| |
Dopo la ristampa dell’intera opera di Carver e la pubblicazione di lettere e inediti di
Bukowski, la Minimum Fax allarga la propria ricerca nell’ambito della letteratura americana con una grande operazione editoriale. Burned Children presenta racconti di giovani scrittori statunitensi del tutto sconosciuti in Italia ( a parte D.F. Wallace e J.
Lethem) e che forse sarebbero rimasti tali per molto tempo. “Un’antologia parziale, razzista, incompleta, settaria, classista, lacunosa”, così viene definita nella prefazione dai curatori Marco Cassini e Martina Testa. Naturale che sia così, la scelta è stata accurata, non casuale, tutti gli scrittori presenti mostrano una propria originalità e personalità stilistica, ma soprattutto un occhio atipico nel cogliere il reale. Nella loro diversità, sono accomunati da una sensibilità particolare, una tensione velatamente sofferente, sempre introspettiva, anche lì dove viene dissimulata. Tutti raccontano situazioni dall’equilibrio sottile, tra l’esigenza di agire e il rischio del disfacimento, storie a volte grottesche o paradossali, talora fiabesche o sognanti, sempre amare. Conflitto, tensione, disagio non lasciano lo spazio per una risoluzione, il più delle volte le storie rimangono aperte, ma la pesantezza e il bruciore dell’“ustione” sono sempre trattati con lievità, come se tutto seguisse un normale corso. Non tutti i racconti convincono, certo. In alcuni lo stile ricalca quello di autori “già grandi” come Wallace o
McInerney, in altri invece l’indiscusso valore dello stile non corrisponde a vicende particolarmente originali o brillanti (i racconti che meno mi hanno convinto, ma molti non saranno d’accordo: quelli di A.Davis e A.M.
Homes:). Shelley Jackson in Sonno disperde in una storia inconsistente, non sviluppata a fondo, un’idea molto interessante ed originale (un mondo in cui il sonno cade dal cielo, con regolarità, si accumula sulle strade e sui tetti, o forma animali, ed ognuno può crearsi con esso il proprio doppio che agisca al suo posto). I racconti più riusciti, invece, affrontano con una sottile vena satirica e polemica l’esasperazione di una società del consumo, della violenza, dell’indifferenza, della pubblicità. Nascono prodotti paradossali, si vendono memoria, tempo, sonno nei Centri commerciali invisibili di Ken
Kalfus; oppure appagamento di aspirazioni frustrate (le maschere che fanno parlare i neonati come se fossero adulti) nel racconto di George
Saunders. Il già conosciuto -sempre grazie alla Min.Fax- Jonathan Laethem proietta nel futuro un mondo in cui le persone vivono nelle proprie auto in mezzo ad un ingorgo stradale. E poi l’incredibile Test di comprensione di Myla
Goldberg, uno dei migliori, racconto in forma di test attitudinale, in cui l’apertura “postmoderna” alla possibilità ci lascia scegliere tra ipotesi paradossali che nascondono il mal-essere della società, e della persona.
Nel complesso, un’antologia importante, che consegna all’Italia scrittori che hanno tanto da dire, e lo sanno fare bene.
|
|