Ri ~Vista 

 

  quadrimestrale

novembre  2001   N° 1  Anno

Col  cuore  antico
sidera  feriam  vertice

 

Q. Orazio Flacco, Orazio, Odi, 1. I.

ed. Zanichelli, Bologna,1968

Andrea Zanzotto, Ecloga I. I lamenti dei poeti lirici,

in IX Ecloghe, Milano, Modadori 1962

 
 

Maecenas atavis edite regibus,
o et praesidium et dulce decus meum!
Sunt quos curriculo pulverem olympicum
collegisse iuvat metaque fervidis

evitata rotis palmaque nobilis
terrarum dominos evehit ad Deos;
hunc, si mobilium turba Quiritium
certat tergeminis tollere honoribus,

illum, si proprio condidit horreo
quidquid de libycis verritur areis.
Gaudentem patrios findere sarculo
agros attalicis condicionibus

numquam demoveas, ut trabe cypria
Myrtoum pavidus nauta secet mare.
Luctantem icariis fluctibus Africum
mercator metuens, otium et oppidi

laudat rura sui; mox reficit rates
quassa, indocilis pauperiem pati.
Est qui nec veteris pocula massici
nec partem solido demere de die

spernit, nunc viridi membra sub arbuto
stratus, nunc ad aquae lene caput sacrae.
Multos castra iuvant et lituo tubae
permixtus sonitus bellaque matribus

detestata. Manet sub Iove frigido
venator tenerae coniugis immemor,
seu visa est catulis cerva fidelibus
seu rupit teretes marsus aper plagas.

Me doctarum hederae praemia frontium
Dis miscent Superis, me gelidum nemus
Nympharumque leves cun Satyris chori
secernunt populo, si neque tibias

Euterpe cohibet nec Polyhymnia
lesboum refugit tendere barbiton.
Quodsi me lyricis vatibus inseres
sublimi feriam sidera vertice.

 

30 - 24 a.C.

a - Alberi, cespi, erbe, quasi
veri, quasi all'orlo del vero,
dal dominio del monte che la grande luce simula
sempre tornando, scendendo
a incristallirvi
i oniriche antologie:
mite selva un lamento
mite bisbigliate un accorato
ostinato non utile dire.
Significati allungano le dita,
sensi le antenne filiformi.
Sillabe labbra clausole
unisono con l'ima terra.
Perfettissimo pianto, perfettissimo.
...
E tenta di valere, accenna, avvampa
l'altra mano dell'uomo.
Da lei protesa
rugge, accelera il razzo a dipanare
il metallo totale dei cieli.
Per lei fibrilla il silenzio, incellulisce.
Oh aquiloni orientati
più su dell'infanzia, più del punto che brilla,
mano da un fuoco ad un altro, mano bisturi.
Mano dove gli stati serpeggiano nel coma,
dove il ventre della terra accampa
profili irriferibili,
funzuini insospettate, osceni segni,
foglie e corpi di sofismi, il libro
che non scrisse, la penna, non illustrò, il colore.
Autopsie, autopsie.
Mano da un fuoco a un altro, mano bisturi.
...
Ma pure, ecco, <<le mie labbra non freno>>
insinui, selva,
tu molto umiliata,
tu quasi viva, più che viva, quasi viva
- le tue foglie movendo
bagliori come d'insetto nel lago
albuminoso che fu notte fu giorno
occhio in gioia occhio in lutto...
...
Chiedono, implorano, i poeti,
li nutre Lazzaro alla sua mensa,
come cigno biancheggiano.
Invocano l'amata
l'iddio la pia vittima
le orme
che s'addentrano al simbolo
(morì quel simbolo, morì).
Nomi hanno, date con interrogativo,
schemi, schemi,
cadaveri com'elitre
in oniriche antologie.
Perfettissimo pianto, perfettissimo.
I poeti tra cui
se tu volessi pormi
<<cortese donna mia>>
sidera feriam vertice.

b - Come per essi, basterà la tua
confessione, immodesta, amorosa,
e quasi vera e più che vera
come il canone detta:

a - <<Ma io non so nulla
nulla più che il tuo fragile annuire.
Chiuso in te vivrò come la goccia
che brilla nella rosa e si disperde
prima che l'ombra dei giardini sfiori,
troppo lunga, la terra>>.

 

1957

 
 

Traduzione e commento a cura di Lorenza Colicigno

 
 

Mecenate, che discendi da re,
presidio mioe mio dolce decoro!
Vi sono uomini che amano raccogliere 
con il carro la polvere olimpica,
e la meta evitata con le ruote infuocate
innalza fino agli Dei della terra.
Un altro, se gareggia la folla dei quiriti 
incostanti a sollevarlo ai triplici onori.
Un altro, se serra nel suo granaio 
quanto si raccoglie dalle aie libiche.
Chi gode a sarchiare i campi
che il padre gli ha lasciato,
neppure a condizioni degne di Attalo
potresti smuovere perché sechi il mare,
navigante impaurito, con un legno di Cipro.
Quando l'Africo in lotta con le onde icarie 
atterrisce il mercante, egli la città 
loda e i suoi campi; ma eccolo che riassetta 
le reti squassate, indocile a sopportare la povertà.
Vi è chi, poi, non disprezza boccali di vino 
invecchiato e trascorrere una parte del duro 
giorno, ora sdraiato il corpo sotto il verde
di un arbusto, ora presso una fonte d'acqua pura.
Molti amano gli accampamenti e il rimbombo 
di trombe e litui e le guerre che le madri
detestano.Rimane sotto il cielo freddo
il cacciatore, e si dimentica la moglie tenera,
se una cerva è avvistata dai cani fedeli
se un cinghiale ha rotto le reti ritorte.
Me, premio dei dotti, l'edera 
agli Dei uguaglia, quelli del cielo, me un bosco fresco
e le danze lievi delle Ninfe con i Satiri
separano dal volgo, se Euterpe non frena 
le tibie né Polimnia rifiuta di tendere 
le corde della cetra di Lesbo.
Se tu mi inserirai tra i poeti lirici
col capo sublime toccherò le stelle.

Una poesia sulla poesia. Soprattutto una poesia sul senso della poesia, oggi e sempre. 

Zanzotto sceglie l'ecloga e il lamento, la mite selva e l'ima terra, le orme che s'addentrano al simbolo, per esprimere dubbi e domande interiori, per riflettere sulla legittimità o meno dell'attività poetica: un accorato/ostinato non utile dire. Un perfettissimo pianto, perfettissimo. Dolente e determinato, il cigno biancheggia. 
Sidera feriam vertice.

Orazio aveva scelto l'ode, il bosco fresco e le danze delle Ninfe con i Satiri, il suono del flauto e della cetra, per confondersi con gli dei, per separarsi dal volgo, per esprimere la certezza di una scelta di vita, unica, inequivocabile, esaltante.
Sublimi feriam sidera vertice.

Così lontani, così vicini.

 
       

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