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Vittorio  Baccelli
Da Lucca Toscana Italia
 

MARINORA

Si guardò attorno, si trovava in una piccola stanza disadorna, un tavolo nel mezzo e due vecchie sedie impagliate. Una piccola finestra dava su un panorama urbano, sembrava d'essere ad un piano alto, forse al ventesimo o ancora più su.
Marinora si sedette su una sedia che l'accolse scricchiolando, si guardò meglio attorno: non c'erano porte, l'unica apertura era la finestra.
Vide che due e-mail le giravano attorno, ne prese una con le mani, ma non ricevette alcun messaggio, l'energia era indebolita, da quanto tempo si trovava in questa stanza?
Anche l'altra e-mail stava scomparendo per carenza energetica.
La testa le scoppiava, ma cercò di rifasare il pensiero per capire perché si trovasse li.
Si era svegliata presto questa mattina, dato che aveva numerose scartoffie da smaltire nel suo ufficio. Ma appena arrivata, era stata colta da claustrofobia, le succedeva spesso quando doveva iniziare un lavoro palloso, allora era scesa al computer bar giù all'angolo, si era seduta al suo solito tavolo, aveva ordinato un caffè con panna, se l'era scolato lentamente mentre sullo schermo scorreva la listata dei principali titoli dei giornali del mattino.
Aveva poi ordinato un pizzico di neococa per rifasarsi del tutto con il giorno appena iniziato, e mentre sniffava si erano sentite due secche esplosioni distanziate l'una dall'altra solo da pochi secondi, la prima era abbastanza lontana, la seconda invece era più vicina ed aveva anche fatto anche tremare i vetri della porta d'ingresso.
La cosa non aveva preoccupato nessuno, tanto meno Marinora, le esplosioni urbane facevano ormai da tempo parte dell'inquinamento acustico metropolitano.
Una cosa però la incuriosì: una strana coppia di giovani che erano seduti al tavolo accanto al suo. Lui era un ventenne con l'aria di studente universitario, lei sembrava la tipica prostituta con il terzo occhio impiantato. Le sembrò che il giovane sorridesse al sentire i due botti, allora lei attivò lo scanner mentale ed avvertì contentezza e preoccupazione, sembrava che i due fossero appena usciti da un forte trauma, ma al contempo erano felici della situazione. Marinora pensò che ciò fosse molto strano e tentò di saperne di più. Il giovane era consapevole che erano saltati la sua casa ed il suo modulo di trasporto, ma perché era felice? Contenti loro… e si ritrasse anche perché non voleva si accorgessero della lettura del pensiero, si sa, chi ha il terzo occhio avverte molte cose, e poi in definitiva non erano cazzi suoi.
Si mise allora a sfogliare alcuni articoli di una mail rivista di moda, quando udì una voce sintetica <MARINORA AL COLLEGAMENTO TRE >
Si alzò, andò al bancone e si sedette alla consolle del collegamento tre sul cui schermo lampeggiava <MARINORA >
Questi erano gli ultimi ricordi. Marinora si alzò dalla sedia ed avvicinò un dito all'unica finestra. Attivò il magnete dell'unghia dell'indice della mano destra, ed al suo tocco i pixel del panorama urbano iniziarono a tremolare ed a scomporsi, ritirò la mano e scannerizzò prima la finestra e poi la stanza.
Dietro la finta finestra con il falso panorama d'alta definizione c'era solo il muro, analizzò le pareti, esisteva una porta di legno nascosta dall'ologramma del muro. La porta poteva facilmente essere sfondata col laser, ma Marinora decise d'attendere per ottenere le spiegazioni.
Dopo circa mezz'ora il muro scomparve, la porta s'aprì ed entrò un giovane vestito da malavitoso con un completo di pelle nera lucida.
- Vedo che sei già sveglia.
- Perché sono qui?
- Non eri tu quella che volevamo, ma con la vendita dei tuoi organi ci rifaremo almeno delle spese.
- I miei organi non sono in vendita, esigo una spiegazione.
- Volevamo Marinora, perché sei andata alla consolle?
- Io sono Marinora!
- Ma non sei quella che cercavamo.
- Non ho un nome comune.
- Comune non sarà, ma unico neppure. Per questo ci siamo ingannati, eri nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Marinora si fermò a riflettere: Questo scoppiato m'ha scambiato per un'altra. E cominciò a leggere il pensiero dello stupido. Pensava che fosse una studentessa, non sapeva che era un'indipendente con un sacco di protesi attive, e non sapeva neppure che avrebbe potuto farlo fuori in qualsiasi momento. Anzi il coglione stava pensando che non era niente male e che se la sarebbe fatta prima di venderla alla banca degli organi.
A quel punto lei pensò di farlo subito fuori, ma poi lo guardò meglio, lo stupido non era poi niente male, ribaltiamo la frittata: lo scopo e poi lo faccio secco!
- Senti amico, io non so chi tu sia, da me non ci prendi una lira perché sono una tossica e i miei organi non li vuole nessuno, sono una studentessa in bolletta e per mantenermi agli studi ho imparato un sacco di giochetti erotici. Perché non scopiamo e poi mi lasci andare ed amici come prima?
- Mi sembra una proposta accettabile.
E cominciò a spogliarsi. Marinora proseguì la lettura del pensiero e vide che era molto eccitato, ma dopo l'avrebbe sicuramente venduta.
Anche lei si spogliò, poi si mise nuda in terra sulla moquette ed iniziò ad accarezzarlo. Lo stupido la leccò tutta e fu bravo nel farla venire, poi lei iniziò a succhiarlo, infine si lasciò penetrare e la cosa andò avanti per una diecina di minuti.
Si staccò da lui, gli prese il membro in bocca e lo fece divenire duro prossimo all'esplosione. Ed a quel punto scattò la lama del medio della mano sinistra ed il membro fu istantaneamente tagliato alla radice.
Mentre il membro ancor duro cadeva sulla moquette ed uno schizzo di sangue s'alzava, Marinora era in piedi velocissima, per non sporcarsi e lo guardava sorridendo mentre l'emorragia lo stava uccidendo e dalla sua bocca uscivano dei rantoli di morte. Il corpo era in preda alle convulsioni e la sua vita stava fuggendo assieme al sangue che ormai aveva inzuppato la moquette di mezza stanza.
Lei si vestì attenta a non imbrattarsi, poi attivò il laser impiantato e sfondò la porta di legno. Mentre usciva si voltò a dare un'ultima occhiata allo stupido rantolante e mandandogli un bacino con le dita sussurrò - Adieu mon amour -
Dopo la porta vi era un ingresso ed un'uscita che dava al piano terra, fuori un vicolo maleodorante nell'anonima periferia cittadina.
Chiamò il modulo che dopo pochi minuti apparve, salì e si fece portare all'ingresso del palazzo ove si trovava il suo ufficio.
Attivò subito il suo personal ed iniziò una ricerca a raggio globale, quasi subito apparve una listata di Marinore sparse in ogni luogo del pianeta, selezionò i primi arrivi e proseguì con l'eliminazione su basi geografiche e d'età. Cancellate quelle che non potevano essere scambiate per lei si indirizzò verso tre donne che oltre ad avere il suo nome abitavano a non più di duecento chilometri da lei. I dati sulle tre selezionate iniziarono ad affluire, una di queste abitava in una città vicina e lavorava in un laboratorio di ricerca sui biochips. Questo fece scattare la molla a Marinora, molte persone che lavoravano a questo progetto erano state negli ultimi tempi misteriosamente terminate. Disse al PC di concentrarsi su questa, di attivare ogni motore di ricerca e di fornirle tutti i dati possibili. La prima cosa che apparve fu il volto, ed era molto somigliante al suo, arrivarono poi ben sette suoi indirizzi, ma tutti virtuali, in seguito giunsero gli altri dati. Ora poteva leggere per intero la vita della ragazza, dall'asilo fino ad oggi, compresi i conti bancari, i fornitori abituali, gli amici, i parenti, ed infine arrivò anche l'indirizzo ed il numero di codice del suo modulo di trasporto. Marinora fu soddisfatta del lavoro eseguito dal suo PC, era stato veramente eccezionale, e grazie a lei che l'aveva taroccato a tal punto da essere quasi senziente, aveva in lui sistemato chiavi d'entrata d'ogni tipo, ovviamente illegali che gli permettevano di scivolare in ogni piega della rete. Una ricerca così ad ampio raggio non l'aveva mai eseguita, ma era certa, dato il suo lavoro d'indipendente che prima o poi l'avrebbe compiuta, pensava per lavoro, non per ricerca personale.
Un dubbio la colse, non sono certo l'unico indipendente ad aver sistemato così il computer, e così ordinò al PC d'eseguire una ricerca su lei stessa.
Dopo meno di un quarto d'ora sullo schermo apparve praticamente tutta la sua vita, i suoi conti, gli amici, ecc.
- Manca solo il numero dei peli che ho nel culo! - esclamò ad alta voce e pensò che un indipendente serio non avrebbe dovuto lasciare tracce evidenti di sé, la sua professione esigeva discrezione ed invisibilità. Ordinò quindi al computer di ripulire la rete da tutti i suoi dati ed anche da quelli dell'altra Marinora.
Si sedette su una poltrona mentre il PC era al lavoro, accese una sigaretta per concentrarsi e decidere cosa fare. Intanto attorno a lei ronzavano tre e-mail, le afferrò al volo e le spinse verso la memoria.
Inviò un e-mail all'altra avvertendola del pericolo e che un modulo sarebbe passato a prenderla. Attese accertandosi che il messaggio fosse stato letto, poi inviò il modulo alla sua abitazione.
Passò mezzora prima che il suo mezzo di trasporto portasse l'altra Marinora dandole anche le istruzioni per salire in ufficio.
La porta si aprì.
- Ciao Marinora, accomodati.
- Che cosa vuoi da me? Perché mi hai fatto venire? Come sai il mio nome?
- Prima ascoltami bene - e le raccontò per filo e per segno che cosa le era accaduto.
- Ma a me non è mai successo niente d'insolito, ed anche il mio lavoro è solo di routine. Però avevo un appuntamento con un mio amico a quel computer bar, solo che non ho fatto in tempo ad andarci per un problema in laboratorio.
- E questo amico cosa poteva volere da te, fino al punto di farti rapire?
- Non lo so davvero, lo conosco da poco, ma con me è sempre stato molto gentile.
- E l'appuntamento al bar come te lo aveva dato?
- Con un e-mail che è arrivata svolazzando mentre lavoravo.
- Chiunque avrebbe potuto inviarla, sei sicura che fosse proprio un suo messaggio.
- E' vero chiunque avrebbe potuto inviarla.
- E' mai capitato qualcosa di strano tra te e lui?
- No mai. Aspetta, l'altro giorno mi ha lasciato a casa un pacchetto e mi ha detto che sarebbe tornato a riprenderlo.
- Via, di corsa a casa tua e vediamo di cosa si tratta.
Si alzarono, scesero al modulo e si recarono a casa della Marinora due, un cuballoggio come tanti altri nella città uffici.
- Ecco l'ho lasciato su questa mensola.
- Apriamolo.
- E' una scatola argentata.
- Guardiamo dentro.
- Ma che strano oggetto!
- E' uno di quei mistici oggetti della donna del fiume, vale una fortuna!
E lo sollevarono, era composto da due ossa levigate, un chip antico, due sassolini rossi e tutto legato assieme da sottili fili d'oro, dipinto con agili righe blu che s'intrecciavano tra loro creando angolature impossibili.
Tornarono con la scatola all'ufficio e fecero scannerizzare dal PC l'oggetto trovato.
Dopo un lungo lavorio il PC emise il verdetto <OGGETTO DELLA DONNA DEL FIUME - ATTRIBUZIONE CERTA AL 100% - NON CATALOGATO - NOT IN FILE - PROBABILE FUNZIONE: RICERCA VARCHI - APERTURA NODI DI BOSE - ATTIVAZIONE POSSIBILE AL 40% >
- E che significa?
- Prima cosa significa che vale un casino di soldi, poi che forse può essere attivato.
- Attivato per cosa?
- Gli oggetti della donna del fiume oltre ad essere delle autentiche ed inestimabili opere d'arte, sono anche dei catalizzatori energetici o psichici, nel nostro caso significa che se siamo capaci d'usarlo ci può portare in un'altra dimensione, oppure può creare un varco per l'iperspazio.
- Ammettiamo che si riesca a farlo funzionare, che ci succede?
- Non ne ho la più pallida idea, forse è meglio rimetterlo nella sua scatola.
- Fammelo riguardare.
E detto questo, Marinora due lo prese in mano, ed ebbe una sensazione di calore, anche se lieve, e - Guarda ! - in un angolo dell'ufficio si era formato un triangolo equilatero alto circa un metro e mezzo, era una riga viola luminescente a formare il triangolo.
- E adesso che facciamo?
- E se ci guardassimo dentro?
Misero una mano all'interno delle righe e la mano scomparve, la ritirarono fuori e niente era successo. Allora infialarono la testa e videro la sabbia di un deserto, contemporaneamente si trovarono entrambi nel deserto, un sole infuocato e la sabbia sotto i piedi, dietro a loro erano visibili le linee triangolari del portale.
In lontananza un'oasi rompeva la monotonia delle dune di sabbia, era un fronte di palme che si stagliava all'orizzonte col suo verde intenso.
- Che meraviglia!
- Si, ma molto pericoloso, se tentiamo di raggiungere l'oasi difficilmente ritroveremo il portale, guardiamoci intorno, godiamoci un po' di sole e poi rientriamo. Torneremo un'altra volta, ma con l'attrezzatura giusta, e magari ci divertiremo a fare le esploratrici.
- Guarda là tra le dune!
- Sono tre cavalieri e se ne stanno immobili.
- Non li avevamo visti, ma loro ci stanno osservando.
- E sono armati, hanno dei vecchi fucili a tracolla.
- Cazzo, la dietro ce ne sono degli altri!
- E stanno imbracciando i fucili.
- VIA!VIA!VIA!
E detto questo si rituffarono immediatamente nel portale, si ritrovarono nello studio e richiusero l'oggetto nella sua scatola.
- Torneremo adeguatamente preparate. Tra l'altro io ho bisogno di una segretaria e se ti va puoi stabilirti da me, non credo che per te sia salutare tornare alla tua casa ed al tuo vecchio lavoro.
- Ma ho tutte le mie cose nel cuballoggio.
- Manderò dei fidi dell'agenzia a prenderle e nessuno saprà mai dove sei finita. Ti creerò una nuova identità, dopo avere esplorato le possibilità dell'oggetto, forse potremo anche venderlo e vivere da signore i nostri giorni futuri.
- Tutto ciò è molto intrigante.
- E poi c'è dell'altro, sarà perché ti chiami come me, sarà perché ci somigliamo un casino, ma io avrei voglia di far l'amore con te.
- Anche a me era venuta la stessa idea.
Si trasferirono velocemente nell'appartamento di Marinora uno, fecero una doccia assieme e poi si sdraiarono sul letto.
Fecero l'amore e quando furono sazie, la uno disse - Vestiamoci è tempo di pensare al lavoro.
Consegnò alla due uno storditore e si recarono dove la uno era stata tenuta prigioniera. Entrarono nel vicolo e due uomini erano all'ingresso, li stordirono fulmineamente, entrarono dalla porta sfondata e bruciacchiata e trovarono due donne ed un uomo attorno al cadavere dissanguato, stordirono anch'essi prima ancora che si rendessero conto che qualcuno era entrato nella stanza.
- E ora cosa stai facendo?
- Mando un e-mail alla banca degli organi e gli vendiamo questi bei corpi caldi, a proposito ora hai un nuovo conto e ti chiami Costanza, va bene?
- Benissimo!
- Intanto fruga nelle tasche dei belli addormentati, che io perquisisco la casa.
- E cosa devo cercare?
- Crediti e tessere di credito, no?
- Così ci rifacciamo del disturbo.
Prima d'uscire frugarono i dormienti e l'appartamento, recuperando dodici tessere ed un bel gruzzolo, svuotarono le tessere tramite postacity e si accreditarono il tutto.
- Mi sa che la nostra società sarà redditizia - esclamò la neonominata Costanza e mentre rientravano nel modulo videro arrivare il furgone della banca.
- Ed ora cosa facciamo?
- Direi di andare al Cronodrome.
- Giusto, la notte è ancora piccola!

 

EXPRESS TRAMWAY

o giorno che sorgi! danzano gli
atomi di sabbia e le anime
perse nell'estasi danzano - ti dirò
in un orecchio per chi danzano
le sfere celesti ed il vento
(rumi)

E' passata già da un po' la mezzanotte e quel maledetto tram non arriva. Ma perché sto aspettando un tram? Non dovevo essere a cena con mio fratello e con gli amici? Ed invece sono qui sulla pensilina, da solo e chissà in quale parte della città, mi pare in periferia, ma non ne sono del tutto sicuro. La strada è ora quasi completamente al buio a parte due fiochi lampioni là in fondo. Non mi piace proprio questo quartiere, è così tetro, penso lo sia anche di giorno, tra l'altro comincio ad avere pure freddo, è sicuramente più di mezz'ora che me ne sto qui impalato, su questa pensilina sgangherata con disegnato in terra il gioco della campana, questo dev'essere un posto poco trafficato ove i ragazzi durante il giorno giocano: ho visto uno scheletro d'aquilone che penzolava dai fili della luce, prima quando è passata una mercedes.
Qui c'è un foglio con gli orari, vedo che una linea doveva passare alle 11.50 ed adesso solo le 12.45, un ritardo così non si verifica mai. Non c'è un pedone e dopo la mercedes passata mezz'ora fa, nessun'auto è transitata: adesso una leggera nebbia comincia pure a salire dall'asfalto.
Mi sono quasi rassegnato a rientrare a casa a piedi (sapessi solo da che parte andare) quando vedo da dietro la curva della strada, in fondo alla piazza, spuntare un paio di fari rotondi: è il tram, finalmente, sono salvo, esco da qui.
Arriva sferragliando un po' più del solito nel silenzio di tomba della notte e lentamente s'arresta davanti alla pensilina dove sono, con un sibilo d'aria compressa che sfugge s'apre la portiera, nessuno scende, e chi vuoi che scenda a quest'ora in questo posto del cazzo?
Salgo, c'è parecchia gente stanotte sul tram, mi scelgo un sedile vuoto e mi siedo accanto al finestrino. Sferragliando il tram riparte per il giro panoramico notturno della città, guardo fuori del finestrino, rilassandomi e cercando di scorgere prima o poi un luogo familiare, sì da riprendermi con l'orientamento. C'è seduta davanti a me un'anziana signora con una radiolina accesa, anche se il volume è basso la sento distintamente, parla di alcuni scritti postumi di Padre Pio, sarà sicuramente Radio Maria, quella radio lì entra in tutte le frequenze…..
"……..ma dico di portare seriamente all'attenzione
che non v'e' morbo infettivo di animali - che
mangiando le carni, non incausi contaminazioni
più o meno simili anche all'Uomo - a seconda
di più o meno soggettiva resistenza immunitaria.

Mercati disonesti delle carni non buone - disposti
a sgravarsi d'ingombri infettivi anche per poco -
non prendono solo per fame in paesi ultimi.
Ma ancora continuano affari in paesi ricchi di nomina
dove sono sempre più i poveri - sia come sia
costretti a prendere dubbi alimenti a più basso costo.

Similmente per prodotti vegetali di nutrizione alterati
nel gene - che tra sementi camuffati e volatili spore difficili
da contenere - si capirà solo tardi degli effetti d'alterazione
biologica sull'uomo. E di quali irreparabili danni
uniformanti delle molteplici diversità vegetali
divinamente in natura; l'un l'altra indispensabili
al mantenimento dell'ecosistema naturale.

Il Mondo va come va per consentita conveniente
ignoranza di popoli al margine - tra lotte barbariche
e più astute perseveranti lotte mai fine in favore
ormai d'egemonie dominanti.

Ma ancora più orrendo agli occhi di Dio è che
Scienza e Scienziati più accreditati nel mondo
Civile - si asservano - anziché parlar forte
responsabilmente del tutto vero che sanno ...
Ghandi, Mahatma Ghandi: il mite eroe della Pace
e per la Pace - dava in spirito più che in armi
a sue genti la forza per vincere e rimanere
nell'integrità' Civile e Spirituale di loro cultura.

Come da memoria storica dal passato al futuro
non più armati ma miti, ispirati eroi, pii forti e vincenti
poiché uno in Dio e con il Popolo nella verità di più
alti ideali - Civili e Spirituali.

Tanto che gente comune deviata or non ben comprende -
perché guarda al mondo con occhi illusi e bramosi
d'avere e potere che viene loro a modello.

Però insieme ancor più esse genti comuni che vedono
e soffrono incubi in sogno e più reali soffrenti condizioni
di or sempre meno sicurante vita buona e futuro.

Mentre ad altri più creditati venduti - finché durano
paganti compensi a suadenti menzogne di
Scienza non Scienza varrà ancora per poco la fama
perché tanto si vedrà solo poi ..."

Sembra una poesia più che una lettura, e poi sarà davvero di Padre Pio? E senza accorgermene scivolo lentamente nel sonno.
Mi risveglio di soprassalto, ho avuto un incubo, mi sono sognato un incidente con mio fratello morto schiacciato dall'auto che s'è ribaltata mentre si andava verso una discoteca. Sono tutto sudato, il cuore mi batte all'impazzata, ma non dovevo essere a cena con gli amici? Mi guardo attorno preoccupato: quanto avrò dormito? Sicuramente la mia fermata l'avrò saltata da un bel pezzo. Ma il cielo è sempre nero, d'un nero intenso, la notte è ancora fonda, allora mi sarò appisolato solo per pochi minuti. La vecchia con la radiolina non c'è più, se ne sarà andata in pace con Padre Pio, il Sony e Radio Maria. Guardo l'orologio e con stupore m'accorgo che segna le 9.32. S'è rotto, mai fidarsi di questi swach a cristalli liquidi, non valgono nulla. Sto per chiedere l'ora ad un signore che è seduto poco più avanti, ma mi guardo attorno stupito, il tram sembra ora diverso, più grande, i sedili sono riccamente imbottiti e poi c'è molta gente, troppa.
Non ho mai visto così tanti passeggeri in tram nelle ore notturne. Torno al mio finestrino, cerco di guardare fuori, ma non riesco a distinguere nulla, solo buio, nessuna luce. Provo allora ad aprirlo, ma non vi sono manovelle o pulsanti d'alcun tipo. Il tram (ma sono sempre sul tram?) si è fermato, faccio per alzarmi, voglio scendere, qui c'è qualcosa che non va, ma i miei movimenti avvengono al rallentatore, è entrata dalla porta spalancata una ragazza di colore, molto giovane con una grossa borsa di plastica bianca ed una minigonna vertiginosa. Sicuramente una zoccola che rientra dal lavoro per strada. Si guarda attorno un po' sorpresa, penso per l'affluenza, mi guarda, sorride e s'avvicina verso di me. Sono in piedi davanti al sedile, la porta aperta a pochi metri da me, voglio raggiungere l'uscita, ma i miei movimenti sono lentissimi, praticamente sono bloccato lì. Lei sorride, la porta si chiude, mi risiedo, lei si accomoda proprio accanto a me, ora i movimenti sono tornati normali: posa il borsone sul pavimento, estrae un pacchetto di sigarette ed un accendino, mi fa cenno se ne voglio una e mi rivolge alcune parole incomprensibili: ovvio, è un'extracomunitaria, è qui da noi per darla e farci un po' di grana. Però non è poi male, le sorrido ed accetto la sigaretta, lei me l'accende. Stiamo entrambi fumando, ma non era vietato sui servizi pubblici? E chi se ne frega, se qualcuno si risente faccio anch'io l'extracomunitario e poi la spengo. Sto fumando, ma io fumo? Onestamente non me lo ricordo, intanto lei seguita a sorridermi, ogni tanto dice qualche parola in quella sua strana lingua ed io le rispondo con sorrisi o le faccio cenno che non ho capito un bel niente di quello che mi vorrebbe dire. Do un'occhiata al finestrino, ma seguito a vedere nero: buio totale. C'è qualcosa che non va, anzi ci sono parecchie cose che non vanno: questa notte è troppo lunga, fuori è troppo buio, il tram è troppo grande. Tiro fuori di tasca il cellulare e digito il numero di mio fratello: non c'è rete, e ti pareva?
Mi sento sempre più inquieto, lei intanto s'è tolta i sandali alti di quelli con le zeppe ed ha disteso le gambe sul sedile accanto a me, butta la cenere sul pavimento con la massima indifferenza. La osservo, le sue gambe sono proprio ben fatte, lei si lascia osservare e sorride. La minigonna è già salita fin troppo in alto ed i miei occhi s'incollano proprio lì, lei allora la tira su del tutto ed il suo sesso è proprio davanti a me, niente biancheria intima. Imbarazzato mi guardo attorno e non c'è più nessuno nello scompartimento, non c'è proprio niente di normale stanotte. Il tram sì è nuovamente fermato, tento d'alzarmi, ma è inutile, sono nuovamente rallentato, accarezzo allora le gambe alla mia bella extracomunitaria ed ad ogni carezza m'avvicino sempre di più alla sua cosina: bella nera e col pelo lì biondo! Sono entrati due giovani e stanno animatamente parlando in napoletano, ci sorpassano e non ci degnano d'uno sguardo anche se lei è sempre lì con la fica di fuori, e si dirigono verso gli scompartimenti più avanti. Lei intanto sta accarezzando il suo sesso e mi lancia gridolini d'invito, poi decisamente mi prende una mano e la struscia contro di lei. Sento la sua pelle morbida ed a quel punto non mi frega più niente di niente: mi sbottono i pantaloni e la penetro, lei bagnata m'accoglie. Vengo dopo soli quattro o cinque colpi, la situazione è troppo strampalata ed eccitante. Le chiedo scusa d'esser venuto subito, ma tanto questa qui non capisce un cazzo, mi rimetto in ordine, mi guardo intorno, seguita a non esserci più nessuno, le prendo un'altra sigaretta, l'accendo, le faccio un cenno come dire ritorno subito, e m'avvio verso un altro vagone, mi sembrava fossero solo altri due, il tram era composto di tre vagoni, ed io ero salito sull'ultimo. Riesco a muovermi con facilità, non sono per niente rallentato, tiro un'altra boccata dalla mia sigaretta e mi trovo in un altro vagone con molta gente ed alcuni hanno dei vestiti proprio strani, sembrano abiti del secolo scorso.
Ma già, in periferia ci sono gli studi cinematografici e delle volte anche per strada se ne vedono di tutti i colori. Vado avanti: i vagoni sono troppi e poi sembra un treno invece che un tram. In uno scompartimento in fondo al vagone ci sono due che fanno l'amore, completamente nudi, torno indietro per vedere meglio e solo allora mi rendo conto che questo vagone non è per niente come quello dei tram, è un vero e proprio vagone ferroviario come quelli d'una volta, quasi tutti in legno, col corridoio e gli scompartimenti a lato. 
Trovo uno scompartimento vuoto, entro, i sedili sono in legno chiaro, così come i portabagagli in alto, vi sono poi tre finestrini stretti e lunghi, con le maniglie d'ottone per aprirli e chiuderli. Afferro una maniglia e tiro giù il vetro: fuori c'è il solito buio, malgrado il movimento del treno (?) il vento non entra, ma la sensazione di velocità è evidente, così come lo sferragliare delle carrozze. Sporgo la testa fuori dal finestrino e mi ritrovo a spingere in una sostanza densa che oppone pure un po' di resistenza e mi lascia appena respirare.
Impaurito mi ritraggo di scatto e chiudo il finestrino spingendo la maniglia verso l'alto. Mi accascio sul sedile, panca di legno, sul pavimento vedo dei cellulari abbandonati ed un giornale, lo prendo e l'apro: è scritto, mi sembra in cirillico. Lo poso sul sedile di fronte al mio, afferro un cellulare, l'accendo, è fuori rete, lo metto sopra il giornale e scoraggiato mi prendo la testa tra le mani. Dal lato che da sul corridoio, semioscurato da pesanti tende nocciola, vedo passare un uomo alto con un berretto con fregi rossi e mi è sembrato in uniforme, è il bigliettaio mi dico, se mi chiede il biglietto voglio ridere…
Mi fiondo comunque fuori dal compartimento per parlare con lui, per dirgli che voglio scendere, non m'importa a quale fermata, voglio scendere e basta…
Ma il corridoio è completamente deserto ed anche esageratamente lungo. Avrei a questo punto voglia di un'altra sigaretta, ed anche d'un caffè: il caffè sarà un po' improbabile trovarlo, ma la sigaretta, la tipa che ho scopato prima, anzi che m'ha scopato, ne aveva un pacchetto quasi pieno, quasi quasi torno a cercarla.
Mi scuoto e m'avvio verso l'altro vagone, ma questo sembra non finire mai, più cammino, più il corridoio sembra allungarsi, mi ricorda l'interno dell'Orient Express, sì il vecchio film in bianco e nero, anche qui sembra tutto in bianco e nero, fuori poi c'è solo il nero.
E vedo una porta strana la in fondo, sono sicuro che prima non c'era….la raggiungo e la apro: incedibile! È un vagone ristorante!
Ma non ero su un tram? E c'è anche un bar. Un cameriere dietro al banco sta preparando degli aperitivi, mentre ai tavoli vi sono solo quattro persone il resto è vuoto.
Vorrei qualcosa di molto forte e delle sigarette, lo dico al barman, ma lui mi risponde con uno strano linguaggio. Cazzo ma questi fottuti extracomunitari son proprio dappertutto, ci stanno fregando tutti i lavori! Adopero allora il linguaggio universale dei gesti e lui mi mette davanti un aperitivo d'un colore rossastro, un piattino d'olive con gli stuzzicadenti infilati ed un pacchetto di sigarette. Lo prendo e lo guardo con curiosità, è un pacchetto di color azzurro e sopra non c'è scritto nulla, neppure che t'ammazza, solo dei ghirigori in oro che comincio a pensare siano una scritta.
L'apro, sono sigarette sottili col filtro, vedo che accanto al piattino con le ulive c'è anche una bustina di fiammiferi, di quelli che mi sembra si chiamino Minerva e che si scroccano solo sulla loro striscia nera. Anche la bustina è di cartoncino azzurro con gli arabeschi in oro.
Mi accendo la sigaretta, buona (ma fumo? E da quando?) e bevo l'aperitivo tutto in un sorso. Roba buona, mi dico e faccio per pagare, ma il cameriere non c'è più dietro al banco, è sparito.
Mi siedo allora ad uno dei tavoli, il tempo passa e dopo una ventina di minuti un altro cameriere si fa vivo, questo è un orientale. Ordino un primo, lui capisce e distrattamente vengo servito in fretta, chiedo del vino, e questo se ne va senza spiccicare una parola, ma torna poco dopo con una bottiglia di birra bionda formato famiglia: l'etichetta sembra quella del pacchetto di sigarette. Non so l'ora, ma non mi sembra l'ora di pranzo, e neppure quella di cena, forse è per questo che c'è pochissima gente qui.
Finito il primo e scolata la birra, vado al bancone e chiedo un caffè, indicando la macchina in pressione dietro al banco. Me ne servono uno un po' troppo lungo. Saluto e me ne vado senza pagare, nessuno trova niente da ridire, vago per il corridoio ed a pochi metri dal vagone restaurant vedo uno scompartimento vuoto, mi siedo sui sedile, e meno male che questi sono imbottiti e cerco di riflettere su ciò che mi sta succedendo. Mi guardo intorno: sul portapacchi vi sono due valige, sono polverose e sicuramente abbandonate da tempo, in terra alcuni cellulari spenti ed una banconota da cinque dollari, i finestrini danno sempre sul panorama nero (lo nascondo tirando le pesanti tendine nocciola), le luci sono leggermente azzurrate ed emanano una luminescenza morbida, alle pareti della cabina vi sono affisse sotto vetro delle stampe con disegnati i soliti arabeschi in verde, in celeste ed in oro e senza figure, ma l'ultima stampa a sinistra ha delle scritte normali, mi avvicino e la leggo:
"..Sono una statua mutila
in fondo ad un'acqua chiara
fermato in un gesto - e spezzato.
Soltanto un tremore di cose
specchiate - alberi che si incielano
e rapidi voli - può darmi
delirio di tempo
mutare il nulla in Parola. "
Sotto la poesia, piccolino, piccolino, c'è scritto L.Sciascia, ed è anche tra parentesi, sarà l'autore, L . sta per Leonardo, ma mi sembra che sia stato uno scrittore e non un poeta, ma insomma io per queste cose non ci sono mica, e poi cosa voglia dire coi suoi versi non lo so, non ci capisco un cazzo, non ci sto con la testa per queste cose, per me questa scritta è uguale agli arabeschi, o al giornale in cirillico che ho trovato prima, non mi dicono nulla, non mi spiegano nulla, cazzo ma qui è tutto un enigma, manco c'è la rete. Cellulari ce ne sono in abbondanza, e miracolosamente tutti carichi, anche il mio è carico, ma se la rete non c'è i cellulari te li sbatti sulle palle.
E rimugino, rimugino, e passo al sonno senza neanche accorgermene.
……..sono in auto, sto guidando, è la solita auto dei miei incubi: è notte, l'auto è piena d'amici si sta tornando dalla cena, eravamo alla Baracca del Nanni, giù in Padule, noto per le tipiche specialità gastronomiche. La cena era stata una favola ed adesso si va verso Firenze e ci si ferma in discoteca. C'è una curva a sinistra, forse la sto prendendo un po' troppo forte, forse ho bevuto un po' troppo o forse c'è qualcosa che non va alla trasmissione: l'auto sbanda, sfiora un palo, s'impenna, salta un canale poi si ribalta due volte in un campo di granturco , nella carambola la portiera di destra si spalanca, mio fratello Roberto che è seduto accanto a me viene sbalzato fuori dall'abitacolo. L'auto si ferma infine sulle quattro ruote. Tutto s'è svolto in un attimo, ma lo rivedo come al rallentatore, con mille dettagli che si fanno sempre più nitidi. Usciamo fuori, contusi ma illesi, non vediamo Roberto, lo chiamiamo "ROBERTO….ROBERTINO….DOVE SEI? Non riusciamo a capire dove sia finito.
Solo dopo una diecina di minuti ci accorgiamo che l'auto s'è fermata proprio sopra di lui che giace semiaffondato nel campo, una ruota è proprio sulla sua testa….anzi, è al posto della sua testa….
Cerchiamo di spostare l'auto, ma non c'è più nulla da fare. Disperati giriamo impotenti attorno all'auto……
Mi risveglio all'improvviso col cuore che mi batte all'impazzata, questo sogno, questo maledetto sogno, l'ho già fatto altre volte….è ricorrente.
Ora poi che sono s'un folle tram che s'è trasformato in treno, siamo all'incubo nell'incubo.
Bestemmio sottovoce, cerco un bagno e lo trovo: mi rimetto in sesto anche con l'acqua del bagno che ha uno schifosissimo sapore metallico come l'acqua di tutti i treni e comincio a passeggiare fra gli scompartimenti, un vagone dietro l'altro, su questo treno che sembra proprio non avere mai fine.
Ma qualcosa è cambiato, non c'è più il buio la fuori, ma un bianco lattiginoso, denso, che non lascia scorgere nulla, una nebbia semidensa e lattea. Una ragazza sta fissando il vuoto lattescente, questo nulla bianco, attraverso un finestrino, come ipnotizzata: la raggiungo, le chiedo se sa dove stiamo andando, lei mi guarda con un'espressione seria e mi dice sottovoce due o tre parole intraducibili, in una lingua che non ho mai sentito e che non credo neppure esita….questa qui non è extracomunitaria, sembra un'italiana puro sangue come me, ma perché parla strano?
E' bella, molto bella, ma i suoi occhi sono assenti, la guardo a lungo, le sorrido, le stringo le mani e chiedo più a me che a lei - Ma cosa cazzo sta succedendo? -
Mi abbraccio a lei cominciando a singhiozzare, inaspettatamente mi porge un fazzolettino pulito di carta, tirato fuori chissà da dove.
Mi asciugo gli occhi ed a braccetto passeggiamo assieme per il treno. Mi indico e a lei dico - Stefano, Stefano - lei annuisce e poi dice - Tefanno - ed io - STEFANO - ben scandito, al che ripete il nome quasi in maniera giusta, poi con un dito indica se stessa e mormora - Haktdell - 
Cerco di tradurre e dico - Adele, va bene Adele?
- Haktdell!
- Senti, cerchiamo si semplificarci l'esistenza, io Stefano, tu Adele.
Mi fa cenno come di aver capito, ed io le stringo la mano dicendo a bassa voce, ora ci siamo presentati.
Siamo intanto arrivati ad un vagon lit, troviamo un letto vuoto (sono quasi tutti vuoti) e ci accomodiamo. Lei mi coccola come fossi un bambino, mi accarezza, ma non accenna un sorriso. Chissà da quanto tempo è rinchiusa qua dentro, la vita di treno non dev'essere un granché, ci credo che abbia terminato i sorrisi.
Mi addormento nuovamente mentre lei mi sta accarezzando ed intona una strana nenia.
…..sono nuovamente in quella maledetta auto, Robertino è accanto a me, siamo usciti allegri dalla cena e vogliamo recarci in discoteca. Tra poco ci sarà la curva, lo so, ma non posso far niente se non continuare a guidare, non riesco a frenare e neppure a rallentare: l'auto inizia a sbandare, sfiora un palo, s'impenna, salta un canale, si ribalta due volte in un campo, la portiera di destra si spalanca nella carambola, cerco d'afferrare mio fratello, ma non ce la faccio, viene sbalzato fuori dall'abitacolo mentre l'auto si ferma sulle quattro ruote, gli altri sono solo contusi ma illesi, cercano Robertino, ma non lo trovano: Io so dov'è e non mi muovo dall'abitacolo…sto piangendo….
Mi risveglio che piango, Adele, la mia nuova amica è ancora al mio fianco, m'asciuga le lacrime col lenzuolo, mi accarezza per calmarmi.
- Andiamo a fare colazione.
- …………………………
- Cercheremo un vagon restaurant.
- …………………………
Partiamo alla ricerca del cibo e dopo aver oltrepassato un bel po' di vagoni, finalmente ne troviamo uno e ci sediamo al bar, ordino un cappuccio con cornetto alla crema per me, e lei con la sua lingua gutturale emette alcune parole in direzione del barman, che si mette subito all'opera e posa davanti a me quello che ho richiesto (incredibile!) e davanti a lei una spremuta d'arancia. 
E mentre più tardi passeggiamo insieme senza meta lungo i corridoi del convoglio, il treno nuovamente s'arresta, per poi ripartire quasi subito. C'è una porta, proprio davanti a noi con due ante di cristallo, ma non s'apre.
Fuori la nebbia lattiginosa si squarcia spinta dal vento e ciò che vedo m'angoscia sempre più: ci sono le macerie d'una antica stazione, osservo scheletri d'auto arrugginite e carrelli rovesciati di supermarket, pali della luce e del telefono abbattuti e grovigli di fili attorno ad essi, dei cespugli rotolanti corrono veloci….poi la nebbia ha il sopravvento e chiude la triste visione come un sipario che cala.
Con la mia nuova compagna proseguo la monotona vita da treno non so per quanto tempo. I giorni non sono qui calcolabili perché l'alternanza della luce e del buio all'esterno, sembra casuale, risponde ad algoritmi non commensurabili. Seguito a fare il mio sogno, il mio incubo ogni volta che mi addormento e talvolta anche da sveglio.
E se l'incubo procede, procedono pure le mutazioni che lentamente riesco ad inserire.
All'inizio avevo la coscienza di ciò che stava per accadere, ma non riuscivo ad intervenire in alcun modo, poi pian piano sono riuscito ad introdurre dei piccolissimi movimenti sì da interrompere l'immutabilità della sequenza. Se tentavo di rallentare o di frenare, ciò risultava sempre impossibile, avevo allora, sogno dopo sogno iniziato a variare qualcosa, la prima volta introdussi un colpo di tosse, poi uno sbadiglio, infine una parola, due parole, fu una vittoria quando dissi - Mi accendo una sigaretta - e riuscii realmente ad accenderla prima dell'incidente.
Ho raggiunto il trionfo quando sono riuscito ad accendere una sigaretta anche a mio fratello chiedendogli - Vuoi fumare?
Adesso sono pronto per il vero mutamento, me lo sento, risolverò il problema, so cosa fare.
Ancora con Adele un'abbondante cena (o pranzo?) con vini e birre in una nuova carrozza ristorante, non si riesce mai a ritrovare quella già usata una volta, ma questa volta il ristorante sembra avveniristico, quasi fosse tolto da un film di fantascienza ed ad un tavolo distante dal nostro vedo delle persone che non mi sembrano tanto "persone" hanno delle articolazioni che sembrano sbagliate, ed anche se sono sedute si capisce che devono essere molto alte. Mentre li sto osservando, uno di loro si gira e mi guarda dritto negli occhi, con strani occhi cangianti, e guardandomi mi paralizza per un attimo e mi lancia nella mente un "ma cos'hai da fissare?
Per la durata del pranzo li ignoro, mi sa che è meglio, cerchiamo poi una cuccetta, ne troviamo una superimbottita offerta da queste strane ferrovie dello stato, faccio l'amore in fretta, una sigaretta speziata prima di…
- Buona notte, tesoro..
- Knotte
Sì, qualche parola ha finalmente imparato e poco dopo ecco nuovamente l'incubo, ma affrontato in piena coscienza.
….io guido, l'auto sfreccia veloce e non ci provo neppure a frenare, anzi pigio forse un po' di più l'acceleratore, ancora due curve prima dell'incidente. Non accendo nessuna sigaretta, non chiedo a Robertino se vuol fumare, ma invece ad alta voce con tono autoritario gli intimo: - Allaccia le cinture!
Il tono è perentorio, da comando, lui mi guarda un attimo un po' stupefatto, sa che non me le allaccio mai, e guardandomi interrogativamente le allaccia, forse perché strafatto, forse perché intimorito dal tono del fratello maggiore che ordina, o forse per riflesso condizionato, influenzabile anche dall'erba che ha fumato prima. Che so io, ma il fatto è che funziona! L'allaccia!
E mentre la cintura scatta, imbocco la maledetta curva a sinistra, ma sto ridendo e non ho neppure le mani sul volante, e l'auto sbanda e urlo - Ce l'ho fatta! VAFFANCULOOO!!!
Sbanda, sfiora il solito palo, s'impenna, salta un canale, si ribalta per due volte in un campo di granturco, nella carambola la portiera di destra questa volta viene strappata del tutto e mio fratello, Roberto, con gli occhi sbarrati resta inchiodato al sedile dalla cintura che lo stringe….l'auto si ferma infine sulle quattro ruote, e gli altri escono ed io seguito a ridere mentre guardo mio fratello che ha sempre gli occhi sbarrati ed una riga di sangue mi scende dalla fronte.
Poi esco, slaccio la cintura di mio fratello, l'aiuto a scendere, l'abbraccio e ballo con lui piangendo e ridendo.
- Che bello! Non ci siamo fatti un cazzo!
Ci avviamo tutti verso la strada, quando siamo sull'asfalto, torno indietro, dall'auto prendo un vecchio giornale, dalle tasche tiro fuori un pacchetto di sigarette, è di color blu con arabeschi oro, una bustina di minerva con gli stessi disegni del pacchetto, accendo prima la sigaretta, poi il giornale che getto accanto all'auto.
Il fuoco divampa prima sull'erba mentre corro verso gli altri, poi gira attorno all'auto infine l'avvolge con una vampa e poi il tutto esplode con un sordo WWOOWW!!!
Corriamo tutti veloci sulla strada mentre s'ode il botto ed altre auto si fermano.
Mi siedo sull'asfalto, ho visioni d'interno di un treno, con un volto femminile che mi sta scrutando stupito, poi la visione s'allenta e mi ritrovo nella strada con l'auto nel campo che brucia, Robertino m'aiuta ad alzarmi e c'infiliamo nell'auto di Sandro, un amico che c'era dietro ed in discoteca andiamo lo stesso, qualcuno ha già telefonato alla stradale ed al carro attrezzi, tanto nessuno s'è fatto nulla, meglio così.
E sono in discoteca seduto ad un tavolo, con accanto una birra e cerco di ricordarmi qualcosa d'importante che è avvenuto prima dell'impatto, ma non mi viene nulla in mente, e se è veramente importante prima o poi lo ricorderò. La serata va avanti senza storia e mi fumo una dopo l'altra, fino a finirle quelle strane, ma buone sigarette, in quel pacchetto azzurro.
Il mattino ormai s'avvicina e questa strana notte m'ha provato abbastanza, e poi ho finito soldi e sigarette…e l'auto è bruciata….appoggio la testa sul tavolo, mi lascio andare al ritmo martellante della musica, mentre tra luci variopinte scorgo gente ballare nella pista.
La discoteca intorno a me ha improvvisamente un sobbalzo, no sono io che sobbalzo e sono nuovamente flippato alla guida dell'auto, in piena velocità a cento metri da quella stramaledetta curva a sinistra, guardo verso mio fratello: le sue cinture sono allacciate. Tiro un respiro di sollievo e lascio il volante, tanto so già cosa sta per accadere: l'auto sbanda, sfiora il palo, s'impenna, salta un canale, si ribalta per due volte in un campo di granturco, la portiera del mio lato viene strappata via e nella carambola sono io che volo fuori, sfiorando l'auto per poi pesantemente cadere sulla terra del campo. La terra è morbida, ma l'uro è violento e vedo l'auto arrivare proprio sopra di me ed una ruota è sul mio capo, mi colpisce e la testa affonda sotto terra ed assieme al buio sento schiocchi di rami secchi che si spezzano, poi il silenzio si somma al buio.

 
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