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Letteratura
italiana e straniera |
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Il
vento e la solitudine
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a cura di Lorenza Colicigno |
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Emily
Dickinson
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~
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Bussò
il vento... |
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traduzione
di A. Quattrone
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Bussò
il vento come un uomo stanco
e io senza indugio
da padrona di casa dissi "avanti",
ed esso venne dentro.
Un ospite veloce, senza piedi,
cui offrire una sedia era impossibile
come invitare l'aria
ad accomodarsi sul sofà.
Non aveva ossatura a sostenerlo.
Il suo parlare era come l'empito
di tanti colibrì in una volta
dall'alto di un cespuglio,
il suo volto un'ondata.
mentre passava le sue dita sparsero
una musica, come un'armonia
vibrante soffiata sopra un vetro.
Sempre aleggiando fece la sua visita,
poi come un uomo timido
bussò ancora - a raffica, nervoso -
e io rimasi sola.
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Il
vento è invadente.
Nella poesia di Emily il vento, uomo stanco, pervade ogni spazio:
ogni angolo della casa ne subisce l'intrusione, che genera voci e
così sconfigge il silenzio. Ma l'ospite veloce, uomo timido, in
un attimo svuota di sé ogni angolo della casa, come ogni angolo
dell'anima. E non resta altro che il silenzio, unico linguaggio
della stanza solitaria.
(link alle note
interpretative)
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Testata
RI~VISTA
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