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E' forse il momento di un primo bilancio. Abbiamo iniziato l'avventura dei laboratori nel Novembre 2000. Dentro ci siamo portati ognuno di noi le nostre avventure di apprendimento/insegnamento precedenti, più o meno esaltanti, certo tutte motivate e finalizzate allo stesso obiettivo: comunicare il desiderio
dell'espressione verbale orale e scritta, con un'attenzione particolare allo scriver bene, non tanto e non solo a livello formale, quanto e soprattutto a livello di pertinenza e, perché no, di potenza comunicativa.
Rendere coloro che scrivono capaci di assumere un atteggiamento critico, attraverso un confronto a volte difficile, dinanzi ai propri testi e a quelli altrui, favorire, quindi, un affinamento delle capacità di lettura, abilità gemella e complementare a quella della scrittura, è stato e resta un altro dei nostri obiettivi prioritari. Certo non ci sfugge la portata problematica di quest'esperienza. Si può insegnare a scrivere, quando si tratta di scrittura creativa? Quali i metodi più efficaci? Quali le tecniche più appropriate? Abbiamo avuto sempre, finora, la sensazione netta del raggiungimento di un obiettivo, che certo attiene più all'aspetto psico-affettivo che a quello strumentale-cognitivo: lo star bene leggendo e scrivendo insieme, raggiungendo un equilibrio comunicativo nuovo, conseguente alla sopraggiunta fiducia nella propria capacita di comunicare con una verbalità meglio strutturata, e nel contempo anche più libera, e originale. Paradossalmente quest'effetto "benessere" ha finora coinvolto anche i meno dotati, quelli per i quali, anche se hanno gran voglia di scrivere, non si può fare altro che dare loro la consapevolezza di un limite, forse invalicabile, di un sogno destinato a rimanere tale. Ma c'è una questione che io per prima sento come rilevante e sulla quale ho bisogno di riflettere. Ed è quella dei contenuti. Se infatti mi sembra abbastanza chiara l'opportunità di una guida tanto competente quanto leggera sul piano della tecnica, per quanto riguarda i contenuti, il discorso mi sembra ben più problematico. Come muoversi intorno a scelte tematiche alquanto o del tutto banali, a conclusionii epidermiche, a risvolti scontati. Quale, insomma, dovrà essere l'attenzione al messaggio? Se un discorso sulle finalità della comunicazione potrà condurci facilmente ed opportunamente a ragionare di destinatari, di tipologie testuali, di registro e quant'altro, quale dovrà essere il posto e l'incidenza dell'etica, dell'estetica, dell'impegno civile, dell'identità, della realtà, della storia, dell'ideologia? Non dico di non avere qualche risposta a questo proposito, ma il bisogno di confrontarmi, di ricevere lo stimolo di dubbi ulteriori oltre che di conferme, mi fa ritenere opportuno lanciare il tema e dialogare con chi è direttamente impegnato nei laboratori o scuole di scrittura, e certamente si sarà posto queste domande prima di me.
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