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L’evento
cinematografico dell’anno, il “Signore degli anelli”, tratto
dall’omonimo romanzo dello scrittore inglese, ha avuto il merito
di polarizzare l’attenzione su un’opera altamente
significativa del nostro tempo, nota a molti, ma non a moltissimi.
Tanto per fare un esempio, a quanto mi consta, nel mondo
scolastico non è ancora debitamente letta o studiata, forse
perché il genere fantasy cui si ritiene che appartenga è
considerato “minore”. Eppure gli spunti di riflessione che
stimolano chi si avvicina a questa storia possono essere molti, e
tutti interessanti, importanti, educativi. La trama riflette il
classico tema della lotta tra il Bene e il Male. Le storie che s’intrecciano
ricordano gli episodi delle antiche saghe nord-europee. La
struttura, poderosa nella scansione trilogica, riprende la
vastità dei poemi epici. La narrazione di storie particolari e la
descrizione dettagliata delle culture dei popoli protagonisti
imita quella vocazione “enciclopedica” che caratterizza tanti
poemi epici dell’antichità. Insomma, non è semplicemente una
favola, né solo un libro di avventure. Tolkien con quest’opera
ha cercato di far rivivere il mito, seppure reinventandolo,
seppure in una cornice soltanto letteraria, quindi sostanzialmente
fittizia. Forse per la convinzione che anche l’uomo moderno ha
bisogno di proiettare in un mondo immaginario le proprie credenze
e i propri valori; sembra una contraddizione, ma in fondo è la
contraddizione che connota il mito fin dalla sua nascita: storie
inventate, fantastiche, che però hanno una pretesa di verità.
Com’è possibile? Evidentemente la ragione, la razionalità, la
scienza non servono a spiegare tutto. Le zone d’ombra restano
sempre, anche nel XXI secolo; anzi, è noto come in questi ultimi
anni sia addirittura aumentato nel mondo l’interesse verso
fenomeni inspiegabili, indimostrabili. Questo atteggiamento però
si rivelerebbe pericoloso, se portasse ad un approccio irrazionale
nei confronti della realtà; e potrebbe anche creare squilibri, se
inducesse a pensare che in fondo non ci sono leggi e norme che
regolano il mondo, la società, gli individui.Questo problema il
mito non l’ha mai provocato: presso le antiche, primordiali
società in cui è nato, anche con i racconti più fantasiosi che
ancora oggi è difficile decifrare, ha avuto sempre l’intenzione
di spiegare la realtà, intesa come Ordine creato e contrapposta
al Caos privo di leggi.Tolkien con la sua storia vuole mostrare
quanto sia necessario – ancora oggi – imboccare questa strada
che porta all’Ordine; a questo scopo si è servito del mito, non
soltanto per rendere originale e divertente la sua opera
letteraria, ma soprattutto per offrire insegnamenti morali. E ci
fa riflettere su come la propensione verso il Bene, la lotta senza
quartiere che si deve combattere sempre contro il Male, l’istinto
di conservazione, la volontà di mantenere in vita e di
tesaurizzare le proprie tradizioni sono caratteristiche
connaturate – e quindi doveri da assumere - ai personaggi del
“Signore degli anelli”, ma anche agli uomini di tutti i tempi.
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