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L'oggetto libro dà una percezione gradevole: copertina magenta con scritte bianche, una riproduzione di un'opera di Antonio Faraulo a lato del nome dell'autore, grafica elegante insomma; all'interno stampa in marroncino, tipo sanguigna.
Allora, mi dico, tale cura nell'estetica dovrà non deludere chi aprirà e leggerà queste poesie (ma quante volte film patinati sono più vuoti del vuoto, o persone tutte apparecchiate sono lo specchio del nulla!).
Bene. L'ho aperto e l'ho letto. Posso affermare che il bel libro è un buon libro.
Le ragioni che ho colto per affermarlo sono molteplici:
sono poesie belle
sono poesie brutte
sono poesie facili
sono poesie complesse
sono poesie
non sono poesie.
Eccetera.
Ma la più importante delle ragioni, quella che non ho detto ma che è alla base di tutte le affermazioni precedenti, è che questi Frammenti di viaggio sono un itinerario nella parola, nel linguaggio. Ed è proprio in questa maniera che i contenuti, le riflessioni, le vertiginose profondità e le leggerezze affioranti acquistano dignità e valore.
Lizzadro, questo giovane al suo primo libro - ma il secondo è in cantiere - utilizza lo strumento della parola cercando di creare sconcerto in se stesso e nel lettore. Frequenti infatti le assonanze, ed è normale, e le consonanze, ed è normale, ma assai utilizzate le dissonanze, e qui siamo su un piano non consueto nei giovani poeti, che cercano altre vie più comode e più accattivanti. Lizzadro non vuole accattivarsi nessuno.
Queste dissonanze non so fino a che punto siano cercate, o fino a che punto siano insite nella natura dell'autore.
Morire l'animo è già nel titolo un tradimento al lettore, che non si aspetta quell'oggetto (l'animo) perché è stato abituato ad altre strade indirette (nell'animo). Ma la lettura della breve e intensa poesia ( il cui incipit è quanto mai incisivo: Non è più il momento di scrivere/ perdendosi in labirinti mentali …) non può che dare ragione a chi l'ha scritta.
L'uso di gerundi al posto degli infiniti o dei tempi finiti sconcerta ancora una volta chi legge: ora è lui, il lettore, che deve completare una frase, un pensiero, deve immergersi con Lizzadro nella profondità di un concetto che non ha tempi finiti, ma indefiniti, senza tempo (Andando in tutte le direzioni, / sempre che la vita / l'universo abbiano dimensioni.) e senza spazio.
È evidente che, al fondo di tutto, vi è una forte spinta simbolica, per cui chi si avventura nel libro non può farlo distrattamente, ma deve leggere e rileggere, perché la poca chiarezza dell'autore è un inganno: i riferimenti alla musica, alla letteratura (palesi e no) e alla terminologia scientifica sono un messaggio: la inaccessibilità di alcune parole fa a pugni con la limpida chiarezza di altre, in un gioco sottile e perverso. I concetti espressi sono spesso o al limite del comprensibile o totalmente aperti e intellegibili.
Le immagini forti e desuete delle ultime poesie di questi Frammenti di viaggio sono quelle che sfidano di più il lettore: sono quelle più gravate di termini e immagini forti (animali lobotomizzati … fumo di piombo …un colombo senza testa tranciata da fili elettrici), in un gioco tra il simbolico e l'icastico con il quale il compagno di viaggio cerca l'autore e questi cerca se stesso.
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