Ri ~Vista 

 

  quadrimestrale

novembre  2001   N° 1  Anno

Letteratura

italiana  e  straniera

Il vento e la solitudine

 a cura di Lorenza Colicigno 

 

Isabella Morra

~

sonetto III
 
 

D'un alto monte onde si scorge il mare 
miro sovente io, tua figlia Isabella, 
s'alcun legno spalmato in quello appare, 
che di te, padre, a me doni novella. 

Ma la mia adversa e dispietata stella 
non vuol ch'alcun conforto possa entrare 
nel tristo cor, ma, di pietà rubella, 
la salda speme in pianto fa mutare: 

ch'io non veggo nel mar remo nè vela 
(così deserto è l'infelice lito) 
che l'onde fenda o che la gonfi il vento. 

Contra Fortuna allor spargo querela, 
ed ho in odio il denigrato sito, 
come sola cagion del mio tormento.

 
 

Il vento è veloce.
Nel sonetto di Isabella il vento pare essere elemento marginale, ma così non è. Esso rappresenta la velocità che avvicina, che può annullare il tempo e lo spazio che la separano dal padre. La posizione metrica della parola vento, conclusiva dell'ultimo verso della prima terzina, anch'essa concettualmente conclusiva, rafforza il ruolo di quest'elemento naturale quale unico potenziale risolutore del dramma della giovane. Dopo, solo il dominio del denigrato sito, prigione del corpo e dell'anima.

 (link alle note interpretative)

 
     

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