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Vittoria  Agostinelli
Da   Roma  Lazio  Italia
AMORE IMMORTALE
Era da molte notti che lo spiavo. Erano passate molte notti da quando avevo incrociato i suoi occhi.
Cos’è che mi ha così totalmente stregato di lui?
Nonostante i miei millecinquecento anni non riesco ancora a capire quale droga egli abbia insinuato in me, senza neppure toccarmi.
Durante la mia lunga esistenza ho avuto diversi amori, inevitabili ma non indissolubili. Così è sia per un umano che per vampiro.
Ho stretto tra le braccia molte vite, le ho amate, e poi le ho prese, perché un vampiro trova la pace solo nel sangue. Troviamo appagamento solo in quel morso che toglie la vita, solo nel momento in cui sentiamo scorrere il sangue, fluire dal corpo della vittima innocente alle nostre gole insaziabili.
E’ la nostra tortura e la nostra estasi.
Secondo le leggende i vampiri sono mostri assetati di sangue che risorgono dalle tombe per nutrirsi dei vivi. Ma si parla mai dei sentimenti dei vampiri?
Sì. Un vampiro, purtroppo, prova tutti i sentimenti che provava da vivo, ma con un’intensità mille volte superiore. Così la rabbia, la tristezza, l’odio, l’amore, sono emozioni che ci dominano, fino a farci perdere il senno. Quando un vampiro odia è capace di tutto. Ma soprattutto, quando un vampiro ama diventa folle. Il sentimento d’amore soggioga i non morti fino a renderli schiavi.
Gli immortali amano gli essere umani, questo è un dato di fatto. Essi sono per noi irresistibili. La loro carne palpitante, il sangue caldo che scorre nelle loro vene, il profumo eccitante della loro paura, la loro fragilità. La loro imperfezione è ai nostri occhi così perfetta, da farci innamorare, da farci impazzire.
La sera in cui lo incontrai avevo bevuto da diverse persone, quindi la mia sete era placata. Volavo nel cielo notturno, tra le stelle, godendo del freddo vento d’autunno. Amo perdermi nell’aere, assaporare la sensazione di leggerezza, di quella libertà che un tempo sognavo.
Avvertii subito un profumo appetitoso. Ce ne sono pochi così, ma sono capaci di risvegliare la sete anche dopo che si ha banchettato tutta la notte. Così, incuriosito ed attratto, ridiscesi lentamente sulla terra, nascondendomi alla vista, stringendomi di più nel mio mantello scuro. E lui era lì. Quei capelli rossi, accesi come fuoco, erano scompigliati dal vento, la sua pelle chiara era abbagliante sotto la luce artificiale dei lampioni, i suoi lineamenti erano delicati e fini come quelli di una fanciulla. Una vera bellezza. Fu quando i suoi occhi, due grossi smeraldi dalla luce viva incontrarono i miei, che persi la ragione. Aveva uno sguardo combattivo quell’adolescente, uno sguardo orgoglioso e arrabbiato col mondo.
Se avessi potuto respirare sicuramente avrei perso il fiato, di fronte a tanto splendore.
Dio, era la creatura più bella che avessi mai visto, e quel profumo che avevo percepito volando sopra di lui ancora mi torturava.
Lo seguii per tutta la notte. Illuminava le tristi strade di Roma.
Da quella volta lo cercai ogni notte e, ineluttabilmente, lo trovavo per poi seguirlo, osservarlo dall’ombra, bearmi della sua bellezza e inconscia grazia e studiarlo meglio.
Camminava con passo malfermo, tenendo le mani nelle tasche del giubbotto, indossando sempre gli stessi jeans che, dannazione, gli fasciavano il sedere in maniera divina. Mi sentii molto umano in quelle notti, mentre lo seguivo, rigorosamente dopo essermi nutrito, perchè non era mia intenzione ucciderlo. Il solo pensiero mi dava la nausea. Lui non avrebbe fatto la fine dei miei precedenti amori umani, lui era diverso.
Dimostrava sì e no diciotto anni, un vero cucciolo. Sognavo di vedere il suo sorriso, perché fino a quel momento l’avevo sempre visto serio, pensieroso e anche un po’ incazzato.
Desideravo sentire dalla sua bocca tutto ciò che volevo sapere su di lui.
Quante notti trascorsero? Dieci? Venti? Non lo ricordo più. Il tempo per un vampiro è relativo.
Ringraziavo la forza misteriosa che lo faceva stare sveglio fino a quell’ora, ringraziavo che in quel momento la notte fosse per me un vantaggio e non una limitazione.
Dopo innumerevoli notti passate a riflettere, presi la mia decisione. Uscii allo scoperto e mi incamminai verso la mia pallida ossessione.
Lui sedeva sul prato di un parco. Era appoggiato ad un albero e teneva gli occhi chiusi, inspirando la fredda aria notturna che non sembrava dispiacergli. Rilassato, dolce così com’era, provai invidia per ogni cosa che lo toccava, dalla pianta che lo sosteneva ai fili d’erba che lo sfioravano. Lo guardavo dall’alto, non facendo trasparire alcuna emozione dal mio viso cereo, eppure ero quasi nervoso.
Egli aprì gli occhi, tenendoli socchiusi, guardandomi tranquillo. Sorrisi e mi sedetti accanto a lui. Lo vidi osservare curioso il mio abbigliamento. Beh sì, era un po’ arcaico lo ammetto. Lasciai qualche bottone della camicia slacciato sul petto, perché inconsciamente volevo sedurlo.
“Nottata fredda”. La mia voce ha una tonalità molto più alta di quella di una persona qualunque, quindi la dosai per non spaventarlo. “Cosa fai tutto solo?”
Lui mi guardò in viso, serio e corrucciato così come l’avevo visto la prima volta, così come avevo imparato ad amarlo. So perfettamente come apparsi ai suoi occhi umani: una statua di marmo, abbacinante e levigata, priva di qualsiasi segno che avrebbe potuto definirne l’età, con occhi iridescenti, accesi, come fatti di Swarovski azzurri; le mie labbra erano rosse come sangue. Mi trovava bello e questo io lo sapevo. Ciò mi faceva scaturire dentro una sorta di strano orgoglio. Come ho già detto, lui mi faceva sentire molto umano.
“Niente di particolare come puoi vedere”. Oh, esisteva musica più dolce della sua voce? Essa era tenera, maschile, molto giovane e un po’ squillante, con una nota di ostilità che la rendeva appassionata. Rimasi interdetto. Mai mi sarei aspettato che la voce di qualcuno potesse farmi un simile effetto, darmi tutte quelle sensazioni. La verità è che mi ero innamorato anche della sua voce.
Ero disorientato da ciò che mi stava facendo provare quel ragazzino, la cui pelle era così pallida che avrebbe potuto competere con la mia. Era incuriosito da me. Percepiva col suo naturale istinto che ero diverso dagli altri uomini; notava il mio pallore e la luminescenza esagerata dei miei occhi. Chiuse gli occhi e tornò ad appoggiarsi all’albero, come se niente fosse. “Ascolto la notte”.
Quella frase mi stupì. Ascoltare la notte… io lo faccio da più di mille anni.
Non riuscivo a staccare nemmeno per un istante gli occhi da lui. Era più bello ogni notte che passava e nel mio immenso egoismo non desideravo altro che toccarlo, sfiorare la sua pelle, stringere il suo giovane corpo tra le braccia e bere il suo nettare rosso. Mi vergognai di quel pensiero, perché sporcava la sua purezza.
Osservai il suo profilo netto stagliarsi sullo sfondo della città. Il suo naso era dritto, i capelli scoprivano a tratti la fronte, le labbra chiuse reclamavano baci.
“E cosa ti dice la notte?”.
Arricciò le labbra in una smorfia adorabile e continuò a tenere gli occhi chiusi.
“Mi dice che lei è perfetta e che io sono indegno anche solo di cercare di trovare conforto in lei”. Aveva pronunciato quelle parole come se avesse liberato gocce d’oro dalle labbra. Sì, la sua voce era oro.
“Perché mai pensi questo, Demian?”. Voltò la testa di scatto, sbarrando gli occhi, guardandomi come se mi vedesse per la prima volta.
“Come sai il mio nome?!” C’era urgenza nella sua voce e un po’ d’inquietudine. “Io non te l’ho detto”.
Ero stato così incauto, senza nemmeno rendermene conto gli avevo letto nella mente.
Mi avvicinai di più a lui, poggiando i palmi delle mani sulla corteccia ruvida, bloccandolo tra me e l’albero. Egli mi guardava spavaldo, ma non poteva nascondere la paura. Non ad un vampiro.
Avvicinai il viso al suo. Lo sfioramento mi fece rabbrividire da capo a piedi, il suo profumo mi entrò nelle narici, facendomi finire sull’orlo della pazzia. Tremò leggermente; la mia pelle fredda lo turbò ancora di più e si ritrasse maggiormente contro l’albero cui poggiava, guardandomi con una luce strana negli occhi, tra sfida e timore. Colto da una passione troppo grande per riuscire a reprimerla, poggiai le mie labbra sulle sue. Non avevo mai toccato nulla di più morbido ed invitante. Sfiorai quei piccoli petali con la lingua, facendo tremare tutto il suo corpo. In quel momento avevo perso la ragione ed ero solo preda dei sensi. Lo costrinsi ad aprire la bocca sotto la spinta della mia lingua e lui, impotente, non poté far altro che assecondarmi. L’antro caldo della sua bocca era così dolce che temetti di perdere il controllo, anche se sapevo che mi sarei gettato nel fuoco subito dopo, perché avrei sopportato l’agonia del sole piuttosto che saperlo privo della vita che ormai amavo più di ogni altra cosa al mondo. Continuai la mia lenta esplorazione nella sua bocca, tenendo gli occhi chiusi come fanno gli umani quando si baciano, stringendo il suo corpo fremente contro di me. Lui non si oppose, anzi, accolse la mia invasione timidamente, e dubbioso mosse la sua lingua, strusciandola contro la mia. Una scossa violenta si diffuse in me. Sangue bollente gli ribolliva nel corpo, eccitato dal bacio che discretamente ricambiava. Gemette nella mia bocca. Era una sensazione sconvolgente averlo così, tra le braccia, dolce, indifeso ed eccitato. Mi voleva anche lui ma non nella maniera in cui lo volevo io. Io agognavo la sua linfa vitale, il suo sangue, lui solo qualche carezza più spinta. I vampiri non possono fare l’amore. Quello tra le gambe è l’unico organo che non viene potenziato dal sangue.
Mi staccai da lui lentamente, i suoi occhi erano chiusi, assaporava ancora l’attimo di piacere che gli avevo donato. Lo fissai per lunghi istanti, godendo delle sue guance arrossate sulla pelle chiara, delle labbra gonfie ed umide del mio bacio, degli occhi che iniziò ad aprire piano, puntandoli nei miei. Continuai a guardarlo, perdendomi nei suoi occhi dolci e acquosi, trovandoci dentro l’universo. Il suo calore mi aveva abbagliato, mi aveva dato l’illusione di poter essere qualcosa di diverso da un mostro, di poter ancora amare veramente. Sorrise timidamente.
Il mio sogno si era realizzato: stavo guardando le sue labbra stese in uno dei sorrisi più belli e radiosi che avessi mai visto, e che superava qualsiasi mio sogno.
Sorrisi a mia volta di fronte a tanta innocenza. La dolcezza di quel bacio non l’avrei più dimenticata. Posai una mano sul suo viso, assorbendo il suo piacevole tepore. Il suo sguardo si era addolcito, non mi guardava più con astio come all’inizio. In quel breve arco di tempo, con la dolcezza che avevo infuso in quel bacio, l’avevo conquistato. Dopotutto, sedurre è il mio mestiere.
Avrei voluto allontanarmi da lui, o forse dal desiderio che avevo di lui . Non dicemmo nulla, perché non volevamo rompere l’incanto di quel momento.
Provavo una tenerezza che mai mi aveva distinto, e desideravo proteggere quel ragazzo più di ogni altra cosa al mondo.
“Sei solo come me, vero?” Mi chiese a bassa voce.
Quella frase mi trafisse. Piansi.
Mi maledissi per quella reazione. Dai miei occhi non sgorgano rivoli di acqua salata ma grosse, copiose lacrime cremisi.
Sì, io piango sangue
Il ragazzo aprì le labbra in un grido muto, tentando di allontanarsi da me. Afferrai una sua mano e me l’avvicinai alle labbra, baciandola con ardore. Ad occhi chiusi saggiai quella pelle profumata e calda, la baciai come se fosse stata l’unica cosa che avesse potuto tenermi in vita, a galla in un abisso di tenebra. Lui mi guardò terrorizzato. Tenevo gli occhi chiusi ed ero abbandonato su quella mano, che era la mia salvezza.
Lo presi tra le braccia e mi librai nell’aria, leggero, invisibile. Confuso, mi ordinò più volte di riportarlo a terra, ma non lo ascoltai, in quel momento riuscivo a percepire solo la mia sete pulsante.
Lo strinsi nel mio mantello e volai più velocemente, portandolo dove non dovevo, nella dimora del vampiro.
Entrai dalla finestra che portava nella mia stanza e poggiai i piedi a terra senza fare rumore. Liberai la mia piccola preda dal mantello ed egli riaprì gli occhi, scosso. Si divincolò dalla mia stretta, inciampando più volte. Mi guardò smarrito.
“Hai paura, Demian?” Gli chiesi dolcemente.
“Tu… tu…” Indietreggiò, continuando a guardarmi, l’ombra della paura che gli scuriva il volto diafano.
Colto da una frenesia improvvisa, mi avvicinai a lui e lo trascinai sul letto. Gli salii sopra e lo inchiodai al materasso. Spensi ogni parola che stava per dire, tappando la sua bocca con la mia, costringendolo ad aprirla.
Fu diverso dal primo bacio, fu violento e carico di desiderio distorto. Strappai via il giubbotto e la maglia, scoprendo il suo bianco petto nudo, glabro, magro, che si alzava ed abbassava freneticamente al ritmo della sua paura. Afferrai i suoi fianchi, avvicinando i nostri corpi, accarezzai spasmodicamente la sua schiena. Mi chinai per baciare quel meraviglioso busto che avevo davanti agli occhi. Volevo sentirlo, volevo sentirlo di più.
Con una mano strinsi la sua mandibola e andai a leccargli il collo. Mi eccitai sentendo sotto la lingua il pulsare convulso della sua giugulare piena; quella gola racchiudeva ogni mio desiderio.
Un fuoco si accese in me. Scoprii i denti, preparandomi a penetrarlo nella carne. Mi guardava terrorizzato.
Quando un vampiro è assetato e perde il controllo, le sue iridi diventano di un rosso acceso terrificante. Non volevo che lui vedesse uno spettacolo del genere, mai e poi mai avrei voluto mostrarmi a lui in quello stato, ma il richiamo del sangue era stato troppo forte.
Afferrai con violenza la sua mano, ignorando a fatica il collo, e affondai senza attendere oltre i miei denti nel suo piccolo polso.
Gridò come fanno gli animali feriti, come fanno tutti gli esseri umani presi con violenza.
La prima ondata di sangue mi fece gemere. Quel nettare era così dolce, così denso che provai un piacere molto simile a una moltitudine di orgasmi.
Succhiai voracemente il suo sangue e persi la testa. In quel magico momento di estasi captai i pensieri di Demian, il suo passato, i suoi desideri. Conobbi la sua storia.
Era stato un bambino introverso, con una madre che restava zitta mentre il figlio veniva deflorato dalle mani paterne. Il delitto più grande, rinchiuso in una gabbia di omertà.
Bevvi tutte quelle notizie, le feci mie e nel frattempo continuai a godere di quel sangue che per troppo tempo avevo anelato. Le sue grida tornarono a sfondarmi le orecchie e improvvisamente terrorizzato mi staccai da lui con forza. Il mio cuore, che grazie a quel sangue aveva ripreso a battere, si calmò lentamente, la mia sete si spegneva piano piano. Leccai dalle labbra il sangue innocente di cui mi ero macchiato e inorridii mettendo di nuovo a fuoco il mondo.
Il ragazzo tremava in maniera convulsa, teneva gli occhi socchiusi, era evidentemente indebolito e stravolto e le lacrime gli bagnavano il viso. Velocemente mi ferii il labbro con i denti e baciai i due fori sul suo polso, bagnandoli col mio sangue, e quelli si richiusero istantaneamente. Mi sedetti di nuovo sul letto, prendendo tra le braccia il ragazzo che amavo.
Ero straziato, colpevole di un piacere troppo grande. Poggiai la testa sul suo piccolo petto che si muoveva impercettibilmente, ascoltando il debole battito del suo cuore, stringendo la sua mano nella mia, delicatamente, piangendo il mio dolore e il mio pentimento su di lui, macchiandolo del mio sangue.
Come avevo potuto farlo? Arrendermi così al piacere, alla libidine, ad un conforto che potevo trovare solo nel suo sangue.
Non riuscivo a smettere di piangere, avrei voluto morire se avessi potuto. Mi maledissi perché ero solo una macchina per uccidere, mi tormentai perché avevo solo saputo far del male a colui che amavo. Me lo strinsi contro, cercando una consolazione che non poteva darmi, un perdono che non avrei ricevuto.
Quando Demian si svegliò, si tirò a sedere sul letto. Non appena mi vide mi fissò torvo, tentando di nascondere la paura della quale però io percepivo chiaramente l’acre odore.
“Perché te ne stai qui e non tenti nemmeno di scappare?” Gli chiesi.
Esitò ma infine mi rispose.
“Perché ho passato cose peggiori”. Sorrise “L’aggressione di un vampiro non è poi gran cosa”.
Corsi a stringerlo. Percorsi con lo sguardo ogni sua collina di carne, ammirando l’ombra delle ciglia sui suoi zigomi. Il suo calore si irradiò in me come la luce del sole che mi ferisce, come il sangue che mi tiene vivo e non potei far altro che amarlo e sapevo che sarebbe stato così per il resto della mia esistenza.
Passammo notti indimenticabili insieme, parlando, dandoci conforto, colmando d’amore il baratro delle nostre solitudini.
Ora lui è lì, sul letto che ormai è diventato nostro, coperto a tratti dalle lenzuola di seta, completamente nudo. Dorme beatamente. I suoi capelli di fuoco sono sparsi sul cuscino candido, le labbra semiaperte, le gambe piegate, le braccia rilassate. Bacio la sua guancia morbida, percependo a distanza il calore del suo corpo. Mi inginocchio di fronte al letto e prendo una sua mano tra le mie. Demian, amore mio, la tua bellezza mi ha incantato sin dalla prima notte. Sei bello più del cielo che s’imporpora al tramonto, più dei fiori del melo che galleggiano sull’acqua placidamente, più del fulmine che squarcia il cielo nero, sei l’incanto che ho aspettato da secoli.
Ho imparato a conoscerti, piccolo mio, sei libero come il vento. La luce dei tuoi occhi rischiara le mie notti. Piccoli fari in un mare buio, solo essi sanno farmi ritrovare la strada per non perdermi nella follia. Sei così giovane eppure già così disilluso. Sotto la tua fredda indifferenza c’è la voglia di ricominciare, ed è questo tuo temperamento che mi affascina, questa prorompente energia che trasuda da te che mi manda in visibilio. Sfiorerei ogni istante le tue labbra, ti bacerei togliendoti il respiro a poco a poco, facendolo mio, facendo mie quelle fragole rosse che ti hanno messo per labbra, quelle guance rosee, quella pelle vellutata, delicata come pesca appena nata. La tua gola bianca è una tentazione troppo grande, un peccato a cui non posso cedere. Angelo di luce, con le tue invisibili ali bianche hai rischiarato il mio mondo, la mia esistenza, e io ti dono la mia vita, giurando di amarti per tutto il resto della mia eternità. Solo te. Perché sei riuscito a rompere la statua di ghiaccio che ero, sei riuscito a farmi sentire di nuovo la vita, a farmi amare ancora quando credevo che mai più un simile sentimento avrebbe potuto salvarmi. Ma tu mi hai salvato. Ti amo Demian, perché sei tutto ciò che io non sono, ti amo perché brilli come l’alba che non posso più guardare. Non posso ignorare la tua dolcezza, la tua inconsapevole sensualità, la tua grinta, la rabbia che ti divora il cuore, perché hai subito ben più di quanto sia umanamente possibile. Bacio le tue mani non per sete ma per amore e se qualcuno dirà che non ti posso amare, io gli risponderò che non sa cos’è l’amore. Siamo due creature diverse, siamo luce ed ombra, calore e gelo, bontà e crudeltà, ma io ti amo lo stesso. Se questo amore sarà la mia maledizione, sarò felice di dannarmi in eterno tra le tue braccia. Su questo letto i miei capelli neri si mescolano ai tuoi, creando un contrasto pazzesco. Sono fili intrecciati a suggellare la nostra unione contro ogni regola, contro il mondo.
Dolce ragazzo, non mi è permesso d’amare, non m’è permesso di amarti. Eppure, sfidando qualsiasi legge io ti amo. Lo so, il mio amore per te lotterà sempre con la mia sete di sangue alla quale è, mio malgrado, strettamente collegato. Ma per amor tuo io resisterò Demian, per amore tuo io cambierò la mia essenza, dimenticherò la sete, mi concentrerò solo sull’amore, perché non posso perderti per il dolce profumo del sangue e nemmeno per la pace che mi dà. Così, mia dolce ossessione, quando ti bacerò userò solo le labbra e mai più morderò, ma suggerò dolcemente la tua bianca pelle, la tua bocca, proteggendoti sempre, perché ti amo, e il mio è un amore immortale.
 
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