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L’ingegnere
è appena uscito dopo un lungo, pesante e noioso lavoro di appalti, sono le
14.00 e sta per avviarsi verso la sua macchina parcheggiata sul retro, ma, ad un
tratto, si ricorda di aver dimenticato sulla scrivania la sua borsa, ritorna di
corsa indietro e sa già che farà tardi nel tornare a casa. Sono le 14.10,
nuovamente raggiunge il retro dell’ufficio, prende in mano le chiavi della
macchina ma non la trova, è nel panico.
“Ma
come! – esclama – La mia macchina grigio metallizzata a quattro porte è
sparita? Non è possibile”. Cerca e ricerca, chiama, aspetta, poi vede di
fronte a lui una porta oltre la quale non si vede nulla, c’è solo una scala
simile a quelle da pittore, prova a salire e sul primo scalino ci trova una
bussola, bianca, già aperta e con le sue lancette spostate verso nord-est.
Curiosamente
continua a salire ed al sesto gradino guarda in alto, ma senza sapere dove la
sua vista poteva fermarsi, rimane bloccato a guardare in alto, in alto, in alto.
Allora apre la valigetta e preso un pezzetto di carta prova a farne un
aeroplano, vorrebbe lanciarlo per vedere se di fronte a lui c’è semplicemente
una parete di vetro o un ostacolo che la sua vista non riesce a visualizzare o
addirittura lo spazio infinito.
Il
primo tentativo nel costruire l’aeroplano fallisce, allora appallottola il
foglio di carta con fretta come se ci fosse un tempo che da un momento all’altro
potesse scadere o finire del tutto, così lancia il foglio appallottolato giù,
in basso, in basso fino a non vederlo più. Ne prende un altro e ci riesce
finalmente, lo lancia in direzione nord-ovest, così almeno la lancetta della
bussola segnava, ma l’aeroplanino scompare nel vuoto.
“No,
non è possibile, non so davvero dove andare!” Continua
però a salire, non vuole scendere, dopotutto non vuole tornare al
parcheggio, laggiù sul retro, quando ad un tratto al trecentesimo gradino trova
una chiave sottile e di ferro, di quelle che si trovano nelle fessure dei mobili
antichi. Non sa cosa farne, sta per lanciare anch’essa nel vuoto ma vuole
farlo al trecentocinquantesimo gradino.
Ed è
proprio lì che trova una porta, la apre con la stessa chiave pensando che fosse
come di quelle che al primo tentativo falliscono e che girando dalla parte
opposta, invece, dopo aver ripetuto “apriti sesamo”, l’incantesimo si
scioglie. Ma questa chiave la porta la aprì subito e lui timorosamente guarda
dentro e che vede? Non il Paradiso, neanche Beatrice, ma sua moglie ed il suo
bambino al computer. “Beh, sei già qui, ti stavo chiamando per dirti di
prendere il pane” – dice la moglie. “Come già qui?” – risponde –
“ma che ore sono?” Erano le 14.15, si gira verso la porta e vede le scale
del suo palazzo, guarda dalla finestra e vede la sua macchina, la bussola non ce
l’ha più, ma la chiave è lì nella sua tasca. |