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Paola
Masella |
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Da
Potenza Basilicata Italia |
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Pasqualina e l'ape |
Pasqualina era una donna mai cresciuta, conservava l'aspetto e lo spirito di una bambina. Ogni domenica andava al parco vicino casa e passeggiava per ore osservando, attenta, gli alberi, i fiori e i piccoli insetti che ronzavano.
Specialmente in Primavera il parco era molto bello.
Fu una domenica di primavera che conobbe un'ape, nera e gialla e, diventate amiche, passavano insieme ore felici, l'ape svolazzando di fiore in fiore, Pasqualina saltellando qua e là.
Una di quelle domeniche, serene e con il buon odore della Primavera che si diffondeva dovunque, Pasqualina, stanca delle corse, si sedette su una panchina di legno un po' vecchiotta e piena di buchi e, per giocare, infilò il dito mignolo in un buchetto del legno...e non riuscì più a tirarlo fuori, il misero ditino. Cominciò prima a sbuffare, poi a lamentarsi e alla fine due grossi lacrimoni le riempirono gli occhi. Anche l'ape ronzava impazzita, perché non sapeva come aiutarla.
Per fortuna nel parco c'era anche un Prestigiatore, ormai vecchio, che continuava a girare il mondo con il suo cilindro pieno di conigli. Si avvicinò a Pasqualina, capí qual era il problema ed essendo prestigiatore fece apparire dal nulla una sottile tela di ragno con la quale avvolse il dito di Pasqualina e, dopo aver recitato una misteriosa formula magica, lo liberò da quel dispettoso buchetto.
Ma per Pasqualina i guai non erano ancora finiti. Mentre, dopo aver ringraziato per l'aiuto, rideva a bocca aperta come era solita fare, un ricciolo, scuro e maligno, sfuggito da un vecchia parrucca le si infiló in bocca e da lì fino in gola, rischiando di soffocarla.
- zzzzzzzzzzzz - ronzò l'ape - se tu tenessi la bocca chiusa... -
- Aiuto - gorgoglió Pasqualina, rivolgendosi al Prestigiatore che però in quel momento era molto distratto, perché si era rovesciato il suo cappello e tutti i conigli erano suggiti, spaventati ma anche felici per la ritrovata libertà.
Con gli occhi fuori dalle orbite, rossa come un pomodoro, Pasqualina pensò che sarebbe morta lì, come una stupida, per aver riso a bocca aperta.
Fortuna che poco lontano c'era la Primavera che con la sua tavolozza e il suo pennello stava dando gli ultimi tocchi di colore alle corolle dei fiori. La Primavera si era portata dietro il suo Vento, burlone ma altruista, che si infilò nella bocca spalancata di Pasqualina e soffiò via quel ricciolo dispettoso tanto lontano che nessuno lo vide più.
Pasqualina riprese fiato e ricominciò a ridere, ma questa volta non spalancò troppo la bocca. Nel frattempo era scesa la notte e una splendida luna, piena, lucente, invitante, brillava nel cielo e, né Pasqualina, né il prestigiatore, che aveva ormai deciso di lasciar liberi i suoi conigli e di mettersi in pensione, né l'ape avevano voglia di tornare a casa.
- Che bella luna! - sospirò Pasqualina.
- Ci andiamo? - propose il Prestigiatore.
L'ape ronzò più forte - zzzzzzzzzzzzz e come pensi zzzz di andarci zzzzzzz? -
- Ci faremo spingere dal vento - rispose il Prestigiatore.
Ma il vento di primavera era andato via e tutto intorno era immobile.
- E allora... - chiese Pasqualina, già delusa - quando ci andremo sulla luna? -
- zzzzzzzzzzzz... mai zzzzzzzzzz - ronzò l'ape e volò via. |
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Racconto
realizzato nel Laboratorio di scrittura
creativa
"ScriptavolanT"
Il gioco della penna d'oca. Elementi di base: cappello con coniglio, donna che ride, prato primaverile.
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