Ri ~Vista 

 

  quadrimestrale

novembre  2001   N° 1  Anno

Donne e scrittura

la scrittrice e il suo personaggio
Mary Shelley e Frankenstein

 di Anna Pia Perri

 

Frankenstein: dramma di una paternità negata

 

     

 

Did I request thee, Maker, from my clay

To mould Me man? Did I solicit thee

From darkness to promote me?

 Paradise Lost  X. 743-5

[ Ti ho chiesto io,  Creatore, dal fango

Di farmi uomo? Ti ho chiesto io

Di trarmi dal buio?]

(J. Milton, Il Paradiso perduto, X. vv.743-5)

   

Nel 1818, anno in cui Mary Shelley pubblicò il suo romanzo intitolato Frankenstein or the Modern Prometheus, pochi avrebbero pensato si trattasse della nascita di un nuovo 'mito' destinato a durare nel tempo. Ciò che sembrò allora uno strano miscuglio di elementi gotici e di fantascienza è oggi un classico grandemente apprezzato. Ma cos'è che attira così tanto anche il lettore moderno? Il valore reale dell'opera va ben al di là  del racconto che vi troviamo. Quali sono i confini del potere dell'uomo nel campo della creazione? Questo il tema portante che pervade tutto il romanzo e affascina l'uomo del XXI secolo che si affanna sulla scena del mondo ad eguagliare Dio fabbricando la vita in laboratorio; proprio come  Victor Frankenstein fa, dando nascita ad una creatura misteriosa. Frankenstein non è  semplicemente la terrificante storia di un mostro. Si fosse trattato di un essere brutale che prova gusto a seminare terrore non sarebbe sopravvissuto così a lungo; non è un 'tipo' che incarna semplicemente il male. La storia è ben più sottile, è il dramma di un figlio non riconosciuto dal padre, il dramma di una paternità rifiutata che scatena odio e vendetta.

 

"Cursed be the day, abhorred devil, in which you first saw light! Cursed…be the hands that formed you"

(from Frankenstein, chapter. X)

["Maledetto il giorno, aborrito demonio, in cui tu per la prima volta vedesti la luce!  Maledette le mani…che ti hanno dato forma !"]

( da Frankenstein, capitolo X )

 

 Victor Frankenstein, è un brillante scienziato ossessionato dall'idea di poter ottenere il controllo della vita e della morte rifiutando i limiti della scienza del tempo. Conduce le sue ricerche da solo finché  non riesce a dar vita ad una creatura ottenuta dall'unione di  membra di cadaveri scelti con grande cura.

 

"It was on a dreary night of November, that I beheld the accomplishment of my toils. With an anxiety that almost amounted to agony, I collected the instruments of life around me, that I might infuse a spark of being into the lifeless thing that lay at my feet. It was already one in the morning; the rain pattered dismally against the panes and my candle was nearly burnt out, when, by the glimmer of the half-extinguished light, I saw the dull yellow eye of the creature open; it breathed hard, and a convulsive motion agitated its limbs."

(from Frankenstein, chapter V)

["Fu in una tetra notte di novembre che vidi il compimento delle mie fatiche.

Con un'ansia simile all'angoscia radunai gli strumenti con i quali avrei trasmesso la scintilla della vita alla cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era già l'una del mattino; la pioggia batteva lugubre contro i vetri, la candela era quasi consumata quando, tra i bagliori della luce morente, la mia creatura aprì gli occhi, opachi e giallastri, trasse un respiro faticoso e un moto convulso ne agitò le membra."]

(da Frankenstein, capitolo V)

 

 Ma il risultato finale disattende le sue aspettative ed egli stesso prova disgusto alla vista dell'essere da lui creato.

 

"How can I describe my emotions at this catastrophe, or how delineate the wretch whom with such infinite pains and care I had endeavoured to form? His limbs were in proportion, and I had selected his features as beautiful. Beautiful! - Great God ! His yellow skin scarcely covered the work of muscles and arteries beneath; his hair was of a lustrous black, and flowing; his teeth of a pearly whiteness; but these luxuriances only formed a more horrid contrast with his watery eyes, that seemed almost of the same colour as the dun white sockets in which they were set, his shrivelled complexion and straight black lips."

(from Frankenstein, chapter V)

["Come posso descrivere la mia emozione a quella catastrofe, descrivere l'essere miserevole cui avevo dato forma con tanta cura e tante pena? Il corpo era proporzionato e avevo modellato le sue fattezze pensando al sublime.

Sublime? Gran Dio! La pelle gialla a stento copriva l'intreccio dei muscoli e delle vene; i capelli folti erano di un nero lucente e i denti di un candore perlaceo; ma queste bellezze rendevano ancor più orrido il contrasto con gli occhi acquosi, grigiognoli come le orbite in cui affondavano, il colorito terreo, le labbra nere e tirate." ]

(da Frankenstein, capitolo V)

 

Catastrofe! Questo il giudizio che egli dà della sua creazione. L'essere orribile da lui creato si rivelerà una creatura omicida oltre ogni controllo. Il mostro si vendicherà del suo poco amorevole padre che, disgustato dalla sua deformità,  lo abbandona subito dopo averlo "dato alla luce". Ma i due esseri sono legati da uno stretto nodo e cominceranno ad esistere in una relazione di interindipendenza. Due esseri separati che condividono due lati  opposti e allo stesso tempo complementari di un'unica  personalità. Lo scienziato V. Frankenstein, new deity, stabilisce con la sua creatura la stessa relazione che  esiste fra padre e figlio, fra Dio e gli uomini. E' così che la creatura che nel romanzo è priva di nome, diventa l'alter ego di Frankenstein, il suo secondo self, anticipando il Dr Jekyll e Mr Hyde di R.L. Stevenson; il prodotto derivante dall'insano tentativo di penetrare i segreti dell'universo. Il mostro è il risultato della forza distruttrice che è in ogni uomo, particolarmente espressa nella figura dello scienziato folle che si allontana dalla morale nella ricerca della conoscenza. Lo scienziato e la sua creatura continueranno ad inseguirsi ovunque, ansiosi di annientarsi a vicenda, e l'unità si ricomporrà nella morte; la scena del discorso finale che la creatura pronuncia sul cadavere del suo creatore rappresenta il rovesciamento della situazione iniziale del dramma allorché lo scienziato, chino sulla propria opera che comincia a respirare la maledice e se ne ritrae con orrore. La creatura è anch'essa figura complessa, a causa del rifiuto prima del padre poi della società, sveste i panni del bon sauvage fino a distruggere completamente la sua potenziale bontà.

 

 " Believe me, Frankenstein: I was benevolent; my soul glowed with love and humanity: but I am not alone, miserabye alone? You, my creator, abhor me; what hope can I gather from your fellow-creatures, who owe me nothing? They spurn and hate me"

(from  Frankenstein, chapter X)

["Credimi, Frankenstein, io ero buono, la mia anima bruciava di amore e umanità ; ma non sono forse solo, disperatamente solo? Tu , il mio creatore, mi aborri; quale speranza posso dunque nutrire verso i tuoi simili, che non mi debbono nulla? Mi  odiano e mi disprezzano. ]

(da Frankenstein, capitolo X)

 

 Ma qual è l'atteggiamento dell'autrice di fronte al mostro? Mary Shelley sceglie di votarlo all'infelicità proprio perché non è il frutto innocente della natura ma il prodotto della ambizione scientifica dell'uomo. Ella farà ricadere anche su di lui la colpa che dovrebbe essere tutta del suo creatore. La  sua condizione di essere non nato da donna è la sua colpa innata. Allo stesso tempo il mostro non è creatura tipica del suo genere, essere artificiale che ribellandosi agli uomini decide di distruggerli. Questa creatura è fatta di carne umana e la sua distruzione consisterebbe nella sua morte. Alla "cosa", come la definisce Frankenstein, non possono essere spezzati i 'fili'. E' questo il dramma: Frankenstein non ha altra possibilità per fermare la sua creatura  che ucciderla, azione certo mostruosa per un padre che, pur disgustato, aveva riposto tante speranze nella sua creazione. L'autrice ci porta a simpatizzare con lo scienziato i cui difetti (flaws) lo condurranno alla rovina, ma fa sì che simpatizziamo allo stesso modo con il mostro che, pur nella sua diversità, è uno di noi in cui lottano perennemente flaws and virtues (difetti e virtù). Egli si ammala di una malinconia che lo strugge e per reazione diventerà violento e vendicativo. L'oscillazione evidente della simpatia dell'autrice fra lo scienziato e il mostro è di certo dovuta al fatto che lei non lo percepisce come diverso e, se da un lato la vediamo parteggiare con gli uomini contro questo essere sproporzionato, dall'altro avvertiamo la sua commozione nella descrizione dell'infanzia dell'orribile creatura. Così, nell'enorme ombra che la creatura proietta si intravede sia la sagoma dello scienziato a lui strettamente legato che l'esile figura dell'autrice che ne condivide in alcune pagine il senso di abbandono e solitudine da lei stessa sperimentati. Né casuale ci appare che proprio la figlia di una delle più grandi femministe dell'epoca abbia scelto l'uomo come usurpatore del ruolo della donna nella creazione fino a soddisfare l'inconscio desiderio maschile di generare figli direttamente, senza intervento della donna. Attenzione, però, a che non si creino in futuro nuovi mostri!!    

 

 

 

 

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al  sito:

 http://web.quipo.it/frankenstein

  

Anna Pia Perri

docente lingua e civiltà inglese

Nicola D'Agostino

classe IV A Istituto Magistrale Statale "V. Capialbi" di Vibo Valentia

     

Testata RI~VISTA