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Annarosa Cavallini
Da  Ferrara  Emilia Romagna  Italia
 
E così, piano piano
 
Ci voleva solo questa, oggi, per farmi capire che in fondo non esiste solo la tristezza: la mia insegnante di musica mi ha comunicato di essere incinta. Lo cercavano già da un po’ questo bambino. Immagino la felicità dell’attendere insieme, costruire insieme qualcosa per il futuro. Non ho mai desiderato figli, l’ho persino negato al mio ex marito, un bambino. Infatti, poi, l’ha fatto con un’altra. Mi sta bene.
Il mio cuore è ingombro di rottami amorosi: dolori, ricordi, sogni, rimpianti, delusioni, sofferenze, rimorsi, umiliazioni, malinconie. Il problema è che questi non sono rifiuti riciclabili. Non esistono cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti sentimentali. E la felicità? Dove l’abbiamo messa? Perché non contribuisce con il suo peso a rendere più belle le giornate che seguono le “fini”? forse perché la felicità è fatta di frazioni di secondi, scintille, non ha peso. O forse perché ogni attimo di felicità va pagato a caro prezzo. Quindi nel bilancio…dare/avere…pesa di più l’infelicità.
Non so perché hai deciso di stroncarmi come hai fatto. Con così grande crudeltà. Chirurgica precisione. Sono ancora impietrita, sconvolta, una lama rovente infissa nel mio cuore. Dolore fisico. Che, comunque, si sta lentamente attenuando. Per fortuna il tempo passa. Maledetto il tempo che passa. Passa e si porta via i miei giorni. Ed io ancora qui a cercare di capire cosa voglio fare, cosa voglia dalla vita, dagli altri e da me. Passa e si porta via la mia gioventù, la mia vita.
Che stupida, che ingenua, superficiale creatura sono stata a credere. Come potevo pensare che fossero vere le tue parole: “ti amo”, “non dubitare mai del mio sentimento per te”, “come con te con nessun altra”.
Dopo la nostra lontananza, un riavvicinamento travolgente. Mi hai fatta innamorare. In così poco tempo. Un mese. Trenta giorni.
Un ritrovarsi così intenso, frutto della lontananza e del desiderio così forte. Quell’attrazione fatta di baci e carezze, rimproveri e sfuriate per le tue colpe, le mie.
“Non dirlo più…”, “taci, taci, taci...”, “giura che non mi farai mai più stare così male…”. Quanto male siamo stati capaci di farci in un anno?
Il muro di diffidenza che mi sono costruita attorno nel corso della mia vita è fortissimo. Riesco a mantenere un distacco che mi permette di soffrire il meno possibile. E così è stato con te.
È vero, questo mi costringe ad essere stronza. Ma tu forse non lo sei stato con me? Non dimentico quella volta che ti sei preoccupato di dirmi che avevi fatto l’amore la sera prima con una di venti anni più giovane di me. Lo sai che non è la mia età a crearmi problemi. Lo sai che posso ancora permettermi il lusso di scegliere. Forse è proprio questo che non sopporti. Nove anni hai aspettato prima di riuscire a possedermi.
Quando ci siamo conosciuti eri così giovane. Non riuscivo a capire il perché tu dovessi passare con me quel pomeriggio sul divano del mio salotto a consolare la mia cagnetta, sottoposta a isterectomia. Certo, immaginavo dove tu volessi arrivare, ma allora non avrei mai pensato di andare a letto con un uomo di ventidue anni più giovane di me.
Quella mattina, quando trovai il tuo biglietto sul parabrezza della macchina, ti chiamai proprio solo perché ero curiosa di sapere cosa tu avessi fatto in tutti quegli anni passati dalla nostra conoscenza in palestra. E da lì a incominciare una storia il passo è stato breve.
Brutto carattere, il tuo, che si scontra con il mio ancora più brutto. Nessuno dei due vuole cedere di un passo. E così decido di non vederti più.
Ma tu sei testardo, non mi lasci in pace, mi torturi. Ed io, lacerata, vorrei cederti, ma non ti voglio dare la soddisfazione di averla vinta.
Credevo di riuscire a rimuoverti più facilmente dai miei pensieri. E invece rimani, ripresentandoti a tratti nella mia vita, un ricordo, un profumo, il tuo. La mia vita prosegue secondo i suoi ritmi, i miei alti e bassi, le esaltazioni e le tristezze infinite. Il senso di vuoto, la solitudine. La disperazione quando mi rendo conto che a nessuno posso parlare dei miei stati d’animo.
Ho costruito di me un’immagine di donna forte, che ascolta gli altri ma mai agli altri racconta di se. Come potrei? Certe cose nemmeno alle persone più care riuscirei mai a dirle. Non voglio apparire debole, non voglio avere bisogno di nessuno, nessuno. Pur di raggiungere questo scopo studio tutti i sistemi, fino ad arrivare al punto di essere sgradevole e antipatica. Oh, quanto riesco ad esserlo!!!
E con te ci sono riuscita meglio che mai. Non ti ho voluto dare la soddisfazione di dimostrati quanto mi fossi entrato nell’anima. Forse non me ne sono resa conto neppure io.
E così, piano piano, quando qualcosa mi ha spinto a ricercarti, ci siamo giurati che mai più ci saremmo fatti del male.
Ed è stato bello riscoprire in te la dolcezza. E riscoprire la mia. Il mio pulcino…questo eri.
E così, piano piano, mi sono lasciata scivolare fra le tue parole ed i tuoi baci.
Ed è stato bello pensare di poter lasciare pesare sulle tue spalle per un po’ i miei fardelli. Così come sentirti dire che ti sarebbe piaciuto vivere con me.
E così, piano piano, si è sgretolata la mia difesa.
Ed è stato bello dirti cose che mai a nessun uomo ho detto.
E così, piano piano, è emersa la mia fragilità.
Ed è stato pazzesco scoprire che, proprio la sera in cui ti ho detto che mi sarebbe piaciuto avere un figlio da te, mi hai colpito con una pugnalata al cuore.
Quanta rabbia nascondevano gli occhi che mi guardavano mentre stavamo facendo l’amore? Quanta voglia di vendetta nelle mani che mi accarezzavano? Quanto risentimento celato nelle parole che non ti stancavi di sussurrarmi.

Hai preso tu quei maledetti soldi!!!

 
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