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Grazie per l'attenzione che avete dimostrato per la mia rubrica, inviandomi i vostri detti dialettali, che pubblicherò quanto prima.
Nel mio precedente intervento ho definito i proverbi il succo della cultura arcaica ed il legame più stretto, e vitale ancor oggi, con essa, sono contenta che molti di voi abbiano condiviso in pieno la mia idea ed abbiano, in particolare, sottolineato l'opportunità di conservare il nostro patrimonio orale, anche per meglio valutare il cammino compiuto dalla nostra civiltà e, quindi, per rendere più esplicito quanto essa si sia nel tempo trasformata.
Bene, come vi avevo anticipato, oggi parleremo del proverbio pubblicato nel
numero scorso, che qui riprendo in una delle sue varianti solo per richiamarlo alla vostra memoria: Abbàscia ca vènnë, cioè Abbassa il prezzo, che venderai.
Questo detto, di tipo prescrittivo, esprime una elementare regola del mercato, secondo la quale, abbassando il prezzo di un prodotto, se ne garantisce la vendita; tale regola è tanto profondamente radicata nel sapere popolare che il detto porta in ellissi l'elemento informativo che ne determina il senso: lu prèzzë.
L'uso costante di questo detto da parte di un'informatrice che non proviene da una famiglia di commercianti, né ha esercitato attività lavorative connesse, segnala, a mio parere, che nella cultura potentina, all'interno della quale ella ha vissuto tutta la sua esperienza di vita, è ben radicata l'origine mercantile, segnalata, per altro, dalla presenza di altri e numerosi detti di settore. Una datazione molto antica del detto, certo del tutto opinabile, come per tutte le espressioni popolari, può essere ipotizzata con molta cautela sulla base di alcune rilevazioni linguistiche ed antropologiche.
Per quanto riguarda l'aspetto linguistico si può sottolineare che la radice del verbo abbascià/abbassare è osca, l'aggettivo basso da cui deriva compare in glosse del sec.VIII d.C. (Devoto) e il verbo bassare, nel senso di abbassare la testa, nel sec.XIII (Sabatini - Coletti), ma è evidente che doveva esserne già ben consolidato l'uso orale. Una radice preromana, dunque, che, seppure a tanta distanza, richiama la cultura osca dei gruppi lucani attivi intorno a Rossano di Vaglio, costretti dalla conquista romana a trasferirsi lungo la valle del Basento, anche nella romana Potentia, tra il IV e il III sec. a. C., e orientati forzatamente verso le attività agricole. La vita agreste si sostituisce a quella cittadina, dice Adamesteanu (La Basilicata antica). Ricordiamo, infatti, che i Lucani erano essenzialmente soldati e che le attività prevalenti erano di tipo artigianale, ed è ovvio che nei loro territori si svolgessero fitti scambi commerciali nei mercati che affiancavano i santuari e gli aggregati urbani.
Dopo la conquista romana, dunque, alla cultura artigiano - mercantile si sovrappose la cultura contadina, come dimostrano i resti di numerose masserie di impianto romano dislocate sul territorio originariamente lucano. La cultura contadina, più recente e più duratura, prende il sopravvento, come si può evincere dalla netta prevalenza di detti legati all'agricoltura da me rilevata, almeno fino a questo punto della mia ricerca.
Il fatto poi che il verbo abbassare compaia con frequenza tra il XIII e il XIV, in piena civiltà comunale, può confermare l'ipotesi che il detto riprenda il suo ambito privilegiato di diffusione nell'ambiente dei grandi e piccoli mercati urbani medievali, di cui ci hanno lasciato le voci e lo spirito i cronisti del tempo e il Boccaccio.
Che dire, ancora, delle antiche tradizionali fiere legate alle più importanti festività religiose? Ricordiamo, ad esempio, quella ormai quasi dimenticata di San Rocco.
E del resto non è ancor oggi evidente l'interesse dei potentini per le attività commerciali?
Può l'analisi di un detto popolare giustificare relazioni tra periodi così lontani?
E' questo un interessante ambito di riflessione e di analisi, cui qui si è accennato brevemente, per segnare, anche se in termini ipotetici, lo spessore cronologico e antropologico del detto didattico in questione.
Che il detto sia ben radicato nella cultura locale è deducibile anche dal fatto che esso ha assunto valore di proverbio, riuscendo ad essere significativo anche in ambiti non pertinenti al settore commerciale, ha cioè valore universale per l'uso estensivo della relazione prezzo basso/vendita, dal campo della prestazione d'opera, più vicino a quello letterale, a quello più lontano dell'esplicita o implicita richiesta di apprezzamento o di affettività da parte di una persona nei confronti di un'altra, appartenente all'ambito parentale, amicale e lavorativo; pertanto il senso del detto può essere traducibile in questi termini logici: "Abbassa il livello della tua richiesta (qualunque essa sia) e avrai un riscontro positivo, cioè potrai ottenere sicuramente, anche se solo in parte, quanto desideri."
In questo suo significato più generale il proverbio, conservando e valorizzando l'originario atteggiamento utilitaristico del mercante, traduce una ricerca di equilibrio, di saggia moderazione.
Possiamo riconoscere ancor oggi in questo proverbio una valida filosofia di vita?
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