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Monia  Di Biagio
Da   Viterbo  Lazio  Italia
CAFÉ DEUXIÈME FOIS
Capita a volte che il nostro destino sia scritto in un nome, al quale, da subito, non facciamo caso o che per noncuranza tralasciamo. Solo dopo che il fato ha avuto il suo corso, ci accorgiamo che un importante indizio di ciò che di lì a poco sarebbe accaduto ci era stato già suggerito dalle coincidenze, soltanto che noi non l’avevamo saputo cogliere in tutta la sua pienezza, perch’esso non aveva catturato abbastanza esplicitamente tutti i nostri sensi.

Quella mattina appena cominciata, un giovane uomo ben vestito con elegante portamento, ma con passo frettoloso sul marciapiede affollato, si sistemò il nodo della cravatta, mentre la sua immagine riflessa percorreva veloce la vetrina di un negozio. <<Vai piano!>> pensò tra sè, <<C’è tempo!>> 
Tempo per cosa? Per andare a presiedere un Simposio nella sala convegni dell’Hotel Sheraton sulla “Chirurgia delle malformazioni cardiache in Età prenatale”. Subitamente passò la sua valigetta di pelle nera dalla mano destra alla sinistra, diede una sbirciata all’orologio d’oro che portava al polso e decise che effettivamente aveva ancora un po’ di tempo per un buon caffè, con il quale cominciare carico di energia la sua giornata ed ora più sereno e con animo pacato, entrò in un bar, il primo che incrociò sui suoi passi.
<<Buongiorno, mi fa un caffè ristretto….e macchiato….grazie!>>
Mentre lui tutto assorto era lì a scegliere accuratamente la bustina da versare nella tazzina: zucchero di canna, quello bianco, o dolcificante? Un turbinio dietro di lui catturò la sua attenzione, e notò che come un lieve spostamento d’aria fresca, qualcuno si stava appropinquando accanto a lui. Un accattivante voce femminile, risuonò nel locale, dove gli ultimi clienti si apprestavano a lasciare il saldo del conto sul tavolo, <<Buongiorno!>> poi chiese sbrigativamente e tutto d’un fiato al barista, il quale dava ancora le spalle al bancone perché era indaffarato alla macchina del caffè, 
<<Per cortesia mi fa subito una spremuta d’arancia…ho fretta!>> 
Era una giovane donna, in abito lungo e leggiadro di colore chiaro, vestito di soffice stoffa, forse seta, comodo ed elegante allo stesso tempo, che svolazzando ad ogni suo repentino movimento faceva credere che lei fosse entrata nel locale volando; una mini borsetta a tracolla ed un enorme cartella plastificata tra le braccia, mentre un taxi l’attendeva impaziente di fuori.
Il giovane la osservò sornione e divertito da tanta fretta, così ben attutita da quell’esile corpo e certamente dettata dal poco tempo a disposizione, la stessa che proprio qualche istante prima aveva fatto muovere freneticamente anche ogni muscolo del suo corpo e che lo aveva trascinato in avanti automaticamente, come se fosse in coda con mille altre formichine all’ingresso di un formicaio suburbano. Infatti, prima che decidesse di concedersi almeno un caffè, aveva anch’esso sperimentato la velocità di quel andirivieni di sbrigative persone che come automi calpestavano il marciapiede a testa bassa pronunciando di tanto in tanto “Scusi!” per aver pestato il piede o urtato la spalla ad un altro passante. Ma ora un altro di quei lavoratori ed infaticabili animaletti aveva deciso di arrestare la sua corsa per riprendere fiato, ed ella come un raggio di sole era entrata proprio lì, ad illuminare nuovamente quel locale rimasto ormai vuoto e silenzioso dopo il tanto vociferare e l’intrecciarsi di parole pronunciate al volo e spentesi proprio come erano iniziate nel giro di pochi istanti. Quella, quasi eterea e morbida figura femminea, con le gote arrossate, non poteva passare inosservata, almeno al giovane uomo che subito ne fu dolcemente colpito <<Lei è un angelo?!>> esclamò lui. 
Era la prima cosa che gli aveva solleticato la mente e la disse senza pensarci due volte poi forse si pentì perché credette fosse una vera banalità. La giovane, che stava posizionando la cartella ai piedi del bancone, rialzandosi e sistemandosi i lunghi capelli color rame dietro le spalle chiese: <<Dice a me?>> 
Era il momento di riformulare quella frase senza senso: 
<<Mi chiedevo se noi ci siamo già incontrati una volta?>> 
<<Non credo proprio….>> riprese lei <<Io non la conosco!>> 
<<O bene…cioè male…. mi permetta di presentarmi…..>> e porgendole la profumosa mano di dopobarba disse: 
<<Mi chiamo Giulio Monvisi e sono un medico….>> poi pensò che quel dettaglio lavorativo avrebbe potuto evitarlo, cosa poteva importare ad una sconosciuta che mestiere facesse, anzi forse adducendolo aveva dato l’idea sbagliata e la ragazza avrebbe certamente pensato “così pieno di sé”. Allora quasi per far sì che non fossero quelle le ultime parole della frase repentinamente aggiunse <<E lei?>> 
<<Io cosa?>> <<Il suo nome!>> 
Sorseggiando l’ultima goccia di aranciata, ella cordialmente rispose <<Mi chiamo Anna>> e mise la gentile mano in quella, grande di lui. Ora che le due mani strette erano tra di loro e sembrava non volessero più sciogliersi, Giulio replicò <<Eppure noi dobbiamo esserci già incontrati….o perlomeno il nome del locale dove stiamo consumando la nostra colazione ci suggerisce questo!>> 
<<Perché come si chiama questo locale?>> Chiese Anna incuriosita, svincolandosi da quella rassicurante stretta. 
<<Come? Non mi dica che non l’ha notato entrando: Café Deuxième fois!>> <<Ah! Lei è proprio simpatico…ma io devo proprio andare!>> 
Il tassista di fuori, spazientito, prese a suonare per richiamare l’attenzione della sua cliente, perché un Vigile Urbano si era appena accostato al finestrino del guidatore, imponendogli di circolare, in quanto stava intralciando la circolazione sulla trafficata via romana, che portava alla stazione Termini.
<<Anna, solo una cosa ancora….>> Giulio doveva concludere velocemente, non c’era più tempo <<Visto che le sto già un po’ simpatico….Mio Dio, forse penserà che sono pazzo…ma io…io vorrei invitarla a cena fuori questa sera….naturalmente appena si sarà liberata dai suoi impegni….>> Ma Anna che stava già muovendo i primi passi verso l’uscita quasi con rammarico nella voce disse: <<Simpatico e sbrigativo…..Ma non posso sto partendo proprio ora per Milano….>> Poi svelta, mentre tassista e vigile gesticolavano ancora, discutendo in un perfetto dialetto “romanaccio”, uscì di corsa dal bar, si accostò all’autovettura e Giulio imperterrito, ma anche quasi immobilizzato da tanto affrettarsi nel decidere la prossima mossa e le prossime parole da dire, le era già dietro, le aprì lo sportello e disse ancora: <<Sarò anche io a Milano questo fine settimana forse potremo rincontrarci lì….>> 
Ma non appena chiuse lo sportello il Taxi era già partito, per rimettersi in carreggiata, Anna tirò giù il finestrino ed affacciandosi, ridendo di gusto, per tutta quella situazione così inverosimile e frenetica, disse: 
<<Chissà forse ci rincontreremo…e sarà la nostra reale Deuxième Fois!>> 
Ormai il Taxi giallo si era perso tra l’assordante traffico romano, e Giulio rimasto immobile sul ciglio del marciapiede, con il cuore palpitante in gola, rammentò che doveva subito incamminarsi per andare a discutere di quello stesso organo vitale, che così inaspettatamente, in quella curiosa mattina di mezza estate, gli aveva fatto sentire quanto era ancora vivo e scalcitante.

Passarono i giorni, ma l’ambito incontro, sebbene entrambi sembrava sapessero dovesse realmente avvenire, ancora una volta per puro caso da un momento all’altro…..non avvenne a Milano! 
Anna aveva appena avuto una grande soddisfazione lavorativa, le ore passate a spremersi le meningi sul suo p.c. avevano finalmente dato i loro succulenti frutti: la sua pubblicità, era appena stata accettata di buon grado dalla commissione presidenziale di una nota marca automobilistica! I suoi manifesti avrebbero tappezzato l’Italia intera e lei passandoci davanti avrebbe orgogliosamente pensato “Questo l’ho fatto io!” 
Chiamò subito a casa: <<Mamma ce l’ho fatta! E’ andata!! Sì….Ha detto che sono fantastica….Ho un contratto con loro per tre anni….D’avvero, sì! Parto domani mattina presto….Prendo il primo treno espresso….Sarò a Roma al massimo per pranzo….ci vediamo a casa, appena arrivo….Poi vi racconto tutto meglio….Sono così felice! Ciao Mamma!>>

Il tram-tram del treno cullava i pensieri di Anna, che non poteva nè dormire né sognare, perché il suo sogno si era appena avverato! Desta e vigile faceva correre la sua mente in lungo ed in largo, ripercorse la stretta di mano con il Presidente della casa automobilistica, ed il suo volto ed i suoi occhi persi sulle immagini campestri che veloci scorrevano fuori dal finestrino, sorridevano da soli, automaticamente; 
poi collegò quella stretta di consenso alla precedente, quella con Giulio “La vita a volte è strana…chissà perché ha voluto che io incrociassi sulla mia strada un affabile medico di nome Giulio?” 
Tutti questi scroscianti pensieri la incuriosivano e la rendevano felice. Mezz’ora ancora, ed il treno sarebbe giunto in stazione, lei sarebbe arrivata a casa e avrebbe ripreso per un po’ la sua vita normale. Ma come era la sua vita normale? Gli ultimi straordinari accadimenti sembravano aver preso il posto di quest’ultima! 
Decise di andare alla Toilette prima di arrivare a destinazione.

I genitori di Anna non stavano più nella pelle, non potevano aspettarla a casa, si informarono sugli orari dei treni, salirono in macchina e decisero di farle una sorpresa attendendola alla stazione. Erano già lì, la mamma di Anna aveva comprato un mazzo di Gerbere gialle, il fiore preferito della figlia, ed intanto con voce agitata continuava a ripetere al marito: <<Ci pensi la nostra Anna ce l’ha fatta!>> Ma improvvisamente il marito la bloccò, <<Scccc!>> Le comandò. Stavano dando un annuncio, che sembrava importante, all’altoparlante del 5° binario “tutti i treni in partenza da Roma Termini per Pisa, Genova, Torino, Milano…..Subiranno un ritardo dovuto al deragliamento del treno espresso 1257 proveniente da Milano Centrale! Ripeto…..>> 
<<Oh Mio Dio noooooo…E’…é il treno di Anna sono sicura….ecco l’ho scritto qui Es. 1257…nooooo…Dobbiamo andare…sarà successo qui vicino…se il treno era in orario sarebbe dovuto arrivare tra 10 minuti….Andiamo!>> 
Il padre di Anna era imbambolato e preso dallo sconforto non pronunciò verbo si mise a correre trascinando la moglie per mano, verso la loro auto.

Intanto sul treno, i cui tre vagoni centrali si erano capovolti di lato sulle rotaie, inclinando terribilmente tutto il resto del convoglio, i passeggeri sopravvissuti, storditi cominciavano a scendere e tra la fitta coltre di fumo a chiedere “Aiuto!” con voce soffocata. 
Già erano arrivati i primi soccorsi. 

Un uomo, che aveva fortunatamente viaggiato nel vagone antecedente a quello che aveva sbinariato e si era piegato a terra su un fianco, si stava appena riprendendo, riverso sulla sua poltrona di 1° classe, dopo aver perso i sensi. Non capiva ancora cosa fosse successo, si mise le mani sulla faccia stringendosi la testa dolorante, vide il fumo dal finestrino, tutti i fogli che stava leggendo, sporchi e acciaccati, giacevano a terra. Doveva andarsene da lì. Raccolse il tutto lo infilò arruffato nella ventiquattr’ore e fece per uscire più in fretta possibile da quello che da scompartimento di comfort era divenuto una puzzolente prigione di lamiere. Con un fazzoletto che copriva naso e bocca, mossi i primi passi verso la salvezza, senza sapere bene dove stava andando, perchè la visuale era oscurata dalla nebbia nera che si faceva sempre più fitta, inciampò su un’anziana donna, era la sua sconosciuta compagna di viaggio, riversa a terra, apparentemente morta. Si assicurò che fosse solo svenuta e stordita, bene o male la ridestò, con sforzo la alzò in piedi, le prese un braccio e se lo mise sulle sue spalle, tenendolo fermo intorno al suo collo con la mano, le cinse la vita con l’altro braccio che teneva anche la indispensabile valigetta, e così si incamminarono insieme, anche se la signora in realtà, confusa e dolorante riusciva a malapena a trascinare i piedi, per cercare una uscita ancora illesa dallo sconvolgimento totale. La trovarono, ma quando fecero per scendere il primo gradino, l’uomo sentì una voce femminile che roca chiedeva “Aiutatemi….” 
Ma da dove arrivava quella richiesta? Doveva scoprirlo. Fortunatamente un Volontario della Croce Rossa, che stava percorrendo tutti i vagoni ancora in piedi dall’interno, mentre sui tre rovinosamente incendiati stavano lavorando i Vigili del fuoco, li vide lì sulla porta pronti a scendere. Li aiutò a farlo, e prese con sè la signora che smaniava, disse poi all’uomo di sbrigarsi ad uscire anch’egli, ma lui rispose che non poteva perché c’era ancora qualcuno lì dentro! Così quando il volontario e la signora, che era conciata male, si avviarono verso il centro di primo soccorso, allestito a tempo di record sul luogo del disastro e furono abbastanza distanti da lui, l’uomo con la valigetta risalì sul treno e si mise a cercare quella voce che aveva poc’anzi chiesto aiuto. 

Rientrò nel corridoio del treno, cercò qua e là ma non vide nessuno <<Signora dove è… La prego parli ancora….mi dica dove si trova!>> 
La voce rotta replicò allora con grande sforzo: 
<<Aiutatemi vi prego….Chiusa in bagno….Aiuto!>> 
<<Oh mio Dio!>> fece l’uomo <<Signora cerchi di restare cosciente…..la farò uscire di qui….Mi dica ce la fa ad aprire dall’interno?>> 
<<No non posso….>> Replicò la voce piangente <<si è bloccata….>> <<Signora mi ascolti….sono un medico….può dirmi in che condizioni sta?>> Ed intanto mentre cercava di farla parlare affinchè non perdesse conoscenza, provava e riprovava a buttar giù quella maledetta porta, ma niente! 
<<Ho battuto forte la testa….mi esce del sangue….Oh mio Dio aiutatemi… e mi fa tanto male un braccio, credo sia rotto!>> 
<<Signora mi ascolti io la farò uscire, ma da solo non ce la faccio….devo cercare qualcuno che mi possa aiutare a sbloccare questa porta….Resista….Torno subito….Tamponi il sangue con qualcosa….E tenga premuto sulla ferita….Io torno subito!>> 
L’uomo si affacciò sulla porta del treno ed iniziò a gridare a squarciagola: 
<<Aiutatemi, c’è una donna ferita bloccata in bagno….Qualcuno venga ad aiutarmi!>> Proprio in quel momento passava lì sotto, correndo, un Pompiere: <<Ehi lei cosa fa ancora lassù….non lo vede il fuoco?>> <<Presto venga ad aiutarmi c’è una donna ferita chiusa in bagno…presto!>> Il Pompiere con un balzo era dentro al treno: 
<<Lei se ne vada….scenda subito….qui ci penso io!>> 
<<Sono un medico e la donna è gravemente ferita devo restare!>> 
<<E va bene…proviamo insieme ad aprire questa maledetta porta!>> <<Allora io faccio leva con questo attrezzo, al mio via lei spinga più forte che può!>> ordinò la voce allarmata del pompiere poi rivolgendosi alla donna <<Signora si allontani dalla porta….la buttiamo giù, cerchi di mettersi al riparo….è pronta?>> 
<<Sì!>> flebilmente rispose lei. <<E lei dottore è pronto? 1-2-3 via!>> 
La porta era finalmente aperta, la piccola donna tutta rannicchiata nello strettissimo spazio tra la parete ed il Water, al gran colpo urlò, poi quando il dottore le mise una mano sulla spalla, alzò il volto che teneva ben protetto e già sanguinante tra le ginocchia <<Anna??? Oh Santo Cielo sei tu!>> 
La ragazza incredula, lo guardò e con voce stanca fece solo in tempo a dire <<Giulio….grazie….Ti avevo detto che ci saremmo rincontrati….>> Poi le ultime forze l’abbandonarono e svenne. 
Giulio la prese in braccio, e le sue lacrime si mischiarono al sangue, che continuava a scendere sulla fronte di lei. <<Svelti dobbiamo andarcene!>> disse il pompiere, <<Sì. Grazie, grazie, grazie di aver salvato la mia Anna!>> 
Incredibile forza dell’Amore e del destino: l’aveva appena ritrovata e presa tra le sue forti braccia già sentiva che quell’angelo addormentato era suo! 
Mentre Giulio con passo veloce si stava dirigendo con il prezioso dono stretto a sé, verso uno deimezzi di soccorso, sentì due voci che all’unisono gridavano inarrestabili <<Anna! Anna! Anna!>> 
Erano i suoi genitori, che speranzosi cercavano ovunque di scorgere la loro unica figlia sana e salva. 
Di certo Giulio non poteva sapere chi fossero, ma quando furono a pochi metri da lui, certo di non poter sbagliare, gridò: 
<<E’ qui….Signori….Anna è qui….presto venite!>> 
Con una corsa spasmodica si avvicinarono anch’essi all’ambulanza, stremati, sofferenti, terrorizzati, la riconobbero, la madre piangente disse: <<Oh Anna, la nostra Anna….Che ti è successo!>> 
<<Signori io sono un amico di Anna….ed un dottore….Anna non è grave, ma la dobbiamo subito portare in Ospedale, presto salite con lei sul mezzo, io starò sul sedile davanti….presto partiamo!>>

Quando Anna si riprese era ormai tarda sera. Giaceva estremamente indolensita sul letto d’ospedale, con gli occhi ancora socchiusi intravide che il suo braccio destro era tutto ingessato fino alla spalla, con l’altra mano, dove le avevano messo una flebo si toccò intimorita la fronte, un grosso cerotto, le copriva tutta la tempia destra fino al sopracciglio. Cercò di schiarirsi gli occhi, aprendo e chiudendo più volte le palpebre, come al momento del risveglio mattutino, con l’unica differenza che questa volta, la sua prima sensazione fu che la sera prima avesse fatto le ore piccole rincasando completamente ubriaca, cosa che nella realtà dei fatti non era mai successa, si ricordò infatti di essere astemia. 

Vide i suoi genitori, con la testa inclinata verso di lei, lo sguardo lucido, inquieto e pregante, ma le loro bocche subito accennarono un sorriso <<Anna come ti senti….Oh bambina mia che spavento….>> 
E mentre la madre le dava un bacio sulla fronte, ed il padre le poggiava amorevolmente, carezzandola, una mano sul ginocchio coperto dal lenzuolo celeste, Anna disse: 
<<Io sto bene….Ora sto bene….Giulio mi ha salvato….Mamma…..>> 
<<Si Anna….?>> 
<<Ho fame….Che bei fiori, i miei preferiti, grazie mamma!>> 
La madre di Anna si poggiò una mano sulla bocca, stava per scoppiare a piangere, ma dalla gioia, si trattenne, si schiarì la voce e le disse: <<C’è una sorpresa per te….Io e Papà siamo qui fuori della tua stanza.>> Ancora due intensi baci e si avviarono verso la porta, Anna non sapeva di cosa si trattasse ma quando suo padre aprì, entrò Giulio con il camice bianco e loro sorridenti toccandolo affettuosamente su un braccio, per ringraziarlo ancora ed ancora una volta di più, uscirono. 
Giulio portava in mano una bottiglia di Champagne ed un girasole, e mentre si avvicinava al letto chiese: <<Come sta la mia paziente preferita? Ah, non pensare di berlo ora questo…..Avremo tempo di brindare….spero!>> 
Anna gli sorrise, allungò lentamente verso di lui il suo braccio sinistro e disse: <<Sto bene….Ho un po’ di fame….>> 
Lui mise la sua mano in quella di lei, lasciandole celato tra le dita un biglietto, Anna lo lesse subito: <<A te, che hai saputo illuminare e far girare, la mia vita, alla nostra “Deuxième fois” !>> 
Anna, poggiò il messaggio sul letto e fece segno a Giulio, muovendo maliziosamente l’indice sinistro di chinarsi, come se dovesse sussurrargli un segreto all’orecchio, ma…..soavemente, e senza preavviso, lo baciò, sospirando <<Grazie!>> 
<<Aspetta a ringraziarmi. Se non erro ti avevo richiesto una cena. Bèh, è giunta l’ora di pagare pegno…..visto poi che il mio angelo è anche affamato…..Michel puoi entrare!>> 
E mentre un inserviente, dell’ospedale, tutt’altro che francese, ma evidentemente complice del gioco del dottore, entrava con un carrello nella stanza, Anna disse stringendo forte e felice la mano del suo salvatore, ora seduto sul bordo del letto accanto a lei: 
<<Sei tu il mio Angelo Custode!>>
<<Allora Michel che ci consiglia stasera per cena?>> 
<<Per i signori avrei o…. op…..>> 
<<Avrei optato!>> Suggerì sibilando Giulio. 
<<Ecco sì, avrei oppetato per un menù speciale e leggiero: pollo al vapore come lo sanno cucinare solo a Parisse, con un gradevole contorno de patate lesse alla marsigliese ed un delizioso desserte una…una….una po….>> 
<<Pomme!>> suggerì nuovamente il regista Giulio. 
<<Ecco sì una pomme cotta….o mela cotta per chi non conosce….>> 
E qui l’inserviente guardò il Dottor Giulio dritto negli occhi 
<<….il francese come lo conosco io! Il tutto accompagnato da limpida e chiara acqua corrente, de li Castelli, d’annata! 
A Vu e Bo’ Appetitte !>>

Ora Anna e Giulio, irresistibilmente divertiti dal testo della pièce teatrale, parole francesi pronunciate in romanesco, erano finalmente insieme, e già fortemente si amavano, con gusto assaggiavano quel “menù speciale”, in realtà semplice ed assaporato in un ristorante fuori dai canoni, ma pur sempre la degna e spassosa conclusione, per una Seconda Volta, veramente speciale !
 

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