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Recensioni

Philip Roth

Il teatro di Sabbath

a cura di Eugenio Santangelo

 

Philip Roth Il teatro di Sabbath Einaudi, pp 406, Lire 17.000

 
     
 

Vi chiedo di leggere questo libro. Vi chiedo di riprenderlo dagli scaffali delle librerie (è uscito nel ’99) e, anche solo aprendo la prima pagina, di lasciare ogni moralismo, ogni forma precostituita di sdegno o sbigottimento. Entrate invece nella coscienza del personaggio. Entrate nella sua realtà di flashback e di finzione. Mantenetevi in bilico sullo specchio e la miriade di specchi che Morris Sabbath e tutti noi siamo costretti ad osservare nel vivere. 
Le realtà vengono riflesse pazzamente, voi entrate negli occhi di Sabbath e chiudete i vostri. E allora l’uomo per essere uomo dovrà assomigliare al suo degrado. Per fare ciò sarà costretto ad affrontare la società. E la società di questo romanzo è quella di quarant’anni fa, per molti aspetti rimasta immutata oggi, la società americana perbenista e piena di squallore, liberista ed assatanata di censura e alla quale si aggiunge l’origine ebrea del protagonista, la pesantezza di un’educazione repressiva. Così, leggendo, pagina dopo pagina assisterete alla parabola di Sabbath, vi avvicinerete al rimorso logorante, al fallimento, alla depravazione, alla tristezza di un uomo e di tutti gli uomini. Assaporerete il suo sadico cinismo, sempre brillante, il suo sarcasmo, la disperazione, l’indole del burattinaio (questa la sua professione) che si mischia all’azione e alla quotidianità. 
La promiscuità, l’infedeltà, la perversione sono parte della sua persona, eppure anche in questi ambiti egli ha bisogno di recitare. Il palcoscenico fuga “non mantiene ciò che promette”. Sempre in piedi, ma masticato da fantasmi del passato, dalla perdita di tutto, fino alla degenerazione finale, Sabbath sbatte il naso contro il fondo del suo sottosuolo, ed è lì – quando anche la viltà si aggiunge al suo degrado e non gli permette di portare a sé il giusto epilogo della morte – è lì che le “persone” non desidereranno più la sua fine.
Poche parole vi ho detto, ci sarebbe altro da tirare fuori, tanto altro, il fatto è che di fronte ad un romanzo del genere si rimane troppo scossi per non farsi prendere dalla frenesia della parola. Ma mi fermo qua. Leggetelo. Penso sia esplicito che non è un libro per tutti, sarebbe bello se lo fosse.

 
     
     

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