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Paola  Fantaguzzi
Da   Milano  Lombardia  Italia
Il tempo delle mele - Lettera a un'amica
Milano, 16 Agosto 2001
Cara Mariella:
è tanto tempo che non ti scrivo. Spero che mi perdonerai se mi rivolgo a te
in questo momento di confusione. Cara amica mia: aiutami a capire cosa sta
succedendo nella mia vita!
Ci siamo conosciute nel 1976, ti ricordi? In prima liceo. A quattordici
anni.
E poi la vita ci ha allontanate.
Due anni fa ti ho ritrovata, per caso, sull'elenco telefonico di una ditta
in cui facevo da consulente informatica.
Appuntamento per il caffè.
"Mio dio: sei uguale ad allora."
"Anche tu"
E tutte e due convinte che ci stavamo mentendo reciprocamente. Poi i
racconti. Il mio divorzio, i miei innumerevoli amori impossibili, i 18 anni
di mio figlio che si avvicinavano, sconvolgenti per me.
La morte di tua madre, cui eri così legata. Tuo marito che ti picchia e tu
che hai paura di lasciarlo. Paura che possa far male alla vostra bambina.
Com'è bella la tua piccola bimba bionda!
Il mio aver ritrovato il mio primo amore.
"Pensa, dopo 25 anni che non ci vedevamo, siamo innamorati come il primo
giorno. Lui vive con un'altra donna ma la lascerà per me. E' solo questione
di tempo."
"da quanto siete ritornati insieme?"
"Da due settimane! Non sono mai stata così felice!"
Ti ricordi? I nostri anni assieme al liceo? Le cotte. Il mio impegno
politico e il tuo rincorrere tutti i bei ragazzi. Io seria e impegnata e tu
allegra e spensierata. Cosa ci ha tenute legate in quegli anni? Eravamo una
l'opposto dell'altra. Ora, parlandoti insieme, lo capisco. Capisco che ti
amavo così tanto perché tu avevi, e hai ancora, la meravigliosa capacità di
non giudicare nessuno. Perché è impossibile non andare d'accordo con te. Tu
guardi direttamente l'essenza di una persona scivolando velocemente sul
colore dietro a cui si nasconde. E a quei tempi il colore era terribilmente
importante. Io rossa, tu vagamente nera, ma solo vagamente. Pronta a
cambiare bandiera quando cambiavi amore.
Ti ricordi le mie lacrime? Perché mia madre mi teneva segregata in casa. Mi
ci sono voluti anni per riuscire a venirti a trovare un pomeriggio. E mi
sono innamorata della tua famiglia, così calda, così accogliente. E di tuo
fratello. Aveva la stessa età del mio ma era così gentile con noi. Ci
parlava come se fossimo persone vere e non ti picchiava mai. Ti trattava, e
trattava anche me, con tenerezza e attenzione.
Ma perché ti scrivo oggi?
Cosa mi sta capitando?
Ho bisogno di capire. Ho bisogno di capire.
Puoi aiutarmi, amica mia? Puoi ascoltarmi come sai fare tu, senza giudicare?
Quando ci siamo parlate, l'anno scorso, io ti ho mostrato la mia vita come
se tutto fosse andato secondo le mie scelte.
Certo, avevo solo 19 anni quando è nato mio figlio, ma io ho scelto di
metterlo al mondo e di amarlo.
Ne sono stata felice, è vero.
Certo, avevo solo 25 anni quando mi sono divisa da suo padre. Io ho scelto
di continuare da sola. Ne sono stata felice, è vero.
Certo, ho amato disperatamente, per sette anni, un uomo che non mi amava e
che godeva a ferirmi ogni giorno più profondamente, ma alla fine ho trovato
il coraggio di lasciarlo e di andare avanti da sola un'altra volta. Ne sono
stata felice è vero. Anche se quel giorno stavo così male da non riuscire ad
occuparmi di mio figlio. Riuscivo solo a piangere. Allora l'ho preparato per
uscire, l'ho portato al luna park delle Varesine e ci siamo fatti insieme
almeno 50 corse sulle montagne russe. Lui non c'era mai stato e si divertiva
come un pazzo e io potevo gridare, gridare, gridare tutto il dolore che
avevo dentro!
Ti ho mostrato la mia vita come se tutto fosse andato secondo le mie scelte
perché volevo farti trovare il coraggio di scegliere anche tu. Volevo
convincerti che è possibile, per te, lasciare quell'uomo che ti fa del male,
chiedere protezione alla polizia e andare avanti da sola. Ti ho detto che
avresti potuto venire a stare da me, con la tua bambina. Io e mio figlio ti
avremmo protetta.
Ma non ti ho raccontato tutta la verità.
No, non ti ho detto tutta la verità come non te la dicevo allora, quando
eravamo al liceo. Non sono mai riuscita a mostrare la mia fragilità davanti
a una donna, non so perché. Con le donne sono protettiva. Devo mostrarmi
forte, sicura. Voglio apparire come un esempio da seguire. Un modello di
emancipazione. Ma non è la verità. Non è la mia verità.
Tu non sai come vivevo quando eravamo al liceo, anche se, sicuramente,
qualche cosa hai visto, quando venivi con me nella casa sul lago.
Ma queste sono cose passate.
Parliamo di adesso. Cosa mi sta succedendo adesso?
Ho compiuto 39 anni ad aprile. Anche tu hai la mia stessa età, ovviamente.
La differenza è che tua figlia ha quattro anni e il mio diciannove.

Lo sai cosa è successo quando è nato mio figlio? No, non lo sai. Eravamo già
distati, allora.
Non sono riuscita a dare l'esame di maturità, ho rinunciato all'università,
ho rinunciato alla danza. Ho dedicato il mio tempo e le mie energie a lui.
Mi sono sposata e sono andata via dalla casa dei miei genitori. E questo è
stato un bene. Durante il primo anno i miei compagni di scuola ogni tanto mi
venivano a trovare. Era buffo per loro vedermi alle prese con pannolini e
biberon. Poi, a poco a poco, la mia strada si è allontanata dalla loro in
modo sempre più irrevocabile.
E' iniziato un lungo periodo di solitudine assoluta.
Il padre di mio figlio non parlava mai con me. Quando tornava a casa dal
lavoro si rinchiudeva nel suo isolamento. Per recuperare le energie, diceva.
Io capivo invece che era in crisi. Troppo giovane per avere un figlio si
sentiva schiacciato dalle responsabilità. Gli amici di un tempo erano
smarriti dall'altra parte del cavo telefonico.
Oramai non era più divertente venire a casa mia. I bambini, più crescono più
succhiano attenzione. Poi non avevamo argomenti comuni. Loro, universitari,
parlavano dei loro studi, dei viaggi che progettavano. Io mi sentivo stupida
e mi chiedevo che effetto facesse avere ancora un cervello. La cosa più
complicata che dovessi fare era preparare una pappa nutrizionalmente
equilibrata per il mio cucciolo.

Dopo qualche anno ho iniziato a lavorare. In fondo è andata sempre peggio.
La mia solitudine era assoluta. Nessun amico.
Ho imparato a programmare i computer. Non so perché ma i miei colleghi mi
sembravano tanti robottini senza anima. Le college un po' meglio, ma, come
ti dicevo, io non riesco a mostrarmi debole davanti alle donne. Facevo al
dura: Guardate cosa riesco a fare da sola! Se ci riesco io ci potete
riuscire anche voi, smettetela di lamentarvi!

Ti starai chiedendo perché ti racconto tutto questo e dove voglio arrivare.
Io lo so, ma faccio una gran fatica a condurtici. Mi sembra che tu debba
sapere tutti gli antefatti per poter capire. Non so perché dato che nemmeno
io capisco.

Insomma. Mi sbrigo, sperando che tu non abbia già appallottolato la lettera
e non l'abbia buttata nel cestino. Arriviamo ad oggi.
Dunque, oggi io ho trentanove anni e mio figlio diciannove.
Il grande amore che credevo di avere ritrovato mi ha abbandonata. Sono
caduta in depressione e da diversi mesi sopravvivo prendendo psicofarmaci.

Ma non è questo il problema. Questo mi sembra, tutto sommato, normale, vista
la situazione. E' che mi sta succedendo qualcosa di strano.

Ho deciso di scrivere un libro e, dato che volevo capire se so scrivere o
no, ho iniziato a pubblicare tutte le mie stronzate su dei siti internet che
ospitano i testi di chi, come me, ha assurde velleità letterarie senza
speranza.
Ho avuto abbastanza successo. Mi sono creata intorno una rete di relazioni
virtuali che, per un po', hanno riempito il vuoto assoluto della mia vita.
Ma non mi bastava. Ho fatto in modo da creare degli incontri reali, convinta
di saperli gestire. E ho scoperto che mi sento terribilmente vicina ai
ragazzini. Come se io fossi rimasta cristallizzata là, a diciannove anni.
Come se dovessi ripartire da la.
Quando parlo con loro non mi sento distante. Mi sento una di loro.
Potrebbe anche non esserci nulla di male, ma di uno di loro mi sto
innamorando.
Mariella: è terribile. Innamorata di un ragazzino di ventitré anni!
Perché?

Innamorata, beh, adesso non esageriamo. In realtà l'ho visto una volta
soltanto ma . non ho mai avuto la sensazione di parlare con una ragazzino ma
con un uomo. O forse mi sentivo ventenne anch'io. Non lo so. Non percepivo
la differenza.
Lo sai che amo Marco più di ogni altra cosa al mondo ma ho avuto la
sensazione che lui potrebbe farmelo dimenticare in un baleno.
Ma sono terrorizzata. Non posso lasciarmi andare a questa cosa. Non voglio.
Non posso e non voglio.
Cavolo invece se voglio! Voglio trascinarlo e farmi trascinare nella
passione! E lui ce l'ha la forza per trascinarmi, per stordirmi. Lui ha
qualcosa che mi calamita come . mio dio, non lo so. Ti sto scrivendo per
chiarirmi le idee e invece sono sempre più confusa.
Se chiudo gli occhi vedo i suoi occhi davanti a me.
Non mi succedeva da un sacco di tempo.
Da un sacco di tempo.

Ho avuto altre storie dopo che Marco mi ha lasciata. Nel tentativo di
dimenticarlo. Ma nessuno mi ha coinvolto così. A qualcuno ho voluto molto
bene. Ho desiderato essere amata da lui. Ma in realtà non ho mai desiderato
amarlo in questo modo.

Ma lui ha paura. Lo so che ha paura. E io anche. Come si potrebbe non avere
paura? Ti rendi conto di quanta sofferenza potrebbe generare questo mio
desiderio?
Mi fa incazzare pensare che se lui avesse trentanove anni e io ventitré
nessuno ci troverebbe niente di male.
Dio mio, amica mia: aiutami a capire che cosa desidero.
Cosa è giusto che faccia? Cosa provocherà meno sofferenza?

Perché, perché desidero così tanto essere amata da lui e accenderlo di fuoco
inestinguibile e bruciare lentamente in questo fuoco fino a spegnere
dolcemente la passione con la tenerezza e la complicità. Perché, perché
desidero rotolare su un prato tra le sue braccia e sognare insieme un
viaggio su un'isola lontana e perdermi nei suoi bellissimi occhi e
girovagare senza meta tra altri vicoli e dimenticare, tra le sue braccia,
tutto il dolore e la solitudine, e poi giocare. Giocare ancora. E ridere,
ridere insieme fino ad avere mal di pancia e i crampi alle guance.

E perché questo è male?
Perché ho quasi quarant'anni e non riesco a sentirmi "matura"? Perché ho
quarant'anni e non riesco a vedere in lui un bambino?
Perché ho quarant'anni e non riesco a vedere in me una "donna di mezza età"?
Perché non riesco a rinunciare alla passione?
Perché non riesco a imparare che il mio ruolo è fare torte, stirare e
programmare per far studiare mio figlio? Che la passione e la vita ora sono
per lui e io devo farmi da parte? Che tutto questo potrebbe ferire anche
lui?

Perché il desiderio, dentro di me, è sempre così .
come una fiammata di foglie di castagno all'inizio dell'inverno, con i ricci
vuoti che scoppiettano e luccicano ancora più forte.
Così sento il mio cuore.

Cosa devo fare, amica mia, per addormentare i sogni e i desideri?

A lui non dirò nulla. Aspetterò che mi dica addio spontaneamente perché lo
so che ha paura. Gli sorriderò e gli darò una carezza materna. Potrebbe
essere mio figlio veramente!

Ma cosa devo fare di quello che c'è dentro di me?

Dimmi qualcosa, ti prego. Perdonami se non sono forte oggi. E' la prima
volta che mi permetto di mostrarmi così davanti a un'amica. E' la prima
volta che ti chiedo di essere un'amica.

Con affetto
Loredana
 
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