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Germana  Girelli
Da Potenza Basilicata Italia
 

L’ingegnere è appena uscito dopo un lungo, pesante e noioso lavoro di appalti, sono le 14.00 e sta per avviarsi verso la sua macchina parcheggiata sul retro, ma, ad un tratto, si ricorda di aver dimenticato sulla scrivania la sua borsa, ritorna di corsa indietro e sa già che farà tardi nel tornare a casa. Sono le 14.10, nuovamente raggiunge il retro dell’ufficio, prende in mano le chiavi della macchina ma non la trova, è nel panico.

“Ma come! – esclama – La mia macchina grigio metallizzata a quattro porte è sparita? Non è possibile”. Cerca e ricerca, chiama, aspetta, poi vede di fronte a lui una porta oltre la quale non si vede nulla, c’è solo una scala simile a quelle da pittore, prova a salire e sul primo scalino ci trova una bussola, bianca, già aperta e con le sue lancette spostate verso nord-est.

Curiosamente continua a salire ed al sesto gradino guarda in alto, ma senza sapere dove la sua vista poteva fermarsi, rimane bloccato a guardare in alto, in alto, in alto. Allora apre la valigetta e preso un pezzetto di carta prova a farne un aeroplano, vorrebbe lanciarlo per vedere se di fronte a lui c’è semplicemente una parete di vetro o un ostacolo che la sua vista non riesce a visualizzare o addirittura lo spazio infinito.

Il primo tentativo nel costruire l’aeroplano fallisce, allora appallottola il foglio di carta con fretta come se ci fosse un tempo che da un momento all’altro potesse scadere o finire del tutto, così lancia il foglio appallottolato giù, in basso, in basso fino a non vederlo più. Ne prende un altro e ci riesce finalmente, lo lancia in direzione nord-ovest, così almeno la lancetta della bussola segnava, ma l’aeroplanino scompare nel vuoto.

“No, non è possibile, non so davvero dove andare!” Continua  però a salire, non vuole scendere, dopotutto non vuole tornare al parcheggio, laggiù sul retro, quando ad un tratto al trecentesimo gradino trova una chiave sottile e di ferro, di quelle che si trovano nelle fessure dei mobili antichi. Non sa cosa farne, sta per lanciare anch’essa nel vuoto ma vuole farlo al trecentocinquantesimo gradino.

Ed è proprio lì che trova una porta, la apre con la stessa chiave pensando che fosse come di quelle che al primo tentativo falliscono e che girando dalla parte opposta, invece, dopo aver ripetuto “apriti sesamo”, l’incantesimo si scioglie. Ma questa chiave la porta la aprì subito e lui timorosamente guarda dentro e che vede? Non il Paradiso, neanche Beatrice, ma sua moglie ed il suo bambino al computer. “Beh, sei già qui, ti stavo chiamando per dirti di prendere il pane” – dice la moglie. “Come già qui?” – risponde – “ma che ore sono?” Erano le 14.15, si gira verso la porta e vede le scale del suo palazzo, guarda dalla finestra e vede la sua macchina, la bussola non ce l’ha più, ma la chiave è lì nella sua tasca.

 

(Testi elaborati all'interno del laboratorio di scrittura creativa)

 
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