Ri ~Vista
  quadrimestrale

aprile 

2002 2 Anno II
   archivio

novembre 

2001 1 Anno

 archivio

giugno  

2001 N° 

0

Anno

Recensioni

I documenti raccontano

a cura di Valeria Verrastro

 

I documenti raccontano. Luoghi e personaggi ritrovati negli archivi lombardi, a cura di Laura Lepri, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2001

 
     
 

Che da un documento d’archivio possa nascere un racconto, o addirittura un romanzo, non è certo una novità. E’ fin troppo facile, a tale proposito, richiamare alla memoria i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, romanzo nel quale compaiono, in forma di citazioni, un gran numero di fonti documentarie come gride, bandi e decreti. Recenti ricerche e indagini fanno ipotizzare, inoltre, che la stessa trama dell’opera sia stata carpita dal Manzoni da antiche carte conservate nell’archivio dei Borromeo. Ma esempi a noi più vicini non mancano, da 1912 + 1 di Leonardo Sciascia, romanzo che ricostruisce in forma narrativa il processo che nel 1913 subì la contessa Maria Tiepolo, a L’alcova elettrica di Sebastiano Vassalli, nato dalla lettura degli atti del processo che, sempre nel 1913, subì il futurista Italo Tavolato. 
In tale panorama, un’esperienza nuova e originale è costituita dal recente volume I documenti raccontano. Luoghi e personaggi ritrovati negli archivi lombardi, a cura di Laura Lepri, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2001. Un’esperienza nuova, dicevamo, sia perché gli autori delle sedici storie non sono scrittori di mestiere ma archivisti, sia perché il loro scopo dichiarato è quello di far rivivere, sotto la forma del racconto, luoghi, vicende e personaggi spesso casualmente scoperti consultando o riordinando le carte di archivi lombardi. Luoghi, vicende e personaggi che rischiavano di rimanere sepolti fra gli scaffali di quegli archivi, nel chiuso di quei depositi, per sempre sconosciuti al grande pubblico del mondo esterno. 
Da qui l’idea, nata nel 1998, di un corso di tecniche di scrittura creativa per archivisti, organizzato dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e dalla Regione Lombardia e curato da Laura Lepri. Al seminario, della durata di oltre due anni, fu dato come titolo: “I documenti raccontano. Tecniche di scrittura per un approccio narrativo alle fonti documentarie”. Il risultato di questa “piccola bottega artigiana”, così come la chiama Laura Lepri nell’introduzione al volume, sta tutto in questi sedici racconti, nati dalla lettura di carte ritrovate in archivi statali, comunali, familiari ed ecclesiastici della regione lombarda. Il periodo cronologico abbracciato dai racconti va dal 773, anno in cui è ambientata la vicenda dei due amici guerrieri Amico e Amelio, agli anni 1943-1945, nei quali si consuma la vicenda umana del giovane reduce Mario Copes. Tanti sono i personaggi ai quali i racconti sembrano restituire carne e vita: dal notaio che, redigendo nel 1592 il suo testamento, ripercorre il tormentato rapporto con il figlio Vincenzo, "ingordo e di poca conscienza”, al sacerdote Domenico Parmesano, violento e stupratore di donne, che nel 1678 subisce una condanna per omicidio; dagli abitanti del piccolo villaggio di Noceto, scomparso nel novembre del 1839 nella piena del Po, ai popolani di Milano travolti, nei primi giorni di maggio del 1898, dalla miseria e dalle cariche dei soldati di Bava Beccaris. Uno dei racconti, “Un artista e la sua Gorgone”, attraverso un riuscito collage di fonti documentarie di varia origine, presenta la triste storia del pittore ceramista Ferruccio Mengaroni, morto schiacciato il 13 maggio 1925 dal suo stesso capolavoro, un enorme piatto di ceramica di cinque metri di diametro.
Sedici storie, insomma, tutte godibilissime e ben costruite, testimonianze vive di quell’immenso tesoro di memoria che si conserva negli archivi. Come si legge nella premessa di Ornella Foglieni, da queste pagine emerge “una immagine degli archivi assai più fascinosa e intrigante di quella che vogliono i luoghi comuni”. Alcuni racconti, inoltre, sono stati proposti con successo all’interno di classi medie inferiori e superiori, rivelandosi anche validi strumenti di didattica della storia.
Un’esperienza, dunque, questa di Milano, di grande suggestione, la quale ci stimola a tentare analoghi percorsi nella riscoperta dei nostri archivi lucani. 

 
     
     

Testata RI~VISTA