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Anno
Col  cuore  antico
Simile  a  un  dio 

 

Saffo (fine sec.VII a. C.) Fr. 31 Voigt

Catullo (sec. I a. C.), Liber, LI

 
 

Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit
dulce ridentem, misero quod omnes
eripit sensus mihi: nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
<vocis in ore;>
lingua sed torpet, tenuis sub artus
flamma demanat, sonitu suopte
tintinant aures, gemina teguntur
lumina nocte.
...
Otium, Catulle, tibi molestumst:
otio exsultas nimiumque gestis:
otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.

 
 

traduzione di S. Quasimodo in Lirici Greci, 1940

percorso a cura di Lorenza Colicigno

 
 

A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda e la voce,
si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue nelle orecchie.
E tutta in sudore e tremante,
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

L'analisi del fenomeno amoroso interpretato da Saffo con un potente, e nello stesso tempo delicato, realismo attraversa tutta la cultura antica e giunge al Novecento attraverso la traduzione di S. Quasimodo. Ma un frammento del carme di Saffo ha preso, intanto, altre vie e giunge a noi in uno straordinario e imprevedibile gioco di specchi:

Wililiam Shakespeare (Amlet)

Bruce Robinson (Withnail and I)

Riccardo Brun (link)

 

Così lontani, così vicini.

 
       

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