Premio letterario

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" PAROLA DI DONNA" patrocini
V° premio letterario on line

Premiazione edizione 2006 Comune di
POTENZA 
Provincia di
POTENZA
Laboratorio
SCRIPTAVOLANT
 
Giampiero D'Ecclesiis

SEGNALATO SEZIONE RACCOLTA DI POESIA

OPERE INEDITE

 
Ballata in tre tempi e sessantadue pause
 
Natura
TEMPORALE ESTIVO
Il vento soffia tra i rami
che gemono reggendo il suo urto
e tra le erbe frementi
come un Mar dei Sargassi in tempesta.
Il vento preannuncia la pioggia.
Cade una goccia, e poi un’altra ed ancora,
si infittisce lo scroscio.
Una lama affilata taglia le nubi:
il lampo !
Un urlo agghiacciante sfugge
alle nubi ferite: è il tuono !
Ora il rombo possente si attenua,
dalle ferite le nubi
partoriscono un timido sole che accende
un arcobaleno di gocce variopinte.
 
INCUBI
Una corsa affannosa nel bosco !
I rami mi sferzano e le foglie d’ortica
rigano le mie gambe nude.
Il respiro è affannoso, la bocca secca ed amara di paura :
qualcuno mi insegue !
L’ho vista la sua ombra,
tra i cupi riflessi degli alberi grigi d’inverno.
Ho visto i suoi occhi :
lampi giallastri di cornee morte da tempo.
Una mano artigliata ghermisce il mio braccio e mi volto :
nel sorriso ebete di una bocca sdentata,
nel vuoto di occhi gialli senza umanità,
ho visto me stesso.
 
VITA
Ho percorso i viali della solitudine,
attraversando i portici della tristezza,
per ritrovarmi bambino e annegare
nei tuoi occhi d’oceano.
 
UN UOMO
Uomo : quante braccia deve avere ?
Un uomo : che sogni deve fare ?
Un uomo che corre a fare ?
Un uomo dove mai può arrivare ?
Un uomo che muore.
 
NUBI
Veli di grigio appannano il sole,
mastodonte di luce appannato.
Squarci d’azzurro appaiono
da fessure d’ovatta.
Forme strane e indefinite
che affollano il cielo
confondono i pensieri.
Mi siedo alla base di un olmo,
la mente vada leggera.
Al di sopra del grigio una luce abbagliante
ferisce i miei occhi e mi spegne.
Mi ritrovo seduto in terra
e sorrido.
 
TERRA MIA
Madre grigia di argilla spaccata e riarsa,
da frane e calanchi ferita
da acque impetuose solcata.
Dura alla vanga del contadino,
tenace al vomere e all’aratro.
Parca di poveri doni e generosa
di grandi fatiche.
Madre dura, severa, ma che ama,
compensi i tuoi figli
con quello che puoi.
Che gioia alle case e ai balconi
ghirlande rosse di peperoni,
odori di vino e fagioli.
Volti stanchi e segnati
da rughe e dal sole,
occhi verdi e profondi.
Terra mia, lontana, solitaria
dai lunghi e dolci silenzi,
dai visi di donna color melagrana.
Nostalgia di una terra
perduta e lontana.
 
CONTADINO
Occhi d’oliva e capelli increspati
braccia robuste e abbronzate.
Lo sguardo duro dell’uomo,
le mani segnate da calli secolari,
le rughe di mille estati mietute
sperando nel sole.
Speranza di giorni migliori,
certezza di mille amarezze :
contadino !
 
UN VECCHIO
Un vecchio dall’occhio cisposo
mi guarda.
Tra dita tinte del giallo
di mille sigarette fumate
una cannuccia ;
giochicchia e mi guarda.
D’un tratto si scuote e il suo alito,
puzzolente di vino, mi parla di morte.
 
PAESE
Vicoli stretti e incantati,
grigio di fumo e bianco di calce incrostato.
Una vecchia rugosa e sdentata osserva la vita
ancora con gli occhi stupita di bimba.
Vago è il sorriso appena accennato
dell’uomo seduto al caffè della piazza .
Sul tavolo, fra birre e mozziconi fumati a metà,
un mazzo di carte stinte dall’uso,
con i bordi anneriti da mille mani sudate,
incrostate di talco,
danno felicità.
 
LAUDEMIO
Il lago è placido,
nel blu di ghiaccio
cime innevate.
Abeti narcisi si specchiano.
Non case,
non genti,
non risa.
Al sole un pallido fiore
emerge dal bianco gelato.
Il giallo ferisce il paesaggio
e la bruma lo attenua gentile.
Un suono silente, dilaga
un vago e sottile profumo
di acqua e di funghi.
Respiro a fondo il Sirino,
e mi acquieto
aspettando il sole
alle Murge del Principe.
 
PASSI INCERTI
La vita percorro a passi incerti
a volte lenti,a volte svelti svelti.
Tra le ombre fumose della sera
tra intarsi di nebbia e di fumo
intravedo un’idea, ma mi sfugge.
Seduto, immobile, all’ombra lieve della sera
faccio la roccia e sfido pioggia e vento.
Faccio l’indifferente e lento lento
mi sciolgo e scorro
verso dove non si sa
 
OCCHI
Occhi grandi mi guardano
d’un tabacco maturo.
Piante secche e stentate
che muoiono bramose
di acqua.
Pancia grande,
gambe a stecchino,
un buffo pulcino marrone
con mosche per ciglia sugli occhi.
Il rosso mi sale alle guance
l’angoscia mi stringe.
La mano ricerca da sola
il mio bimbo per stringerlo a sé.
Poi piano, con senso di colpa,
addento il mio pane e non mi strozzo
 
BOSCO
Il caldo afrore del bosco,
l’odore pungente del muschio.
Il secco rumore dell’ascia
che spacca la legna.
Un passero vola nell’aria
un asino trasporta la soma
ricolma di legna da fuoco.
Le curve rotonde dei colli,
l’urlo secco dei precipizi.
Passeggio piano, i piedi nella nebbia
e sento cavalli e fucili,
briganti e soldati,
donne e contadini
che ballano ancora
il sabba della storia.
 
LA NAVE
Le vele bianche
ricolme di vento,
le gomene spesse
umide di acqua e di sale
il cui acre odore
rimembra i misteri del mare.
Un gabbiano in cerca di pesce
si tuffa e riemerge.
La nave solida e forte
cavalca le onde,
gli spruzzi di prua al tramonto
hanno il colore del sangue.
Il sole impaurito
si tuffa.
 
NOTTE DEL 19 MARZO 2003
Ti penso da un mare di marzo
scuro e vibrante.
immagino i tuoi occhi e la tua pelle.
innocenti i bambini si specchiano
negli occhi d’angoscia dei padri.
Turbinio di germogli
spenti nei fuochi di guerra.
Mille bocche han gridato
a settembre
mille voci risponderanno
in marzo.
Le idi fatali
richiedono il loro tributo
 
LA STRADA (6/2005)
Indolente oscilla la palma al sole d’estate,
e una bruma di afa e calore riverbera le cose
che si stingono in un tremolio che confonde.
Lento è il passo del vecchio Cantoniere
che sorveglia la strada con lenta e antica misura.
Osserva il vecchio muretto corroso;
le pietre squadrate, sebbene disposte con mano di mastro,
non tengono più.
Era salda la mano e lucidi i bottoni della divisa.
Una mano veloce si affaccia e un sorriso, come un taglio,
attraversa il tabacco di un viso abbronzato.
Seduto sul vecchio muretto sberciato,
lo sguardo è perduto nel tempo.
Era nera l’auto del medico condotto
con le maniglie cromate e i sedili di pelle,
viaggiava piano e suonava il suo clacson alla curva del poggio.
Era cresciuto il noce alla curva e il forno
della casa non sfornava più il pane.
Un odore di ginestre soffuso donava
Felicità.
 
PAESAGGI ESTIVI (6/2005)
La vecchina che porta le uova
avanza piano nella calura del meriggio
e nella fatica del passo misura il calore delle tante estati
consumate al lavoro dei campi.
Le spighe, ancora non colte, di un giallo abbagliante,
ondeggiano pigre nel sole aspettando la lama
che le condurrà al mulino.
All’ombra di un grande vecchio ciliegio
monelli si danno battaglia con scorze di melone
e grida di gioco riempiono l’aria.
 
Cuore
 
FRAGMENTA
Un trillo di passero
un filo di vento
il mio amore per te.
Un pianto di bimbo
un dolore improvviso
il mio amore per te.
Quante volte ti ho cercata
quante volte al buio
e ho sentito solo il freddo
del muro bianco e vuoto.
Torna amore
ridammi il calore delle sere d'estate
passate a cantare alla luna
 
GIULIA
Bel fiore dagli occhi di gatto ;
uno sguardo obliquo e un taglio al mio cuore.
Un sorriso spontaneo.
Un germe nel taglio.
Ho guardato i tuoi occhi
e il cuore e' salito sulla luna,
e giocando con le stelle
si e' perso nel sole
 
GIOCHI D'ESTATE
Una brezza di vento tra i capelli
e i tuoi occhi verdi di mare e castani di sabbia
una mano da sfiorare che non raggiungo
una carezza
che non ho avuto il coraggio di chiedere,
desiderio di un amore.
Un lago di acqua blu
nel mio cuore
e una lama affilata nella mia testa.
Un filo di sabbia sfuma tra le mie mani
 
RICERCA
Ti ho guardato negli occhi
e mi son visto bambino
giocare alla lotta e barare per vincere.
Ti ho cercato nei mille labirinti
d'acciaio della mia mente,
ma ho trovato soltanto una lacrima persa
dei miei occhi di bimbo
e un sorriso ammuffito scordato da tanto
 
MARCELLO
Due laghi d’azzurro
con sponde d’oro e di rosa.
Un sorriso dolce, a volte incerto.
Uno specchio mi guarda
e il suo sguardo mi scioglie d’amore.
Una dolce attesa di forza :
vola vola uccellino,
vola alto e lontano.
Dalle mie vecchie finestre
lacrime.
 
ADRIANO
Uno sguardo diretto
e felice alla vita:
Adriano!
Una mano piccola
e dolce mi tocca.
Il mio cuore
rimette germogli
e fiorisce!
 
STORIA DI UN LUPO GRULLO
Mentre correvi per sfuggirmi,
quando ti stavo per prendere,
ti sei voltata a guardarmi e mi hai sorriso.
Ho guardato i tuoi occhi da cerbiatta e sono inciampato.
Non ti ho ripreso più !
 
TWIGGY
Uno sguardo obliquo
da una foto grigia,
un lampo da cerbiatto
da sopra una spalla.
Il mio sguardo ha tremato
guardandoti,
una mano ha sfiorato lo schermo ;
i tuoi occhi da cerbiatta
hanno riso e tu sei fuggita.
 
DELFINO
Al buio, un lampo d’argento
comparso all’improvviso
mi ha sbarrato la strada:
una risata franca e una dolce allusione,
una mano allungata che non sfiori
e vorresti.
Ti ho visto saltare davanti alla mia prua
inseguendo la mia scia,
mi sono tuffato a giocare con te
ma sei troppo veloce.
Nuoti rapida verso il sole,
ti volti a guardarmi e sorridi
muovo forte la mia mano e ti chiamo,
uno spruzzo mi riga la guancia :
sapore di sale e di lacrime.
 
TEMPORALE
La roccia si spacca,
un acre rumore riempie l’aria,
un lampo accecante la fende,
un tuono improvviso rompe il silenzio:
la pioggia !
Un fitto scroscio di acqua colpisce la terra
Un rigagnolo, presuntuoso si volge in ruscello
e riga il terreno come una lagrima il viso.
Non piangere bimbo, il brutto è finito !
Già torna il sereno.
 
SOGNI
Ti ho vista nel sogno
Il tuo candido viso
segnato da lagrime di rosa.
Ti muovevi come una sonnambula.
Una macchia rossa di sugo
ornava il bianco della tua camicia da notte,
fragole rosse i tuoi occhi,
verdi foglie le tue mani.
 
NEL BLU
Ti ho sfiorata nel blu,
perle d’aria tra i tuoi capelli
brillano alla luce di un sole che filtra
tra volute di sabbia.
Mi hai sorriso nel blu,
sensazione di freddo che corre
veloce sul corpo
e si arresta alla schiena.
Ti ho guardata nel blu,
immerso nei tuoi occhi
mi sono lasciato sprofondare
seguendo il profilo sinuoso
del tuo corpo.
D’un tratto mi sono destato,
tu nuotavi veloce nel blu
e io ero immobile e fermo sulla spiaggia.
Una perla brillante di acqua e di sale
bruciava sulla mia guancia.
 
VINO
Ti ho visto ballare
al suono dell’organetto.
Festosa l’uva nel tino
sotto i tuoi piedi.
Dal mosto sul tuo viso
una lacrima rossa
ti riga il volto di zucchero
e la tua lingua, golosa,
la va ad incontrare
 
MARIOLA
Ce si venuta 'a fore
a' t'arrubbà stu core
me si trasuta chiano rint'è vvene
sfruttanne 'a pucundria
'e chistu core sule e appassuliate.
E mo' ca ie me song' 'nnammurate
che brutte guaie 'e nott' aggia passate.
 
NU FIORE 'E VIERNE
A fore da 'a fenesta
'e casa mia, aieressera,
nu fiore 'e vierne
è asciuto chianu chiano;
l'aggia guardate: è bello
ma è luntano.
E so trasuto sulo,
e rint'o lietto,
pensannt' so gghiute 'nfantasia:
uocchie c'abbrillano
labbre 'e curallo
na favece e luna
rint'a vocca toia:
'o core mie a nù tratto s'è araputo,
e po' nun sacc' di'
me sò addormuto !
 
AL MIO AMORE
I miei occhi pieni d'amore ti guardano
e i tuoi occhi nocciola mi sfuggono.
Ti respiro nel verde dei campi
che ondeggiano al vento,
in un rosso di fuoco
che brucia le stoppie.
Nel franco gioco dell'acqua.
Poi, d'un tratto, sorridi
e il tuo viso dolce e sereno
mi incendia
come un sole d'agosto.
 
GIULIA (11/4/2002)
Benvenuta Principessa
tra oro e cieli d’azzurro
le tue mani calducce son chiuse
il mio cuore si scioglie al tuo sguardo.
Benvenuta Principessa
tra lacrime e sorrisi
il tuo odore di latte e fragoline
il mio battito forte al tuo pianto.
Benvenuta Principessa
benvenuta Primavera
fiori e uccellini ti guardano invidiosi
e tu sorridi alla vita.
 
RICERCA
Ti ho guardata negli occhi
e mi son visto bambino
giocare alla lotta e barare per vincere.
Ti ho cercata per i mille labirinti
d’acciaio della mia mente,
ma ho trovato soltanto una lacrima persa
dai miei occhi di bimbo
e un sorriso, ammuffito, scordato da tanto.
 
AVVENTURA
Mi sono tuffato nel tuo sguardo limpido
e sono riemerso all’ombra del tuo sorriso,
in compagnia di una lacrima rosa
piovuta su dal tuo cuore ;
ho corso felice attraverso le verdi praterie
dei tuoi occhi sinceri,
sorpreso dal temporale
mi sono riparato, sicuro, tra i tuoi seni.
Lì ho incontrato un bacio
e un abbraccio
sperduti da tempo.
Ho sorriso alla vita e ho gridato
il mio amore alla pioggia.
 
ROVELLI
Ho guardato nell’iride spenta di un cane
morto per fame ed ho visto me stesso,
affamato d’amore, morire d’inedia.
Ho asciugato con cura le lacrime
e ho portato al sepolcro il mio cuore,
morto di fame e di sete.
Al suo posto ho posato
una pietra di marmo scarlatto
con su scritto un messaggio
alla Fata Turchina :
E’ MORTO PINOCCHIO.
 
RICORDI
Sono solo, di notte, davanti al computer,
vorrei scrivere qualcosa su me stesso.
Mi ritorni alla mente Amore
con i tuoi capelli neri e i tuoi occhi di tenebra.
Son passati degli anni ma ancora mi sveglio
chiamando il tuo nome e annusando il tuo solito
dolce profumo.
Mentre ascolto James Brown,
mi muovo a tempo
e fumo.
 
PENSIERI NOTTURNI
Squarci di luce,
lampi nel buio,
un tuono improvviso.
Hai scoperchiato il sepolcro
in cui da millenni dormiva il mio cuore,
lo hai bagnato di rosse gocce di tenerezza,
e dalla polvere, rossa, è nato un piccolo fiore.
Mi scuoto all’improvviso da questi pensieri
e ti vedo, bugiarda, che ridi di me.
La tomba si chiude
e il piccolo fiore, al buio, appassisce.
 
PIOGGIA
Piove,
alla finestra squarci d’azzurro
occhieggiano da un grigio di Londra,
frecce nere volano basse.
Un vento impetuoso scuote i rami dell’olmo
che impazziti mulinano come le braccia di un folle.
L’erba un mare tempestoso
e vortici d’acqua
e lagrime agli occhi
e vuoto nel cuore.
Una grande immensa follia mi agita l’anima.
Mi scuoto dalla finestra e ti osservo :
un velo d’amore sui tuoi occhi
e un pallido sorriso fanno cornice al tuo volto.
La mia mente vaga sul tuo corpo
e, dopotutto,
mi accorgo che bella è la vita.
 
FANTASMI RIFLESSI
Ci penso e ci ripenso
al tuo sguardo nocciola
e ai tuoi denti bianchi
fantasmi riflessi su un lago di ghiaccio.
Le tue mani dolci
e le tue parole un po’ rassegnate
al mio gelo
si riflettono opache
nei miei occhi.
Un germoglio di grano
fra noi.
Si rinfrescano le radici.
 
RIFLESSIONI EQUINE
E che curaggie tiene
amica cara
a suppurta’ a me
ca songo strano.
Ombroso e infido
comme nu cavallo.
Meritarria ca usasse gli speroni ;
invece tu m’allisce e me perdoni
e ie, strunz, insisto a nu’ capì.
A nù capì che è inutile l’arraggio
ca me porte ‘ncuorpe certi iuorn’,
cà ‘a vita e nà guerra
ma se sa,
che ognuno ave a cercà
nu muorze ‘e tregua.
Pirciò, pensannece nù po’,
mò ca’ so calmo,
te dico amica cara :
nata vota ca’ scarto, o tento ‘e muzzecà
allisciame nu’ poco addrete ‘e recchie
e damme na carrubba ;
vedarraie ‘o cavalle ca se calma
e putarrai viaggia’ zieme cu mico
fino au mumento ca i puledre vanno
e i cavalle viecchie addurmiranno.
 
ATTIMI FELICI
Azzurro e bianco
in un chiarore limpido d’inverno.
Rosso di mela scrocchiarella.
Il freddo pungente nel naso.
Il tuo visino furbetto
e i tuoi occhi curiosi
che spiano la vita.
Il vento che spiega la bandiera
veleggia sui tuoi capelli
che ispidi combattono
la piega.
Un dentino sornione
si affaccia alla finestra
e il tuo bacio schioccante
che dona felicità.
 
FAVILLA
Hai danzato veloce
davanti ai miei occhi
sfavillando da un rosso di fuoco.
Ti sei spenta
colorata di grigio
per riposare ai miei piedi.
Ti ho osservato da un velo
di rosso rubino
e bevuto.
Due lampi di giallo
sui miei occhi
in ricordo di te
 
ANNIVERSARI
Il ricordo di una sera alla pineta,
Il profumo dei tuoi guanti di lana
e il sorriso dei tuoi occhi.
Quei tuoi capelli crespi e il tuo sorriso,
il mio passo lieve al tuo fianco
e dura la morsa allo stomaco
senza di te.
Ti ripenso e ti ritrovo
e il mio battito riprende.
Dura la vita senza un amore
Ma io ho te.
Venti anni, e poi ancora altri cinque
Ti vedo affannata dietro i nostri bambini
E mi sorprendo pensando
Ai tuoi occhi e al profumo dei tuoi guanti
 
GIULIÈ
Giuliè quanne si bella !
Me guarde à dintra o’ specchie
cu ll’occhie apierte e o’ pigiama
arravugliato ‘ncapa.
E rire.
Persiche e rose n’goppa a faccia toia
E nu bocciuole a vocca.
Te guarde e me ‘nzuonne.
E chelli duie manelle
Me toccano sta faccia
E ie so’ felice
e sogno.
 
TANTI AUGURI
Tanti auguri mi hai detto
con voce allegra e felice
tanti auguri ha aggiunto
con amore e incertezza.
Vi amo per questo
per le dolci e inattese dolcezze,
per i silenzi,
ripieni di amore e incertezza,
per le piccole battaglie
che vincete ogni giorno
per la gioia e l’orgoglio
che riempie il mio cuore
quando, non visto, vi osservo
affacciarvi alla vita cercando,
a fatica, di iniziare la scalata
alla montagna.
 
ALITO VITALE
Un filo di grigio nel cielo,
un filo nei miei capelli e tra la mia barba.
Preludio di inverno.
Un rosa di pesca il tuo viso
e l’azzurro dei tuoi piccoli laghi.
Dalle acquemarine una essenza si libra,
un vago sorriso che ti sfuma dagli occhi
e piccole isole avorio si affacciano furbe
dal tuo sorrisino.
Adriano, dolce, sorride a sua volta
e Marcello vi osserva.
La mamma,
calda e odorosa di pane e di amore,
vi osserva sottecchi.
Sento forte il caldo dell’estate e
aspetto ancora il mio tempo,
che non arriva.
 
NENNELLA
Te guardo e m’nsuonno
Duie ciele ‘ncantate e nu sole c’abbrucia
n’addore de rose e de viole.
Duie manelle affunnate ind’è mmeie
Ma vucchela ca ride e me vasa.
‘O piette me scoppia d’ammore
e na lacrima s’affaccia virgugnusa.
Tu vole e ride e ie me ne more
Riesta semp’ cu mme nennella mia..
 
RIPENSIERI
T’ho ripreso ieri sera
e tu mi hai odiato.
Ho visto scendere le lacrime
e il mio cuore s’è rotto.
Balcani ed Urali,
Polonia e Bulgaria,
l’oro ed il mondo
diamanti e l’universo
non valgono una sola piccola
lacrima che hai soffocato.
Amore mio dolce
Omino che cresce
Perdona il papà
E sorridi
 
PENSIERI
Osservo,
un grigio ampolloso ed un verde brillante
di nubi e di fronde.
Ti penso lontana e affarata
Tra piccoli pianti sommessi e capricci
E volo da te.
Ti osservo da dietro vetri e ti vedo impegnata
Velata da un grigio di fiaba
Due occhietti mi osservano ed un sorriso
Una manina si slancia.
Mi ritrovo seduto
Ed ho voglia di partire.
 
SOLDATO (6/2005)
Non sento più niente,
lenta mi scorre via la vita e non deposita.
Pian piano mi lascia la linfa e il braccio pesante non regge la spada.
Una crosta di polvere e sangue, terrosa, mi copre.
Mi affanno angosciato e ricerco i miei figli
temendo la loro rovina e la mia.
Ma Giulia mi chiama e sorride e Adriano rincorre la vita.
Marcello è in attesa, ma cresce, e affiora già l’uomo.
Lieve una lacrima scende e scioglie la creta,
riaffiora da sotto la crosta terrosa la vita,
il cuore si scalda e il plotone riprende a marciare.
Raccolgo piano da terra il mio elmo e lo scudo,
imbraccio la lancia e serro la mia fila.
Mi asciugo le lacrime, riasciugo con cura la crosta
e combatto la vita.
 
AMICI
Uno sguardo d’intesa e capite
un sorriso che blocca i dolori
un bicchiere di vino rubato alla vita :
Amici.
 
GIOCHI
Un bimbo culla un fantoccio di pezza,
una lacrima brilla :
scintilla d’argento rubata ai suoi occhi ,
un sorriso tagliente.
Una palla rimbalza :
in festa il cortile,
grida e risate :
da solo il fantoccio appassisce.
 
PERDITE
L’ho visto allontanarsi lento,
ricurvo, sotto un peso che non ho compreso.
E’ andato al passo lungo la cuntana
e da lungi mi ha visto: un cenno.
L’ho chiamato,
l’ho cercato,
ho sperato che a sera tornasse.
Con lo sguardo ho scavato
i vicoli e i bassi : non c’era.
Ho chiamato, ho invocato
ho imprecato : era andato.
Mi ha lasciato piano, senza rumore,
solo un leggero dolce sospiro.
L’ho perduto nelle sere al lavoro,
tra riunioni e fatture.
Se n’è andato tra ansie e illusioni
tra attese deluse e rivincite.
Lo aspetto ancora,
sperando che ritorni :
il mio sorriso.
 
Ricordi
 
RICORDI
Non è più bianco
il Monte Bianco
gli alberi ci hanno piantato.
Era bianco il fondo
dei nostri calzoni
consumati d’attrito
sulle discese d’argilla.
E’ vuoto il piazzale,
la palla non batte più al muro ;
finite le grida e gli schiamazzi :
Il cortile è invecchiato.
Nel racconto di una sera d’estate
la vita riprende :
con Eduardo, seduti al Monte Bianco,
ridiamo felici,
e mamma alla finestra,
e musica nel cuore.
Le canzoni di Battisti
cantate al gradino del portone
chi se le ricorda più ?
 
PUTENZA
So giù’ cammnann’
pe viche pic’rnese,
nun gnèra cchiù ‘u mercate,
e abbasce u viche
pure Mimi’ ù fascist’
nun gnè cchiù.
Gne gìa cu mamma
e ‘nzieme ai cavzette
ascia, chiagnenne,
semb’na pazzìella.
L’addore d’ì pizzette
saglia, doce, da a’ piazza d’ù mercate
miscannese all’addore d’baccalà.
 
23 NOVEMBRE 1980
Il suono arrivò piano
da Porta S. Gerardo
e lungo il vescovado.
Lento era il passo
lungo la Pretoria
e tu sorridevi Amore.
Poi vento e fremito :
la corsa.
Il crollo brutto della Prefettura.
La corsa per le scale
verso il XVIII Agosto,
le pietre antiche a terra,
l’angoscia e la tua mano.
Le vite che volavano
mentre noi correvamo.
 
OTTOBRE 2005 (PE’ MAMMÀ)
Un sorriso bianco da un grigio di foto
uno sguardo aperto riluce
da un album invecchiato.
Eri bella Mammà quel giorno d’ottobre,
un filo di ombra sul viso, era rigido il nonno.
Magro Papà in quella giacca scura.
Il sorriso, i sorrisi eran belli a vedersi.
Un traghetto ed il mare allo sfondo,
la Sicilia e il vento tra i capelli.
Vi rivedo a colori ogni giorno,
e ogni giorno vi ho visto a colori.
Il sorriso c’è sempre.
Quel sorriso riluce negli occhi
dei piccoli che corrono a casa
cercando dei nonni.
Auguri di cuore
 
PAZZIÀNNE (PE’ PAPÀ)
Doppo che cinquantanni so’ passati
verimm’ che te fire ‘e cumbinà.
Mugliereta ‘o vistite s’è accattate
e nuie già immaginiamo i tuoi penzieri.
“Pure o’ vistite e l’occasiona!
Sta vota s’ho poteva sparagnà!”.
Mario t’sfotte e rire “Sì zeline !”
Rafaele a sott’a mane
già s’è azzuppato ‘o ppane.
Tu abbozze, suppuorte e po’ te ‘ngazze,
e nuie , fetient’ addosso cu ‘e sghignazze.
Nun rerevam’ quanne tu a matine
scennive a ‘o tribbunale a’ faticà,
t’arriterave all’ora de mangià
leggenn, camm’nan, lu giurnale.
Po’ te mettive stuorto pe’ durmì
‘ngazzannete si c’era l’ammuina.
M’arrcuordo e’ pomeriggi che durmivi
e nuie tre che faceveme casine.
M’arricuordo “…Mannaggia S. Cinella !!!”
che cu Canosa nulla c’azzecava.
M’arricuordo ‘e strille p’o scopone
e l’allucche a Rafele : “Pagliarone !!”.
Però, mò ci penzo, so’ nu strunze.
sta cosa aveva essere sfiziosa,
pe’ ridere nu’ poco insieme a te,
e invece è addiventata arricurdosa
e compricata a scrivere perché,
mannaggia a S. Cinella!
Mentre scrivo, na lacrima
me scorre ‘a dindra a l’uocchie.
E adesso, per finire, voglio farti
na’ raccomandazione pe’ mammà:
Sti prossimi cinquanta che cominci,
cerca e nun t’arraggià comme a nu pazzo
si ‘è cuscetelle chiù nun so’ veloci.
Aggi pacienza, e nu romper o‘cazzo !
 
RICUORD E‘SCOLA
M’arrcuord ‘r te
cumpagne mio
tenev’ ruie baffetti nire nire
e l’onda ind’i capill.
M’arrcuord li partite a morra
giucate a Montreale
i cavec’ a ‘o baratt’lo
e i panine cu li mulignane.
M’arrcuordo l’allucche e i discussione
m’arrcuodo u’ partite e l’ideale.
Addo’ si fernuto tu compagne mie?
T’aggia cercate ‘a chiesa e sande Rrocche
T’aggia chiamate a ‘o viche Picernese.
Putenza s’è cagnata e pure tu.
M’assetto sotto a porta S. Giuanne
Ma pure l’ammore mio nun saglie cchiù.
 
‘A PARTITA
Cumpagne mie che ridere
facetteme iersera,
Salvatore ‘nquartuse
pa’ a partita
o facettemo nero cu ‘u sfottò ;
abbozzaie o poverommo
nu’ puteva risponnere all’amice,
e faccette di necessità virtù.
Ie d’altro canto, pur sazio di vittoria,
nu potevo parlà del tutto franco :
Ma penzavo, a Maurizio, il mio compagno :
pe na partita intera, a sotto e a’ coppa
ie maggie fatto ‘o mazzo, e chillu strunz,
na cazza ‘e palla nu me l’ha passata.
Bruno me guarda e ammicca,
ha già capito,
il busillis che ottenebra ‘e cervella :
c’ho ddico o nun c’ho ddico ?
Lassa stà :
ca vince o pierde
in fondo è tale e quale
t’haie sembr’ arrubbata
na miez’ora
ai fatte e ai scassamiente
da’ a iurnata,
e accussì bello allero e rinfrancate
a partita vera puoi turnà a iucà