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Carmela  Gagliardi
Da Potenza Basilicata Italia
 
LA MOSCA PRIGIONIERA
Zzz, zzzitti, c'è una mosca che dorme nel fondo di quel cassetto.
Lurida e schifosa, nera e pelosa era la vergogna della sua specie: i suoi occhi grandi non servivano a niente, ridotti com'erano in quella miopia restringente. Sbatteva di qua, cozzava di là, era un continuo smarrimento; la sua curiosità cieca non valeva niente.
Un giorno senza saperlo, si trovò a vagare in una stanza speciale. Dopo vari scossoni sbattè contro un muro di cartone. Scivolò, ruzzolò, piombò all'ingiù, facendo una capriola.
- Santi numi, che botta! Dove sono finita? - Urlò sbigottita.
Una superficie chiara e cristallina si estendeva fredda sotto le sue zampine. Si stropicciò gli occhi e fu inevitabile guardare: meravigliosa meraviglia, era la prima volta che vedeva veramente.
- Chi sei? Qual è la tua natura? - Disse la poverina, tra l'ansia e la paura.
- Mi chiamo scrittura, e tu mi fai male spiaccicandomi addosso questa lente vestita d'osso! 
- Non posso mollare questo strumento, è la prima volta che vedo veramente. 
Comunque lo spostò leggermente. Nell'altra direzione il suo sguardo goloso, catturò un'altra cosa. Un tempo avrebbe potuto scambiarlo per un petalo seccato, ma ora vedeva bene che era marmellata. Dolce, carnosa, fresca e saporosa; non doveva fare altro che avvicinarla, per gustarla. Rapidi passettini e la sua proboscide affondò nell'inebriante vino. 
- Che squisitezza! Quante altre cose mi sono persa? 
Ma attenzione qualcosa succede nella stanza vicina. Passi felpati, sempre più insistenti, si stavano avvicinando al tavolino.
- Oh no, non devono vedermi. Per ragioni di pulizia mi tramortirebbero. - Pensò impaurita.
- Devo nascondermi, o morirò stecchita. Oh, guarda c'è un cassetto, è stato lasciato aperto. Presto lì dentro, o addio marmellata.
Un leggero rumore, un movimento dissestante, uno spillo vagante. Buio, silenzio, stordimento. Il cassetto fu chiuso da una mano indifferente.

MICHELINO L'IMBIANCHINO
Che storia strana la mia. Né bella né divertente, eppure, sorprendente.

Cominciò tempo fa tra pennelli e colori, ero il figlio del mastro pittore.
Un figlio sciagurato, certo. Sognavo tramonti mentre dipingevo pareti, vedevo mari solcati da barche e, intanto, sporcavo i vetri da una parte.

Questo inverno mi è capitata una cosa strana. Avevo appena mischiato il rosso col giallo, il verde col bianco che un pennello impazzito mi saltò tra le dita. 
Paesaggi lontani, come conchiglie di mare, presero forma sulla parete, appena imbiancata, della stanza da bagno…
All'improvviso entrò mio padre: - Ehi! Michelino, non fare il cretino. Ricordati che sei…un imbianchino!!!
 

(Testi elaborati all'interno del laboratorio di scrittura creativa)

 
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