Ri ~Vista
  quadrimestrale

aprile 

2002 2 Anno II
   archivio

novembre 

2001 1 Anno

 archivio

giugno  

2001 N° 

0

Anno

Recensioni

Il signore degli anelli 

di J.R.R. Tolkien

a cura di Lucia Menichelli

 

J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, Bompiani € 26.00

 
     
 

L’evento cinematografico dell’anno, il “Signore degli anelli”, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore inglese, ha avuto il merito di polarizzare l’attenzione su un’opera altamente significativa del nostro tempo, nota a molti, ma non a moltissimi. Tanto per fare un esempio, a quanto mi consta, nel mondo scolastico non è ancora debitamente letta o studiata, forse perché il genere fantasy cui si ritiene che appartenga è considerato “minore”. Eppure gli spunti di riflessione che stimolano chi si avvicina a questa storia possono essere molti, e tutti interessanti, importanti, educativi. La trama riflette il classico tema della lotta tra il Bene e il Male. Le storie che s’intrecciano ricordano gli episodi delle antiche saghe nord-europee. La struttura, poderosa nella scansione trilogica, riprende la vastità dei poemi epici. La narrazione di storie particolari e la descrizione dettagliata delle culture dei popoli protagonisti imita quella vocazione “enciclopedica” che caratterizza tanti poemi epici dell’antichità. Insomma, non è semplicemente una favola, né solo un libro di avventure. Tolkien con quest’opera ha cercato di far rivivere il mito, seppure reinventandolo, seppure in una cornice soltanto letteraria, quindi sostanzialmente fittizia. Forse per la convinzione che anche l’uomo moderno ha bisogno di proiettare in un mondo immaginario le proprie credenze e i propri valori; sembra una contraddizione, ma in fondo è la contraddizione che connota il mito fin dalla sua nascita: storie inventate, fantastiche, che però hanno una pretesa di verità. Com’è possibile? Evidentemente la ragione, la razionalità, la scienza non servono a spiegare tutto. Le zone d’ombra restano sempre, anche nel XXI secolo; anzi, è noto come in questi ultimi anni sia addirittura aumentato nel mondo l’interesse verso fenomeni inspiegabili, indimostrabili. Questo atteggiamento però si rivelerebbe pericoloso, se portasse ad un approccio irrazionale nei confronti della realtà; e potrebbe anche creare squilibri, se inducesse a pensare che in fondo non ci sono leggi e norme che regolano il mondo, la società, gli individui.Questo problema il mito non l’ha mai provocato: presso le antiche, primordiali società in cui è nato, anche con i racconti più fantasiosi che ancora oggi è difficile decifrare, ha avuto sempre l’intenzione di spiegare la realtà, intesa come Ordine creato e contrapposta al Caos privo di leggi.Tolkien con la sua storia vuole mostrare quanto sia necessario – ancora oggi – imboccare questa strada che porta all’Ordine; a questo scopo si è servito del mito, non soltanto per rendere originale e divertente la sua opera letteraria, ma soprattutto per offrire insegnamenti morali. E ci fa riflettere su come la propensione verso il Bene, la lotta senza quartiere che si deve combattere sempre contro il Male, l’istinto di conservazione, la volontà di mantenere in vita e di tesaurizzare le proprie tradizioni sono caratteristiche connaturate – e quindi doveri da assumere - ai personaggi del “Signore degli anelli”, ma anche agli uomini di tutti i tempi.

 
     
     

Testata RI~VISTA