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Maria
Ricciuti Garofalo |
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Vincitrice per le
OPERE INEDITE sezione diari di donne |
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Associazione Culturale SCRIPTAVOLANT
Laboratorio di scrittura creativa |
| WWW.PAROLADIDONNA.NET |
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presentano |
| Mara, ieri e oggi |
Opera vincitrice per la sezione “Diari delle donne”,
intitolata ad Ester Scardaccione
del PREMIO LETTERARIO “PAROLA DI DONNA"
edizione 2004 |
| Saluto del
Sindaco della città di Potenza Vito Santarsiero |
Interventi di
Lorenza Colicigno Presidente della Giuria del Premio “Parola di donna”
Rina Petracca Altieri Prefatrice dell’opera |
| Sarà presente l’autrice
Maria Ricciuti Garofano |
| con il patrocinio del Comune di Potenza Città Cultura |
| 28 Dicembre 2005 ore
17 Sala del Campanile Palazzo Loffredo Potenza |
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| Da
Mara, ieri ed oggi |
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| 27/10/1953 |
Salgo trepidante le scale della Banca. Ho studiato duramente tutto l’anno e negli ultimi mesi del precedente per vincere il concorso magistrale che mi vedrà sistemata e indipendente.
Mio padre, uomo duro ma di cuore come si dice da più parti, mi ha pagato le lezioni private; io ho sostenuto le prove scritte, le ho superate e, da poco, ho superato anche gli orali e oggi posso dire di essere maestra elementare di ruolo in una campagna a trenta chilometri dal centro cittadino.
Lo sportello della Banca “più popolato” mi accoglie assieme a una lunga fila di gente che, più che
essere formata da aventi diritto, sembra ripetere l’attesa umiliante dei tesserati del lontano 1940.
Il mio turno arriva anche troppo tardi; l’ansia di trovarmi tra le mani tanti soldi guadagnati, tutti insieme, mi ruba qualche tremito e mi stringe la gola. Non ho mai posseduto del denaro, sono tempi duri, questi; vivo bene ma senza lusso né sprechi, lo stretto necessario è il motto di tutti e non ne fa eccezione la mia famiglia, agiata come dicono i benpensanti, ricca per gli invidiosi.
Esco finalmente dalla Banca con le mie ventiseimila lire strette nella mano che, a sua volta, affonda in una larga borsa. Saba scrive parlando di un gol “la sua gioia si fa una capriola, si fa … “e il mio cuore pare volersi fermare davanti a mio padre. Senza una parola gli porgo la busta con il primo frutto del mio lavoro.
– Che cos’è?- mi chiede nel solito tono di burbero benefico.
- É il mio primo stipendio, papà - e glielo lascio in un gesto di spontanea sottomissione, senza secondi fini, senza meditata accortezza.
- Tienilo, non mi serve. Piuttosto, da questo momento considerati fuori dalle mie spese, continuerai a mangiare alla mia tavola, ma non contare su di me per nessun’altra
cosa. |
Come i dieci Comandamenti sulle tavole, così le parole dette oggi da mio padre sono scese a scolpire le mie memorie e ne resteranno incise col fuoco.
L’accoglienza di Lucia è stata diversa: tenera e devota a tutti, immagine vivente di un fatale errore che a volte il destino riserva ai migliori. |
Finalmente a scuola, la scuola tanto sognata!
La corriera parte ogni mattina alle sei e ferma, in via del tutto eccezionale, davanti alla mia casa. D’inverno l’alba è lontana e si può sentire non proprio distante l’ululato dei lupi, scesi dai monti fino all’abitato, in cerca di cibo. La neve, caduta abbondante durante la notte, ovatta i rumori e c’è da temere che i lupi siano più vicini di quanto si possa pensare. Il fremito leggero di un ramo che, scosso dal vento, lascia cadere la neve che lo appesantisce, mi toglie quel coraggio necessario per compiere il mio dovere.
La mia buona mamma, dalla sommità delle scale di casa, avvolta in una vestaglia che non le risparmia qualche brivido di freddo, stasera alla luce di una candela per sopperire all’inevitabile cessazione della corrente elettrica causa neve, mi scongiura di tornare in casa perché i bambini della mia modesta scoletta non si muoveranno dai loro tuguri. “E’ il regolamento, mamma- le rispondo ardita ma lei continua la sua insistente litania. “Ecco, arriva”. |
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