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Col
cuore antico |
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...nei
pressi di un bicchiere di vino |
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Q.
Orazio Flacco, Odi, IV, 12, ed. Zanichelli, Bologna,1968 |
Giancarlo Tramutoli, da I
canti di Onan, Edizioni Ermes, Potenza, 1999 |
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Iam
veris comites, quae mare temperant,
impellunt animae lintea thraciae;
iam nec parata rigent nec fluvii strepnt
hiberna nive turgidi.
Nidum ponit, Ityn flebiter gemens,
infelix avis et cecropiae domus
aeternum opprobrium, quod male barbaras
regum est ulta libidines.
Dicunt in tenero gramine pinguium
Custudes ovium carmina fistola,
delectantque Deum cui pecus et nigri
colles Arcadiae placent.
Adduxere sitim tempora, Vergili;
sed, pressum Calibus lucere Liberum
si gestis, iuvenum nobilium cliens,
nardo vina merebere.
Nardi parvus onyx eliciet cadum
Qui nunc Sulpiciis accubat horreis,
spes donare novas largus amaraque
curarum eluere efficax.
(17-13 a.C.)
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Una chitarra
elettrica analfabeta
mi tormenta dal piano di sopra
bloccato dal colpo della strega
batto questi tasti.
Fuori piove una pioggia tragica e tranquilla
perché oggi la mia barchetta di carta
ha preso il largo in un oceano impetuoso
e non ha speranze
sto mollando
e non sono mai stato un tipo elastico io.
E adesso mi rileggo i classici
senza boria e sarcasmo m'inchino
anche alla
poesia elegiaca
perché mi sento un moscerino
e aspetto la sbadata suola assassina.
Nel frattempo volteggio stupidamente
nei pressi di un bicchiere di vino.
Potenza, 22.5.1988 |
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Traduzione
e commento a cura di Lorenza Colicigno |
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Già i compagni della primavera, che acquietano il mare,
i soffi di Tracia, spingono vele,
già i prati si scaldano e i fiumi scrosciano
gonfi di neve invernale.
Fa il nido, mentre piange Iti in un gemito flebile,
l'infelice uccello e la vergogna
della casa di Cecrope, eterna, perché le barbare
voglie dei re punì malamente.
Dicono con il flauto sulla tenera erba i loro canti
i pastori delle greggi grasse,
e fanno la gioia del dio che ama le mandrie su
per i cupi colli d'Arcadia.
La stagione ci dà sete, Virgilio;
ma se vuoi gustare tu, cliente dei giovani più nobili,
il vino che pigiano a Calvi,
dovrai portare nardo per vino.
Una piccola fiala di nardo in cambio d'una piccola botte
che ora Sulpicio tiene ben nascosta nei granai,
efficace a destare speranze
e a dissolvere affanni amari.
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Un
accostamento audace? Il poeta latino Orazio, lirico per eccellenza, e un
poeta giocoso dei nostri tempi. Giancarlo Tramutoli.
Accomuna i due testi l'ironia sottile che li attraversa.
Entrambi i poeti, infatti, ci conducono nei pressi di un bicchiere
di vino per dirci nei loro personalissimi stili la durata lunga e
profonda della loro riflessione, i cui percorsi sono segnati per Orazio
dai miti, per Tramutoli dai classici, per il primo dalla primavera, per
il secondo da una giornata di pioggia, l'uno accompagnato dal flauto dei
pastori, l'altro da una chitarra analfabeta. E ancora: Orazio conduce il
nostro sguardo lungo i fiumi carichi delle acque del disgelo e dietro le
vele gonfie per i venti di primavera, Tramutoli ci trascina con la sua
barchetta di carta su un oceano impetuoso.
Ma è la speranza la parola chiave che ci conduce nel fondo
dei loro pensieri.
Così lontani. Così vicini. |
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Testata
RI~VISTA
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