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E' stato il caso a mettermi fra le mani questo volumetto di versi del '97, ma è stata una necessità portarmelo a casa e leggerlo allorché, sfogliandolo, mi è balzato agli occhi tra le pagine il nome di Allah. I "Canti d'oriente" infatti, che occupano la prima parte della raccolta, sono presentati come "Canti di Yusuf (Giuseppe) Abdel Nur", perché ispirati, lo dice lo stesso Conte, ad autori persiani, arabi e turchi. Componimenti brevi i cui temi canonici sono il vino, il gioco e l'amore, l'amore per la bella infedele, l'amore per il Sole, il pane, il fuoco, le parole, l'amore per la vita insomma che è poi l'amore verso Allah. L'essenzialità della rappresentazione, fatta di cose, e il ritmo colgono nel quotidiano della vita di ogni tempo il sapore del sacro e dell'eternità. "Ho servito i piaceri/ e ho servito la Luce, / le foglie, le fiorite,/ le onde, le primavere/ il fuoco, le comete/ il giusto, ciò che rinasce/ la lotta che conduce/ allo zenith la vita/ che sconfina oltrecielo/ dove è la realtà/ e così ti ho adorato/ o Allah.
La religione non è confinata nella trascendenza, ma si esercita nell'immanenza, nella pienezza dell'operare e del sentire. Il nulla da cui vengono e dove vanno gli uomini e le cose non toglie senso alla loro vita. "Usciamo dal nulla/ nel nulla rientriamo/ ma la tua porta passiamo/ Allah"
Allora non sorprende più l'accostamento col poemetto che segue "Ai Lari" ispirato questa volta al Foscolo dei "Sepolcri"dal quale riprende il tema della corrispondenza fra i vivi e i morti. L'umanità è prima di tutto nella consapevolezza dell'essere mortali, nella pietas che induce Achille a rendere a Priamo il corpo di Ettore, che costringe il vinto Enea a cercare una patria per i suoi discendenti, che insegna al poeta a pregare sulla tomba del padre pur sapendo che sotto quella lapide non c'è nulla. Umanità è cogliere l'eternità nel vivere " Navigare e sfidare le correnti/ i baratri, i mostri notturni, i venti. Sconvolgere il silenzio, il buio, l'oblio. E dire: forse tutto questo è Dio" "Non è questione di fede di credere/ prima essere ……Essere alba, coltello, raggio, fiore." Il ritmo è cambiato, ha l'andamento pacato della meditazione dell'uomo di cultura che sente risuonare dentro di sé parole millenarie, è più concettosa, ma ha sempre la concerta aderenza alle cose di chi sente che"la vita è ora qui imprendibile infinita / incessabile rapida sola .."
Lo stesso atteggiamento dunque alla radice del pensiero d'Occidente e d'Oriente. Questo - lo diciamo noi per averne avuto or ora tragica testimonianza - tradito dal fondamentalismo che ha bandito la gioia riservandola all'aldilà, quello - dice il poeta - inaridito in un efficientismo che ha bandito invece l'idea della morte perdendo il senso del sacro. Ne scaturiscono versi potenti di un'attualità che mette i brividi: "Era un antico patto fra noi uomini …/ Onorare chi non c'è più, curarne/ le spoglie e mantenerne la memoria. / La morte diventava una vendemmia,/ anche il terrore era dolce, sacro vino."
Ed ecco il terzo componimento "Oh Omero, oh Withman "Ancora un altro ritmo e un'altra sintassi; riferimenti letterari, storici e geografici si affollano nel frastornante pieno/vuoto del mondo occidentale rispetto al quale il poeta deve essere "Il distruttore" per poter essere "colui che salva … essere tutti i passanti, i negri, i cinesi, i maghrebini, gli indiani, i rasta, i vietnamiti, gli slavi, sentire tutto vivente come potrebbe essere se in noi la nostra anima cantasse ancora, oh mondo, oh notte!".
L'uomo solo nel caos del mondo globalizzato non meno del nomade del deserto, l'uomo senza appartenenza se non alla propria umanità fisica e storica, ritrovata e ricostruita con la forza della parola, del Verbo, della poesia: "Sono figlio dell'energia democratica" quarto componimento, dove il tema dei canti d'oriente torna, ma nelle figure e nel ritmo di forme poetiche contemporanee. E il riferimento all'America da parte del poeta che poche pagine prima ha cantato ad Allah ("Sono figlio …..di Jefferson, di Lincoln, di Withman, della potenza carnale, continentale dell'America") anticipa e sintetizza con la forza. della poesia quell'appello alla memoria e alla tolleranza che ai più saggi fra gli uomini richiede oggi fiumi di parole.
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