a raccontare questo a Laila e, a questo punto aspettava un consiglio
- Andiamo a leggere i dolci del sig. Otello ?
E' questo il bello di chiacchierare con Laila, alla fine trova sempre qualcosa di strano da fare che ti tira su, non che c'entri niente con quello che le hai appena finito di raccontare, ma è sicuramente qualcosa che ti va di fare solo che tu ancora non lo sai, poi lei te lo propone e tu capisci che in un altro qualsiasi modo avresti perso tempo senza riuscire a toglierti dalla testa i tuoi problemi, e accetti con la scioltezza con cui rispondi se ti offrono un bicchiere d'acqua
- Get, andiamo a leggere i dolci del sig. Otello ?
- Mi sembra un'ottima idea
Eh sì, andare a leggere i dolci del sig. Otello era un'ottima idea, sicuramente meglio che mangiarli: il sig. Otello era stato un mediocre pasticcere ma è diventato famoso da quando ha sacrificato il gusto a scapito della poesia.
Aveva cominciato con le dediche sulle torte di compleanno: invece dei soliti auguri scriveva brevi frasi poetiche, cose sempre diverse. La gente non badava più agl'ingredienti ma alla componente artistica e così Otello tutto fiero della sua nuova vena poetica aveva deciso di lasciar perdere con i dolci per darsi alla composizione. Aveva chiuso la pasticceria e si era messo a tempo pieno a fare il poeta. Un fiasco totale. Aveva perso l'ispirazione, passava giorni davanti ad un foglio bianco e le poche cose che scriveva erano di una banalità sconvolgente. Non riusciva a capire perché, ne parlò con Laila, niente, nessuno poteva aiutarlo fino a che un giorno Tim, dall'alto dei suoi dodici anni gli disse - il segreto del successo è nell'originalità, spesso la gente ha una trovata originale e cerca di renderla produttiva e, quindi, comune. Grave errore -. Al sig. Otello si accese la fatidica lampadina, subito riaprì la pasticceria e ricominciò a scrivere le sue poesie sulle torte, sempre più lunghe (le poesie ma anche le torte che dovevano ospitare le parole, le metafore, le rime) e ritrovò l'ispirazione e con lei il successo. Da allora passare per la pasticceria del sig. Otello e girare per i banchi a leggere le torte è un po' come fare un salto nelle librerie di città anche se non devi comprare nessun libro. Fu per far fronte alle numerose ordinazioni, da tutti i paesi vicini arrivavano per leggere le torte del sig. Otello, che iniziò a concepire le torte come materia su cui scrivere e non come delizie commestibili. Ci fu un signore che assaggiò un pezzo di torta della pasticceria Otello, era uno sulla sessantina che era arrivato da lontano per concludere un affare in paese e non sapeva! Si dice che abbia vomitato sessantaquattro volte in poco più di ventiquattr'ore. Fatto sta che se ad una festa non c'è la torta del sig. Otello gli invitati protestano.
Le sue poesie piacciono molto. I dolci rimangono intatti.
Sara - (sorriso)
Sig.ra Barbarab - (sorriso)
Sig. Barbarab - ...
Sara - (sorriso)
Max - ...
Sara - (sorriso)
Sig. Get - ...
Laila - (sorriso e cenno con la mano)
Laila e il sig. Get erano appena usciti dalla pasticceria quando passò Sara. Era una donna bellissima. Aveva un sorriso che ti toglieva il fiato oltre che la parola. Quando sorrideva sembrava che qualcuno ti strappasse il cuore da dentro lo sbattesse per terra tra la polvere e lo calpestasse lasciandolo lì, sotto il sole. Aveva quel fascino che hanno le prime giornate primaverili che ti fanno venire voglia di innamorarti dieci volte in un pomeriggio di dieci ragazze diverse che nemmeno conosci, solo che lei quelle dieci volte te le faceva concentrare tutte in una. Tutte su di lei. Quando Sara passava per strada calava il silenzio totale. Sì, perché gli uomini rimanevano pietrificati dalla sua bellezza, a bocca aperta, le donne, gelose e invidiose, la salutavano con sorrisi più falsi di una moneta di plastica. Silenzio totale quindi, infatti anche lei, Sara, non parlava praticamente mai. No, non era muta; era sposata. Cioè: si era sposata, il marito faceva viaggi lunghi dei mesi per lavoro e qualche anno prima, durante uno di questi viaggi la tradì. Sara lo capì nel momento in cui il marito rimise piede a casa e non disse niente. Nel vero senso della parola: non parlò finché lui non ripartì. Quando, qualche mese dopo, il marito ritornò, lei intuì che sarebbe stata in silenzio per molto tempo, quello stronzo c'aveva preso gusto. Da quel giorno Sara parla lo stretto necessario. La gente non capiva il motivo di questo atteggiamento e toccò a Tim spiegare la situazione (dall'alto dei suoi sette anni). Nessuno in paese ci poteva credere: "essere sposati con il più bello degli angeli e tradirlo, che coglione " questo grosso modo era il pensiero di tutti gli uomini, mentre le donne, le mogli malignavano dicendo che la colpa era solo sua, che evidentemente era una donna di mal'affare. Tutte tranne una: Laila. Non si sa bene perché ma Laila l'aveva sempre protetta. Sempre dall'alto dei suoi dodic'anni Tim sosteneva che anche Laila in fondo fosse innamorata di Sara.
- Get ... Sig. Get se lasci ancora un po' la bocca aperta ti ci entrerà una mosca
- Mmm
- Ci rinuncio, ora ho da fare ci vediamo dopo
- Si certo vado anch'io, (prima però sarà meglio che raccolga il mio cuore e lo rimetta a posto!)
- Ciao sig. Get
- Ciao Bianca, come stai
- Bene grazie, sto andando a teatro a vedere le prove della commedia di domani sera, vieni con me?
La mamma di Bianca era un'attrice, era stata lei a far appassionare la figlia al teatro, quando lei provava gli spettacoli Bianca andava sempre a vedere le prove ma siccome non era possibile stare in sala, la madre la faceva nascondere in un punto in alto, vicino all'attacco del sipario. In questo modo Bianca aveva imparato a memoria tredici spettacoli interi, e sognava di poter, un giorno, recitare anche lei.
- Mi piacerebbe ma ora ho da fare
- Vai al bar?
- ? ... sì ho lasciato lì delle cose
- Gli appunti del romanzo?
- ??... sì
- Ancora a zero?
Non ho mai capito se quello che mi stupisce di più è il fatto che sappia sempre i fatti miei o la velocità con cui ti fa le domande
- Mi saluti Tim sig. Get
- Con piacere
Il sig. Get era lì, con il suo romanzo (qualche pagina bianca) davanti quando ripensò al giorno in cui conobbe Tim. Era una calda estate. In paese nessuno aveva voglia di lavorare. Il sig. Get era alle prese con un articolo che voleva scrivere per "La Pagina", il giornale locale, ma con quel caldo anche lui aveva preferito una bella bibita ghiacciata. Così era al bar del padre, quando arrivò Tim. Era un ragazzino dall'aria simpatica ed era piuttosto allegro. Anche il padre era sempre stato abbastanza gentile anche se da un pò di tempo aveva iniziato ad abusare di alcool (per la precisione da quando la moglie era scappata con un rappresentante). Comunque non aveva mai dato fastidio a nessuno, in genere si ubriacava la sera e il mattino dopo aveva solo dei gran mal di testa. Evidentemente quel giorno non era come tutti gli altri. Come il figlio entrò si prese subito un ceffone dal padre senza riuscire a dire neanche buongiorno; lo accusava di non aver fatto qualcosa che gli aveva ordinato la mattina. Fu un po' per l'aria che aveva il bambino (quella di chi è abituato a prenderle dal padre manesco) un po' per la forza che l'uomo metteva nelle sue sberle, che al terzo tentativo, prima di colpire Tim, il padre venne raggiunto da un destro molto ben piazzato che gli ruppe il naso. Il sig. Get non è proprio la persona che si definirebbe manesca, ma in quel momento riuscì a fare indubbiamente la cosa più giusta. Naturalmente Tim da quel momento lo guarda come il suo salvatore; infatti era un po' che il padre aveva cominciato ad alzare le mani. Il bambino non aveva avuto il coraggio di parlarne con nessuno perché sapeva che il papà era una brava persona e che tutto questo era dovuto alla disperazione, che legata con l'alcool crea una miscela esplosiva. Anche il padre accettò di buon grado la scazzottata, che gli permise di capire che aveva superato il limite e che gli fece decidere di farsi ricoverare in una clinica dove lo avrebbero aiutato a superare i suoi problemi. Da quel giorno, come detto, è Tim a gestire il bar, le cose gli vanno a gonfie vele (del resto è l'unico punto di ristoro del paese) e con i guadagni paga la clinica del padre.
Inutile dire che quell'articolo, il sig. Get, non lo scrisse mai. Neanche una parola.
- Buongiorno René
Naturalmente anche la voce di Sara era incantevole! Poche volte si aveva il piacere di poterla ascoltare ma quando parlava incantava. Che poi, si sarà capito, incantava anche quando restava in silenzio. Con René, invece parlava sempre volentieri, molti pensavano che avesse un debole per lui "essere nelle grazie del più bello degli angeli e non approfittarne, che coglione!" questo grosso modo si diceva in giro quando si parlava di questo argomento. Affari suoi diceva invece il saggio Tim. Effettivamente René non ne approfittava!
- Buongiorno Sara
Rispondeva, però, questo sì, era l'unico che riusciva a parlare con lei senza sentirsi inebetito, del resto a lui piacevano solo ragazze di nome Lisa; come a quegli che gli piacciono le bionde e le brune che gli passano davanti non le guardano nemmeno, così era per René. Ma il campo era un pò più ristretto rispetto alla divisione tra bionde e brune.
- Oggi sei più bella del solito
Sì perché non solo riusciva a parlarle con grande scioltezza ma era anche molto galante, non faceva altro che riempirla di complimenti. Non é più tanto strano adesso pensare che lei avesse una cotta per lui, visto che il marito per dieci mesi all'anno la tradiva e che tutti gli altri uomini del paese (compreso Tim, dall'alto dei suoi dodic'anni) non riuscivano praticamente a rivolgerle la parola.
Quando si incontravano passavano le ore a chiacchierare e, probabilmente se lui solo avesse voluto baciarla o anche toccarla, avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento. Ma lui a questo non ci pensava proprio.
Che coglione!
Spesso il pomeriggio passavano il tempo insieme, Sara era una pittrice che nei dintorni aveva riscosso un discreto successo, anche se da qualche anno (a buon inteditor poche parole) i suoi dipinti erano completamente bianchi: voleva che anche i suoi quadri non dicessero nulla. Inutile dire che in città questi andavano a ruba: la nipote del postino, il sig. Raul, faceva la gallerista e quando due estati fa venne a trovarlo vide i dipinti bianchi. Entusiasta volle subito sapere di chi fossero, quindi propose a Sara di fare una mostra. Lei non disse nulla e questo fu preso come un sì (del resto chi tace acconsente). Nei primi due giorni di esposizione, a cui Sara nemmeno partecipò, i trentasei quadri bianchi andarono a ruba come qualsiasi cosa strana che si rispetti.
Quando era con René, però, le ritornava la voglia di dipingere. Ultimamente poi si vedevano spesso. René faceva il fioraio. Aveva scelto questo mestiere perché era uno dei pochi che mancavano in paese. In realtà lui avrebbe voluto fare il pasticcere, era la sua passione ma il sig. Otello era arrivato prima e così René dovette ripiegare sui fiori. Per questo aveva molto tempo libero, fare il fioraio in un paesino di campagna dove la gente i fiori se li raccoglie da se, non è proprio uno dei mestieri più impegnativi. Anche se da quando il sig. Otello era diventato pasticcere-poeta (più orientato sul poeta) René aveva iniziato a vendere le sue ottime torte. Non erano certo poetiche come quelle del sig. Otello ma sicuramente erano più buone. Spesso mentre lavoravano, lui e Sara si facevano compagnia. Tutti in paese avrebbero pagato oro per poter passare tutto quel tempo con Sara e lui non ci provava nemmeno. La gente non capiva.
- Ti saluta Bianca
- Sig. Get ?
- Ho incontrato Bianca che mi ha detto di salutarti
- Dove ?
- Qui fuori
- Quando ?
- Mah, due minuti fa
- Con chi era ?
- Timoteo troppe domande, c'è qualcosa che non so ?
- Credo che se lo possa immaginare
- Beh sembrerebbe che ti sei preso una cotta per lei
- ...
- ..?
- Già!
- Che problema c'è? Sei preoccupato?
- In effetti un po' sì... per due motivi: primo è la mia prima cotta
Ogni tanto mi dimentico che ha solo dodici anni
- Secondo il fatto che non ride mai mi disorienta, non capisco se sono io che non le piaccio oppure se ha qualche problema per conto suo
- Io credo che sia valida la seconda ipotesi
- Per quella storia della madre e del fratellino?
- Direi proprio di sì
Qualche anno fa la madre e il fratellino di Bianca morirono in un incendio che divampò nel fienile mentre loro due si trovavano dentro. Bianca, allora aveva sette anni, era in casa con il papà. Fu un incidente ma da quel giorno lei e il padre non si sono più rivolti la parola. Bianca venne a vivere da Laila mentre lui rimase in quella casa, poco distante da qui. Nessuno gli ha mai perdonato l'abbandono della figlia così piccola, e da allora vive solo come un cane.
René - Buongiorno sig. Get, Tim.
Sig. Get - Ciao René
Tim - Come te la passi?
René - Tutto a posto grazie, arrivederci
Sig. Get - ehi Tim, dimmi un pò, come può uno essere innamorato di un nome?
Quando Lisa quel giorno scese dal furgone René era lì a pochi passi. I suoi occhi stavano ancora mettendo a fuoco la sagoma della ragazza che il suo cuore se n'era già innamorato. A Lisa invece ci volle un po' per innamorarsi di René, fino alla mattina dopo, infatti, fu un'amore a senso unico. Dopo questo tumultuoso inizio sembrava essere cominciata una delle storie d'amore più coinvolgenti che si ricordino da queste parti, che durò fino a quando, qualche mese dopo, lui le chiese di sposarlo. La reazione di Lisa fu di scoppiare in lacrime e scappare via. René entrò in una crisi di disperazione che durò addirittura fino alla sera dopo, quando lei tornò ed accettò la sua proposta di matrimonio. Quando si seppe che Lisa aspettava un bambino in paese ci fu una festa per la bella notizia.
Dopo nove mesi mentre Lisa stava partorendo, come voleva la tradizione quasi tutti si radunarono nella piazza centrale (e anche l'unica che c'era) per dare il benvenuto al nuovo piccolo compaesano. Quando il dottor Vidigal uscì e annunciò che il bambino era nato, che era un maschio bianco di due chili e sei, circa metà dei presenti svenne, mentre l'altra metà rimase immobile a bocca aperta. Questa volta Sara non c'entrava!
Lisa era nera, René mulatto.
La tragedia era appena cominciata.
Lisa continuava a sostenere che lei non aveva nessuna colpa, René non voleva assolutamente parlare con lei e si rifiutava di vedere il bambino su cui scaricava tutta la colpa per aver perso la donna della sua vita. Solo Tim, dall'alto dei suoi nove anni disse che Lisa aveva la faccia dell'innocente, che non stava mentendo, ma per la prima e unica volta, nessuno gli diede retta.
Fu proprio quella sera che Lisa scrisse la lettera d'amore più bella nella storia delle lettere d'amore, la lettera che avrebbe strappato e ricucito qualsiasi cuore, e ancor più quello di René che continuava a battere per lei. E fu quella stessa sera che Lisa ripartì e sparì così come era arrivata. Quella lettera spiegava che Lisa non aveva mai amato nessuno come René, quella lettera ripeteva che Lisa non aveva nessuna colpa in quello che era successo, quella lettera denunciava che Lisa era stata violentata da un uomo del paese, sposato e con due figli, quella lettera raccontava che proprio per non far soffrire questi bambini Lisa aveva taciuto, quella lettera ce l'aveva in mano Lisa quella notte su quel camion che la portava lontano.
Quella lettera Lisa non la spedì mai.
Anche René partì dopo quella storia, andò in vacanza nessuno sa dove; dopo quasi un anno tornò che ancora non aveva dimenticato Lisa, anche se aveva conosciuto una donna che lo aiutò a superare quel momento terribile, gli ricucì il cuore piano piano, gli regalò quell'amore di cui René aveva bisogno e gli fece tornare il sorriso. Non era certo il sorriso di prima, ma era pur sempre un sorriso. E se non fosse stato per quella brutta storia alle spalle si sarebbe sicuramente innamorato di quella donna molto più di quanto non avesse fatto. E insieme sarebbero potuti essere felici.
Quella donna, ironia della sorte, si chiamava Lisa!
Tim - credo che abbia le sue buone ragioni.
- Con quella ci potremmo attraversare l'oceano
- Quella invece sarebbe per le gite al lago
- E quella, guarda com'è veloce
- Ma sta per scontrarsi con la piccola barchetta da pesca
- Guarda quella là in fondo con un delfino davanti
- Secondo me quello è un tonno
- Come sei poco poetico, un tonno, quello è sicuramente un delfino
Bianca e Tim si divertivano tanto a guardare le nuvole, si stendevano sul prato e mano nella mano davano forme alle nuvole, oggi era la volta delle barche. Si divertivano tutt'e due ma Bianca non rideva mai.
La fabbrica del sig. Get é un posto che piace moltissimo a Tim. quando il padre morì il sig. Get, la rilevò e si trasferì qui. La fabbrica del sig. Get è una fabbrica di scale. Non suonerebbe strano se facesse scale a pioli, ma la fabbrica del sig. Get è una fabbrica di scale da interno: se nella vostra casa manca la scala la fabbrica del sig. Get fa al caso vostro. La cosa buffa è questa la fabbrica rende e permette al sig. Get di perdere tempo appresso alle pagine bianche del suo romanzo. Quello che affascina molto Tim, e non gli si può certo dare torto, sono le scale da esposizione. Quando si arriva alla fabbrica del sig. Get ci si imbatte nel giardino che precede l'edificio dove ci sono delle scale messe lì solo per essere guardate. Immaginate un giardino dove al posto degli alberi ci sono una decina di scale, sparse a caso, che sono lì senza motivo. Effettivamente deve essere un bello spettacolo, le scale da esposizione, poi se ci aggiungete la poesia di un bambino di dodici anni - sono le scale che portano ai sogni - diventa anche emozionante - le scale che portano ai sogni!
Quando Tim andava alla fabbrica del sig. Get saliva sempre su queste scale, questo lo rendeva sereno. Era l'unico che le usava. Ora era seduto a metà di una scala da esposizione
- Voglio fare di tutto per riportare il sorriso sul viso di Bianca... una bambina che non ride mai non è una bambina!
- Quando era con Tim, il sig. Get non smetteva mai di imparare
- E come pensi di fare
- Questo ancora non lo so … è solo un dettaglio. So solo che prima o poi sorriderà
- Sai Tim, non credo che sarà tanto facile. Vedi la questione è molto più complicata di quanto noi possiamo immaginare
- ...
- ...
- Sorriderà!
- Sono preoccupato per Bianca
Laila non lo aveva mai detto a nessuno ma aveva un debole per il sig. Get. Questo non l'aveva capito nemmeno Tim. Lo sapeva solo il sig. Get, era l'unico del resto con cui faceva ancora l'amore.
Naturalmente per piacere!
Quando Get partì per la città, Laila ne soffrì un po', le dispiaceva perdere un così dolce amante con cui si trovava davvero a meraviglia. Ma anche quando il sig. Get abitava in città tornava spesso per passare un po' di tempo con Laila. In paese non lo sapeva nessuno. Neanche Tim. O forse lui così aveva lasciato immaginare. Qualche volta, da quando Get è tornato, hanno anche parlato di sposarsi, ma nessuno dei due è mai sembrato molto convinto.
- Anche se nessuno vuole ammetterlo, quella bambina ha dei problemi... ma è possibile che se ne sia accorto solo un ragazzino di dodici anni? Perché nessuno le da una mano
- Perché nessuno sa cosa fare, Get. Bianca ha visto la madre e il fratellino morire, cosa pensi che possiamo fare ...
- ...
- Lo vedi, neanche tu hai le idee chiare, bisogna aspettare che cresca un altro po', e vedrai che le cose col tempo si aggiusteranno da sole... dammi retta
- E intanto Bianca si perde la sua adolescenza
- È la vita, Get. Noi possiamo solo circondarla d'amore e aspettare che crescendo superi questo trauma
- Ma non è giusto questo, Laila. Non è giusto stare qui con le mani in mano mentre lei sta male
- Lo so, ma a volte bisogna avere la forza di accettare anche le ingiustizie
- E se provassimo a parlare con il padre
- Non ti dirà niente, ci abbiamo già provato, è diventato solo un povero ubriacone, puoi aiutarla solo standole vicino, dammi retta.
- Buongiorno
- Buon giorno sig. Get, le porto un caffè?
- Magari Tim, grazie
- Ecco a lei
- Grazie
- Senta sig. Get, posso disturbarla cinque minuti
Forse è l'educazione di questo bambino che mi lascia sempre di stucco - sì, sì a tua completa disposizione, dimmi pure
- Volevo chiederle una cosa
- ...?
- Volevo sapere quanto mi verrebbe a costare una scala
- Una scala?
- Una scala!
- Una scala delle mie scale?
- Una scala delle sue scale!
- ...
- ...
- Beh vedi Tim la tua domanda mi lascia un po' perplesso per il fatto che sia la tua casa che il tuo bar sono ad un solo piano, e mi chiedevo a cosa ti potesse servire una delle mie scale
- E' per un regalo
- Ah!
È stato sicuramente il tono con cui Tim ha risposto alla mia domanda che mi ha fatto esclamare "ah", come se la risposta mi avesse effettivamente soddisfatto. Il modo con cui ha detto "è per un regalo " come se stessimo parlando di un mazzo di fiori, o di un gioiello: "prendo questo braccialetto qui " "le faccio un pacchetto? " "sì grazie è per un regalo " suona meglio o no di: "vorrei una scala " "per casa sua? " "no, è un regalo !" "allora le faccio un pacchetto ".
- Non so dirti un prezzo preciso, ma se mi dici per quale casa è possiamo fare un sopralluogo per prendere le misure
- In realtà non è proprio per una casa,
- Tim se non mi dici qualcosa di più, per me sarà molto difficile aiutarti
- E va bene glielo dico: voglio regalare a Bianca una scala così da poter raggiungere i suoi sogni, si ricorda tutto quel discorso sui sogni…
- E Bianca dove la metterebbe?
- La potrebbe mettere nel suo giardino, oppure in riva al lago dove andiamo sempre a guardare le nuvole
- Mi sembrano dei buoni posti
- Lo sono
- Però non so se puoi permetterti una scala, quanto hai?
- Solo questi
- ... Affare fatto
- Eih Tim
- ?
- E' così che sorriderà?
- Lo spero
Quella mattina Sara aveva una gran voglia di parlare. Si era stancata di stare sempre in silenzio, oggi sembrava volesse recuperare tutte le parole non dette in questi anni passati ad incassare i tradimenti e le bugie di un marito coglione, e così parlava. Solo che il suo interlocutore non si dimostrò all'altezza. Già perché dopo una notte con la donna più sensuale, più intrigante, più divertente, semplicemente più bella che avesse mai visto, non era molto in lui per intavolare una discussione. Soprattutto perché per anni non l'aveva degnata di uno sguardo "da uomo " solo perché non si chiamava Lisa. E solo per colpa di un nome lui si era perso anni di quella morbidezza, di quell'odore, di quel sapore. E sì, perché non bastava accontentare solo qualche senso, no! Sara li soddisfaceva tutti e cinque, tre in un colpo solo, infatti se appoggiavi le tue labbra su una qualsiasi parte del suo corpo sentivi una morbidezza incredibile unita ad una piacevolissima sensazione di liscezza, con un buonissimo sapore e un ottimo odore, poi era stupenda e, infine, aveva una voce da far impallidire una sirena. E mettendoci nei panni di René non dovremmo faticare a capire che dopo una notte con una donna così la voglia di chiacchierare sarebbe secondaria a quella di recuperare il tempo sprecato a rincorrere nomi e ricordi. E qui viene il bello! Proviamo ad immaginare che una donna che te la sogni la notte viene tradita e umiliata per diversi anni, poi una notte conquista il cuore di un uomo, così la mattina si sveglia serena e ha una voglia matta di chiacchierare, di fare cose, di vedere gente, di annusare l'aria, e invece passa tutto il giorno a fare l'amore. Non che questo le dispiaccia eh, però la mattina dopo quando gira per il paese chiacchierando con tutti, che solo ad un suo sorriso sfioravano il malore, possiamo immaginarci le reazioni; fu abbastanza scioccante per tutti. Quel martedì si ricorda ancora come se ci fosse stato un uragano che per poco non portava via l'intero paese, quasi tutti gli uomini tra i dieci e i novantasei anni quel giorno si sono innamorati, e quasi tutte le donne, questa volta l'età media si alza, si sono ingelosite.
Forse proprio grazie a quel martedi di stravolgimenti interiori, nessuno si meravigliò quando, pochi giorni dopo, dalla finestra di Sara piovevano vestiti, scarpe, cappelli, libri, foto, oggetti di quel coglione del marito. Rimasero sul prato dove erano atterrati per circa un mese e mezzo. E ancora meno attenzione venne prestata al giorno in cui il coglione tornò in paese e capì che il record di coglionaggine di un essere umano era stato battuto, e senza dire una parola raccolse le sue cose e se ne andò. Sara nemmeno la vide. Era dentro casa.
A letto. Con René.
- Dai Tim, ti manca ancora molto ?
- Due secondi... metto a posto questi scatoloni e ho finito
- E quei barattoli cosa sono ?
- Diciamo che sono ricordi
- Ma se sono vuoti
- Ti è mai capitato quando ti succede qualcosa di bello che aspettavi da tempo, oppure subito dopo un emozione forte, oppure semplicemente quando ti senti particolarmente bene, felice, di percepire anche nell'aria quella sensazione ?
- Spiegati meglio
- Quando stai in quei momenti di grazia se inspiri profondamente senti l'aria più ... viva. Non ti è mai capitato ?
- Poche volte, però ho capito cosa vuoi dire, ma che c'entra
- Quei barattoli contengono le espirazioni di quelle boccate d'aria, quando sono un pò giù ne apro uno e inspiro profondamente, mi fa sentire meglio
- Senti Tim, te l'ho mai detto che sei un tipo strano
- Credo di sì. Ora andiamo a guardare le nuvole
Era la volta delle parti del corpo
- Quella sembra una mano
- E quella... un orecchio
- Oppure due labbra mentre sorridono
- Mi riesce meglio vederci un orecchio
- Senti Bianca, io te l'ho voluto sempre chiedere, ma avevo paura di farti soffrire, ma forse parlarne può farti scaricare un po', tuo padre è coinvolto con l'incidente che ti ha portato via tua madre e tuo fratello ? Perché io ho avuto questa sensazione e se me ne parli forse potremmo fare qualcosa.
Come al solito c'hai preso in pieno Tim. Quello che mi ha fatto mio padre è forse quanto di più cattivo si possa fare sulla faccia della terra, nessuno nominando la parola essere umano potrebbe associarla a quello che è successo quella sera in casa mia ... mia madre era la persona più buona del mondo, era sempre sorridente, si faceva in quattro per me e mio fratello e nonostante questo non si lamentava mai, eravamo la cosa principale per lei, tutto era in funzione di noi due e anche noi le volevamo un bene dell'anima. Così come volevo un bene dell'anima a mio fratello, lui aveva due anni meno di me e io gli volevo insegnare tutto. Passavamo le giornate sempre insieme, dalla mattina alla sera, ero la responsabile mi diceva mamma e io avevo preso questo compito come se fosse la cosa più importante della mia vita. Avevo solo sette anni. Una sera, quella sera, ero in camera mia a giocare con mio fratello, mamma non era ancora tornata, in casa c'era papà. che dopo un po' salì in camera con noi, disse che io dovevo studiare e si portò mio fratello in camera sua, quando mamma arrivò li trovò in camera da letto. Quello che successe io lo capii solo qualche tempo dopo : non gli aveva ancora messo le mani addosso, ma mamma capì subito la situazione gli si scagliò contro urlando e cercando di colpirlo con una bottiglia. Lui schivò il colpo e iniziò a picchiarla con tutta la forza che aveva in corpo, mio fratello quando sentì le urla si terrorizzò e si mise tra i due, papà per toglierlo da mezzo lo colpì con uno schiaffo e lui volò contro un mobile, mio padre neanche si accorse di averlo ammazzato; continuava a picchiare mia madre fortissimo e quando si fermò l'aveva già uccisa da un pezzo. Io ero lì davanti. Immobile, in silenzio, senza espressione, svuotata. Mi minacciò, mi disse che se avessi raccontato a qualcuno quello che avevo visto mi avrebbe ammazzato, poi portò i corpi nel fienile e gli diede fuoco facendolo passare per un'incidente. Quando io qualche anno dopo ho realizzato quello che era successo ho deciso di non denunciarlo comunque per trovare qualcosa che lo faccia soffrire, ma soffrire veramente per tutto il resto della sua vita, gli ho detto che se solo si fosse avvicinato a me sarei corsa dalla polizia. Ma non lo farò, il carcere non è abbastanza per lui. Sono passati cinque anni da quella sera, non so ancora cosa gli farò ma sarà qualcosa di terribile, gliel'ho promesso.
Questo è quello che Bianca avrebbe risposto a Tim se solo avesse deciso di rispondergli, ma la sua non risposta fu:
- ...
- non ne vuoi parlare ?
- preferisco guardare le nuvole
Riuscite ad immaginare quanto deve essere strano vedere un funerale a cui partecipa una sola persona ? Era quello che stava vedendo il sig. Get dalla collina che si alza alle spalle del cimitero...
Quella mattina il sig. Get non stava più nella pelle, camminava con il passo svelto, erano anni che aspettava questo momento. Qualche ora prima quando si era svegliato aveva trovato la lettera di quel suo amico che gli scriveva il nome tecnico dei sonagli che suonano al vento. Mentre arrivava alla pensione "la pensione" non riusciva a trattenere qualche sorrisetto pensando alla faccia che avrebbe fatto la signora Adelina. Pensava alla frase giusta da usare, se farle fare prima la fatidica domanda o bruciarla sul tempo, se fare il vago per un pò e tenerla sulle spine o vuotare subito il sacco. Assorto com'era non si accorse della gente che si accalcava fuori alla pensione e quando alzò gli occhi subito capì che qualcosa era andato storto. Il suo primo pensiero andò a Laila. La cercò subito con lo sguardo e quando la vide che piangeva sulla panchina che dava sul lago, con lo sguardo fisso nel vuoto, provò un senso di sollievo che durò solo per un'istante. Subito capì e iniziò a piangere così forte e così dal profondo che sembrava tornato bambino.
...Sulla collina che si alza alle spalle del cimitero quella sera al tramonto c'era il signor Get. Neanche lui era stato invitato a questo funerale e non era andato al cimitero. Così da lì su poteva guardare Laila, immobile che fissava la bara e allo stesso tempo ascoltare il suono dei sonagli della pensione che non si trovava molto vicina ma che il vento portava fino al cimitero per salutare la vecchia Adelina.
Get - cosa succederà alla pensione, i figli la venderanno ?
Laila - l'ha lasciata a me
Get - cosa!?
Laila - la pensione è mia, l'ha lasciata a me!
Get - Laila ma è fantastico
Laila - Non voleva correre il rischio che andasse venduta e nel testamento mi chiede di lasciarla, il giorno che sarà, a qualcuno che l'ama come l'abbiamo amata io e lei
Get - è sempre stata una gran donna, mi stupiva sempre
Laila - e ti stupirà fino all'ultimo, credo
Get - che vuoi dire ?
Laila - ti ha lasciato la sua adorata collezione di sonagli
Get - ...
Laila - hai visto, ti ha stupito fino alla fine!
Il sig. Get non sapeva davvero cosa dire. Sì l'aveva stupito e riempito di gioia e proprio per questo non riusciva a trattenere le lacrime quella sera al tramonto, mentre guardava Laila che salutava la vecchia Adelina. Era stata lei a non voler nessuno al suo funerale, non voleva intristire nessuno, così aveva sempre detto a Laila ogni volta che usciva fuori l'argomento. E così Laila non aveva detto a nessuno la data del funerale. A nessuno tranne al sig. Get che aveva comunque rispettato le volontà di Adelina ma non aveva resistito a mandarle un ultimo saluto. Aveva aspettato che il vento calasse e non portasse più i suoni dalla pensione.
Visto da fuori doveva sembrare buffo il sig. Get in piedi su una collina, in silenzio con in mano uno di quei sonagli che suonava agitato dal vento.
- Bonjour, vorrei parlare con Mademoiselle Lailà, s'il vous plait
- Buona sera commissario, la trova di sopra. Posso fare qualcosa per lei ?
- No merci, ho bisogno di parlare con lei direttamente
Il commissario Zizoù in realtà si chiamava Ramon Zizotti, ed era stato per trent'anni un normalissimo cittadino e un normalissimo commissario, adesso è ancora sia un cittadino che un commissario, sulla normalità qualcuno nutre invece qualche dubbio: il commissario Zizoù tutto è fuorché francese!
- Mademoiselle Lailà, comment ça va
- Bene grazie e lei come sta. Era tanto che non ci veniva a trovare, ma fa piacere vederla
In paese non c'era mai stato bisogno di un commissario, qui si conoscono tutti e non si è mai dovuti ricorrere alla forza o alla violenza per risolvere alcunché, il commissario Zizoù abitava in un paesino a dieci minuti di cammino da qui, era un militare che dopo il congedo è stato nominato commissario e che presidia da solo cinque o sei paesini della zona e che in circa vent'anni di carriera se l'è dovuta vedere con qualche ladro di polli o poco più.
- Ehmm... je suis desolé, ma purtroppo questa non è una visita di piacere. Sono venuto qui per arrestarla.
- Come sarebbe
- Lei è accusata di omicidio
C'è bisogno di descrivere lo stupore dei presenti ?
- Un uomo è stato ucciso ieri sera nella sua casa, è stato colpito da una chiave inglese dodici volte
- Mi scusi commissario - intervenne il sig. Get - ma come poteva Laila avere la forza per uccidere un uomo senza che lui reagisse
- L'alcool sig. Get, l'uomo era completamente ubriaco
- Ma scusi - questa volta a parlare era il dottor Vidigal - ma perché è accusata proprio Laila
- È stata vista, il y a un testimone oculare!
C'è di nuovo bisogno di descrivere lo stupore dei presenti ?
- Winnie dice di aver visto Lailà
Questa volta lo stupore dei presenti ve lo devo descrivere, o quanto meno spiegare perché Winnie secondo tutti non era affatto un testimone attendibile, a parte il fatto che era molto vecchio, poi aveva vissuto per un'intera estate con Laila, per questo ripeteva sempre il suo nome, e poi per una cosa così importante non ci si poteva di certo affidare ad un variopinto pappagallo equatoriale.
- Scusatemi, il commissario ha ragione sono stata io, quel bastardo non mi voleva pagare e così abbiamo iniziato a discutere e l'ho colpito? Non c'è niente da discutere.
Qualcuno iniziò a pensare che Laila sapesse qualcosa che loro ignoravano
- Non è vero niente di quello che dice Laila - era René a parlare - quello stronzo voleva portarmi via Sara, ma io non gliel'ho permesso. Così stanno i fatti!
A questo punto il sistema nervoso del commissario Zizoù stava per subire un crollo, dopo anni di "vacanza" al primo caso vero che gli si presentava i suoi nervi stavano per abbandonarlo, proprio come l'aveva abbandonato il suo proverbiale accento, che da circa venticinque anni (da quando lo aveva studiato a tavolino dopo essere stato in Francia) lo aveva accompagnato in ogni occasione. In quel momento intervenne il sig. Otello
- Sig. commissario questi due ragazzi mentono. Quel tipo mi aveva ordinato dieci torte per una situazione che non sto ora a spiegare, ma al momento della consegna mi viene a dire che era tutto uno scherzo, io mi sono innervosito, ho visto una chiave inglese sul tavolo l'ho presa e con quella l'ho colpito. È andata così.
Il commissario era vecchio, era diciamo alle prime esperienze, ma stupido non lo era mai stato, e decise di rifletterci un po'. Chiese a Laila di farlo accomodare in un posto comodo nella sua pensione (a proposito Laila ho saputo… mi dispiace molto - cosa ci vuol fare commissario, sono cose che capitano, mancherà a tutti) per riflettere sui fatti accaduti.
- siamo davanti ad una classica (anche se qui era la prima volta che si verificava) rapina trasformatasi in tragedia. Ignoti rapinatori nel tentativo di svaligiare una casa si sono visti sorpresi dal padrone di casa e lo hanno ucciso. Sono fuggiti senza portare via niente. Il caso è chiuso. Orevuare!
Non tutti capirono cosa stava succedendo, anzi per la verità erano in pochi. Al sig. Get (che era tra i tanti) bastò che Laila sussurrasse il nome della vittima per avere il quadro completo della situazione.
Era stato ucciso il padre di Bianca.
Quando ci si trasferisce a undicimilasettecentotrentasei chilometri di distanza da un paesino dove si vendono scale senza secondi piani, quadri con le tele bianche, torte quasi tossiche con poesie da fare invidia a Neruda, donne che non parlano quasi mai, puttane che si innamorano, bambini che con uno sguardo capiscono la vita, quando ci si trasferisce dicevamo, tanto lontano da un posto cosi, la nostalgia si fa sentire, e si è disposti a pagare un sacco di soldi per avere almeno una volta alla settimana il giornale della zona. E anche se arriva puntualmente in ritardo, ci si accontenta lo stesso. E' proprio dalla pagina della cronaca interna che una donna viene a sapere di un uomo che è stato assassinato durante una rapina che non c'è mai stata. A lei non importa chi o come, quando o dove, l'unica cosa importante per lei è che sia morto il padre di suo figlio René.
E chi sa che Tim, dall'alto dei suoi dodici anni, non avesse capito fin dall'inizio, che il padre di Bianca era la causa della sofferenza oltre che della figlia stessa, anche di una povera ragazza di colore che per non far soffrire due bambini aveva scelto di tacere la violenza subita e aveva preferito lasciare il paese e l'uomo che amava. Ma adesso Lisa, grazie a Tim, aveva avuto giustizia e si sentiva decisamente sollevata. Nel momento in cui i suoi occhi si riempirono di lacrime, dal cielo caddero le prime gocce di una pioggia che avrebbe reso il suo pianto più leggero, che le avrebbe lavato la faccia senza lasciare segni. L'incubo era finito!
- Forse quel progetto che avevamo in mente qualche tempo fa, potremmo riprenderlo in considerazione, no ?
- Get, non starai mica parlando di nuovo di matrimonio ?
- Ma perché non dovremmo, ormai abbiamo tutti e due una certa età, insieme stiamo bene, potremmo fare dei figli
- Ma tu sei innamorato di me ?
- Che vuoi dire
- Che non me lo hai mai detto. Non mi hai mai detto "ti amo "
- Ma certo che sì
- Certo che sì cosa ?
- Certo che sì alla domanda che mi hai fatto
- Quindi stai dicendo che mi ami ?
- Sì Laila, è proprio quello che sto dicendo
- E allora dillo
- Ma l' ho appena detto
- ... ci rinuncio
- Laila
- Mhmm
- Laila, ti amo
Così Laila e il sig. Get decisero di non sposarsi, pensarono che in fondo stavano bene così e che per il matrimonio c'era tempo. Decisero però di fare un figlio. E se fosse stato un maschio, l'avrebbero chiamato Leo, come il fratellino di Bianca che, alla notizia, si commosse fino alle lacrime.
Il tenente Galca passò lì sopra un giorno di quell'estate con il suo idrovolante. Era passato da lì tante volte ma non gli era mai sembrato di aver visto quello che vide quel pomeriggio. Forse per questo guardò con grande attenzione: nel mezzo di un prato, proprio dove il bosco si ferma prima di ricominciare, c'era una scala. Una scala che portava al nulla. Arrivava su, nel cielo. Ai piedi di questa scala c'era un ragazzino che guardava in su, in cima alla scala dove c'era una bambina. Una bambina che sembrava volesse acchiappare il cielo.
Una bambina che rideva!
FINE
Laila - sai cosa stavo pensando ?
Get - cosa stavi pensando ?
Laila - stavo pensando che potresti prendere spunto da qualche storia del nostro paesino per riempire le tue pagine bianche
Get - in effetti mi era già passato per la testa...
Laila - ma...
Get - ma poi ho pensato che qui non succede mai niente di interessante
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