Racconti 

visitata

volte 

Maria  Pina   Ciancio
Da   ...  Basilicata  Italia
Viaggi in terra di Lucania
di Maria Pina Ciancio
(…)

Questa è una terra che tanto più l’attraversi, tanto più la comprendi. Cerco di spiegarlo anche a Silvana. Per lei, avvezza al mare e alle spiagge ricche di Sorrento, la Lucania altro non è che la cugina dal vestito povero. Mi accompagna nei miei viaggi. Siamo sotto l’Alpe. Nebbia e pioggia. Castelsaraceno le fa paura ingoiato quasi dalla roccia o sputato dalle fauci di un felino. Percorriamo la strada vecchia. Più lunga e suggestiva. Ci perdiamo tra i vicoli stretti e le piazzette di San Chirico. Silvana ha la sensazione che il paese possa scivolare giù da un momento all’altro dallo sperone roccioso e annegare con tutta l’anima nel Racanello. Inutile spiegarle che si tratta solo di una fiumara vecchia e stanca. Provo a cambiare prospettiva. Modifico il mio punto di vista. Ora sono io che non comprendo. Devio strada. Viggiano è un porto certo. Più facile e accessibile. Non le verrà da pisciarci sopra. Almeno non adesso. Siamo di fronte al monumento dell’arpista e la Valle ci corteggia con i suoi declivi morbidi e sensuali. Per le strade del paese ci sono sui portali bassorilievi con violini o piccole arpe viggianesi a forma di lira antica. E' questa la patria dei musicisti lucani. Talenti indiscussi sfortunati in patria ma fortunati altrove, come il famoso flautista Leonardo De Lorenzo. Ma Viggiano è per i più la Madonna Nera. E’ la terza volta che vengo fin qui e non la trovo mai. Se la contendono a dadi i paesi della valle. Venerata e miracolosa. E’ l’immagine della Madonna più conosciuta della Basilicata. Ritorniamo sull'Agri. Le sponde del Pertusillo sono deserte. La gente del nord ha un approccio diretto con la natura, noi no! Mi piacerebbe incontrare un po’ di vita lungo il lago. Percorriamo il sentiero guidato in mezzo al bosco e il silenzio si dilata. Ci sono alberi ingialliti con il fusto e le radici limacciose, a metà strada tra la rada e l’acqua, “non sono né di Dio e né del mondo” direbbe una vecchia zia di mia madre. Spinoso è a un passo, sulla sponda destra del lago. Un paesaggio bretone, fasciato dalla nebbia. Sostiamo ancora un poco, poi ripartiamo per l’alta Valle. Calcarea. Rassicurante e aperta all’orizzonte. A Tramutola mi colpisce il lavatoio, una vecchia fontana in pietra, di dimensioni enormi al centro del paese. La tradizione e la memoria. C’è ancora l’acqua alta fino all’orlo, ma non ci sono donne, secchi e panni da lavare <<Oggi i panni sporchi si lavano in casa, guai a farlo pubblicamente!>> mi racconta una simpatica vecchietta del paese. Villa d’Agri è l'alter ego della storia. Ha strade dritte, negozi alla moda e ben illuminati, boutique, pasticcerie e anche il Cinema. Silvana ne è entusiasta. Trascorriamo la serata qui. E’ mia ospite e non posso dissentire. (…)
da ITINERARI (prose inedite 2001)
 
TORNA A POESIE