|
|
Nata
a Bruxelles nel 1903 e morta a Bar Harbor nel Maine nel 1987,
Marguerite Yourcenar (psedonimo di Marguerite de Crayencour): "Mio padre, che mi
offriva quella specie di regalo di Natale che era la pubblicazione
del poema su Icaro, mi ha detto "Preferisci usare uno
pseudonimo?" e io ho risposto "Sì, certo!" (...)
Allora ci siamo messi al lavoro divertendoci a fare degli
anagrammi del nome de Crayencour e (...) siamo arrivati a
Yourcenar. La Y mi piace molto, è una lettera bellissima (...) è
soprattutto un albero, dalle braccia spalancate" ) è una
delle più significative voci della letteratura francese del
nostro secolo. Presto orfana di madre e precoce viaggiatrice
attraverso l’Europa insieme al padre, fu anche, fin da
giovanissima, brillante studiosa delle lingue greca e latina. A
partire dal 1950 si stabilì a Mount Desert nel Maine, e nello
stesso anno terminò il romanzo, notissimo, Memorie di Adriano.
Altri suoi libri di successo in Italia sono L’opera al nero,
Care memorie, Archivi del Nord, Come l’acqua che scorre, Con
beneficio d’inventario, Il tempo grande scultore, ed il postumo
Quoi? L’Eternité.
Le tre poesie che vi propongo sono tratte dalla raccolta Les
Charités d’Alcippe, pubblicata a Liegi nel 1956 e quindi, in
edizione definitiva, a Parigi da Gallimard nel 1984. (Una
traduzione italiana di M. Murzi, è uscita anche presso Bompiani
nel 1987).
NON SAPRAI MAI
Non saprai mai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore, dolce cuore adottivo;
e che nulla, né il tempo, gli altri amori, gli anni,
impediranno mai che tu sia stato.
Che la beltà del mondo ha già il tuo viso,
di tua dolcezza vive, splende del tuo chiarore,
e all’orizzonte il pensieroso lago
narra soltanto la tua serenità.
Non saprai mai che porto la tua anima
come una luce d’oro che rischiara i passi;
che un po’ della tua voce suona nel mio canto.
Dolce fiaccola i tuoi raggi, dolce braciere la tua fiamma,
mi insegnano il cammino dei tuoi passi,
e un poco ancora vivi, perché ti sopravvivo.
(1929)
SCRITTO SUL RETRO
DI DUE CARTOLINE
Una Sirena piange
lo stacco di un battello
sull’acqua in cui si muore.
Io soffro l’assenza
e lo spazio duro;
il dolore è un muro.
La strada è un’esca:
né treni, né navi.
I piani si capovolgono.
Pensiero, freccia sicura,
squarcia la lontananza;
colpisci con dolcezza:
(il miele delle ferite
profuma il cuore).
(1934)
INTIMAZIONE
S’avvicina la morte, e il suo rumore:
fratello, amico, ombra, che importa?
La morte è la sola nostra porta
per uscire da un mondo dove tutto muore.
(1963)
|
|