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Il
primo libro che ho comprato, avevo sette anni, è stato Piccole
Donne, di L.M. Alcott. Non so se fu per caso, ma era di una
scrittrice. Naturalmente mi innamorai di una delle quattro
sorelle, Jo, che stava tutto il tempo in soffitta a leggere e
mangiare mele e a scrivere i suoi romanzi. Per molto tempo nella
mia vita, quello che faceva Jo, la sua vita legata alla scrittura
e alla lettura, è stato come un fantasma che ha vissuto con me.
Ho letto tanto da allora, ma i libri scritti dalle donne sono
quelli che sempre mi hanno appassionato. Per i temi che trattano,
per la sensibilità di cui sono intrisi, per quel modo di narrare
largo, per avere la loro scrittura un ritmo avvolgente, come onde.
Ho amato la scrittura delle donne perché mi ci sono riconosciuta
molto più che in quella degli uomini( anche se Pavese e Cortazar
restano i miei scrittori maschi preferiti ). E' un taglio diverso,
uno sguardo diverso sul mondo, quello che le donne narrano. Solo
una donna avrebbe potuto scrivere "La stanza dei figli"
o "Nessuno torna indietro", per quel sentire senza
risparmio, per quell'abbandono assoluto alla parola. La parola del
corpo, non quella della mente. E neanche col cuore. Corpo vuol
dire pelle e muscoli e sangue, i sensi insieme, fino a
dimenticarti di te. Le narratrici, le scrittrici mi hanno fatto
compagnia, mi hanno formato, mi vengono in soccorso tutt' ora.
Quando ho bisogno di consolazione leggo " Gita al faro"
di Virginia Wolf o "Sulla Baia" di Katherine Mansfield e
faccio pace col mondo.
Il
filone "scrittura femminile" che tanto si è portato
fino a qualche anno fa ( il salone del Libro di Torino del 1996
nel farne argomento dell'anno lo ha anche etichettato e
ridimensionato) secondo me, è servito principalmente a sancire,
all'interno di un mondo inaccessibile, un concetto fondamentale:
che le donne devono avere tempo e possibilità per scrivere. Che
la loro scrittura ha pari dignità, se è scrittura, nel mondo
letterario. Altro non riesco a vedere, perché la scrittura ha
regole interne, e non si è più o meno bravi in ragione del sesso
di appartenenza, ma solo in ragione di quello che si scrive e di
come si scrive. Della musica interiore.
Parlavo
delle mie scrittrici preferite, le mie maestre: senz'altro Jane
Austen, ironica, brillante, moderna, Virginia Woolf, maestra delle
maestre, e Katherine Mansfield, insuperabile scrittrice di
racconti, ma anche Natalia Ginzburg, che col suo raccontare fitto
fitto, va al cuore delle cose, e l'Ortese che racconta dei
fantasmi dei luoghi, e la Karen Blixen (Capricci del destino) ,
Janet Frame ( Un angelo alla mia tavola ) e Christa Woolf (
Riflessioni su Christa T.).
Se
devo dire di un'autrice vivente che amo, penso
a Nadine Gordimer, alla sua scrittura che diventa, a tratti,
passione per la parola e per la politica.
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