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2 gennaio 2000,
Il mio viaggio, il viaggio della vita, comincia da Potenza, da Piazza Bologna, alle 06.30 di un freddo mattino .
Si parte per Roma dove, all’aeroporto di Fiumicino, ci attende un aereo.
Arriviamo alle 12.00 per l’imbarco. Sono le 14.40 quando siamo tutti sull’aereo pronti per il decollo.
Sono seduta al posto nr. 11 e mio marito mi è vicino; sono molto emozionata pensando a quello che mi aspetta:: gli stringo la mano per comunicargli le mie sensazioni. Mi guardo intorno, osservo i miei compagni di viaggio e li vedo tutti assorti.Sono vicino all’obloo, i motori rullano, l’aereo corre, s’impenna, decolla.
Siamo subito sul mare e poi tra le nuvole.
E’ stupendo, si sale sempre di più. Ci avviciniamo al sole, è forte, caldo.
Giù il mare appare calmo, un manto azzurro ma poi….. le nuvole sotto di noi: sembra uno strato di panna, rigonfio, spumeggiante. Il cielo è di un azzurro intenso, le nuvole aumentano, sempre più strati, noi siamo sopra, sotto grandi e piccoli varchi di azzurro, di mare.
Siamo in prossimità di Napoli . Tocco il vetro dell’obloo, è caldo. Guardo fuori, i colori predominanti sono il bianco e l’azzurro, si mischiano tra loro tra una curva, una distesa, una montagnola….. in fondo l’orizzonte a perdita d’occhio.
La freccia del monitor ci indica che andiamo in direzione della Calabria: dopo un po’ siamo sul lembo di terra tra il golfo di S. Eufemia e il golfo di Squillace. Si intravede la costa, le casupole microscopiche, i monti e poi il Mar Jonio: le nuvole digradano ma sono più dense, piene gonfie e a distanza creano una stupenda pianura con tante colline bianche, morbide, avvinte tra loro in un soffice abbraccio.
Il monitor ci indica che ci dirigiamo verso la penisola balcanica, sono le 15.30: sotto il mare azzurro, colmo, fermo; il sole rende brillanti le nuvole, si insinua tra loro, raggiunge il mare, si riflette.
Alle 16.15 sorvoliamo Cipro: le nuvole , sotto di noi, sono così dense che l’isola non si vede.
La nostra meta è sempre più vicina: dall’obloo sotto di noi tanto buio, in fondo, all’orizzonte, il tramonto con le sue magiche
coloriture.
Dopo un po’ è buio, sono le 17.15 e ci avviciniamo a Tel Aviv; nel buio ci si sente ancora più sospesi e fluttuanti: l’immensità ci abbraccia quando cominciamo la discesa e dopo qualche minuto il carrello dell’aereo corre veloce sul suolo d’Israele, la terra di Gesù.
Benché l’emozione di aver toccato la terra Santa sia tanta dobbiamo, però, procedere al ritiro dei bagagli e a prendere il pullman che ci porterà a Nazareth. E’ durante questo percorso in pullman che prendo consapevolezza di trovarmi così vicino a Gesù; e benché sia ormai buio e il tempo non bello osservo attentamente la strada che mi viene incontro quasi come se mi aspettassi di vederLo comparire.
Non mi sembra vero ma Nazaret mi compare dinanzi; mai avrei pensato di vederla ; mi sembra poggiata in questa valle silenziosa. L’albergo che ci ospita è il Mariott hotel, bello elegante, imponente sulla collina che sovrasta il paese E’ buio e fuori c’è la città dell’Annuncio, la città in cui Cristo ha trascorso la maggior parte della sua vita terrena. Nella vallata uno sfavillio di luci la riempie tutta ma alcune luci splendono più delle altre : sono quelle della grandiosa Basilica dell’Annunciazione. D’istinto vorrei corrervi ma la notte deve trascorrere e dopo aver consumato una frugale cena ci ritiriamo nelle camere carichi di aspettative per il giorno seguente.
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