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2001 N° 

0

Anno

Donne e scrittura

Per Maria Corti

a cura di 

Raffaele Nigro

 

Ancora un profilo, quello di Maria Corti, curato da Raffaele Nigro, nella rubrica dedicata alle scrittrici di tutto il mondo.

 

 

 

 

 

Otranto: Maria Corti è nelle mura e nell’aria di questa città. Lo avvertivo mentre in un salone del castello si parlava di miti antichi e recenti,insieme a Roberto Cotroneo,autore di un romanzo ambientato proprio nella città salentina,a Rina Durante e alla scrittrice lombarda ma pugliese d’adozione,già avanti negli anni. A Otranto era approdata ragazza dietro il lavoro del padre.”Attraccata nel porto avevo una barca,la chiamavo la mia piccola Loreley” mi disse durante un’intervista. Il Salento era diventato la sua seconda casa,il treno Milano Lecce il mezzo che legava due destini diversi,quello di filologa appassionata e battagliera e l’altro di narratrice.La Padania e il Mediterraneo.Le nebbie e il sole. 
Il sodalizio col Salento era nato al tempo di Girolamo Comi. Si era nel 49 e Comi aveva fondato “L’Albero”,come espressione dell’Accademia Salentina”. Le riunioni avvenivano già da un anno a Lucugnano,nel palazzo gentilizio del poeta e vi partecipavano poeti narratori critici, intenzionati a contrastare sociologismo e neorealismo nemici della letteratura pura: Anceschi, Macrì,Marti,Ciardo,Corvaglia,Pierri. Alora la Corti aveva 33 anni, nel cassetto un romanzo cui aveva dato titolo Il treno della pazienza. Vi ricostruiva speranze e passioni degli operai che da Brescia andavano a lavorare a Milano.Sarebbe stato pubblicato solo nell’81 come Cantare nel buio.
Che ci fosse una profonda sintonia col filologismo di Mario Marti,destinato a diventare lo specialista dei poeti di età dantesca, emerse immediatamente.Nel 53 la Corti pubblicava infatti gli Studi sulla sintassi della lingua poetica avanti lo Stilnovo,continuato nell’82 con uno studio su Dante e l’anno dopo con le Nuove prospettive per Cavalcanti e Dante.Era l’inizio di un viaggio infinito nella filologia e nella critica testuale e più tardi nella semiologia,ma soprattutto nella critica militante e che si sarebbe concretizzato negli assunti teorici e nelle indagini de I metodi attuali della critica in Italia,un libro del 70 o ne I principi della comunicazione letteraria(1980).
Ma la Corti che voleva raccontare l’incontro col Sud,la Corti del cuore,la donna che metteva da parte l’accademia,gli studi di semiotica e privilegiava la divulgazione, lo scontro armato di crivello sottile e di forbici taglienti e che non lesinava colpi d’ascia a tutti, venne fuori solo nel 62 col romanzo L’ora di tutti.e poi con una militanza critica espressa sulle pagine di “Alfabeta” “Autografo””Strumenti critici” e “La Repubblica”.
L’ora di tutti prendeva spunto dalla presa di Otranto da parte dei turchi nel 1480.Un episodio che vive ancora oggi nella carne più che nella memoria storica degli otrantini. Attraverso diversi registri linguistici e stilistici il romanzo riusciva a trasformare un fatto di cronaca in epopea popolare, si arricchiva di simboli,di meditazioni sul destino dell’individuo di fronte ai grandi eventi. I cinque protagonisti della vicenda vedevano intrecciarsi i propri destini e le proprie miserie nel crogiuolo della Storia:”A ciascun uomo nella sua vita capita almeno un’ora in cui deve dare prova di sé;viene sempre,per tutti. A noi l’hanno portata i Turchi”. 
Il mito e il mare di Omero sarebbero tornati molti anni dopo nel romanzo Il canto delle sirene (1989). Il canto diventava metafora della cultura,del sapere,della seduzione intellettuale e la Corti costruiva un libro nel quale dosando intensità lirica e ironia descriveva la propria malattia, quella di appassionata indagatrice della storia culturale e degli artifici retorici attraverso lo strumento solitamente negato a un accademico,la narrazione.Una narrazione che avrebbe tentato le vie del reportage in Voci del Nord Est,dove la Corti dava una suggestiva immagine della società americana.
Ma doveva essere la filologia a trionfare nella vita della Corti.Nel 78 curava infatti in tre volumi tutte le Opere di Beppe Fenoglio e alcuni anni più tardi fondava presso l’università di Pavia (vi insegnava Storia della lingua italiana),l’archivio dei manoscritti italiani del 900.
Con gli anni che fuggivano, la Corti tornava con la mente al tempo della scoperta del Salento.Si spendeva per la riedizione presso Bompiani di alcune annate de “L’Albero” e curava l’edizione dei versi di Salvatore Toma,quelli di Vittorio Pagano.Come estremo atto di adesione a una terra che l’aveva accolta e amata,ma alla quale lei aveva offerto dignità letteraria e valenza di mito.

 

     

 

 

 

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