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Mater Maxima di Donato Altomare

a cura di Claudio Elliott

 

Mater Maxima, di Donato Altomare, Mondadori Urania, 2001

 
     
 

La fantascienza è letteratura di serie B? alcuni critici direbbero di sì, come lo direbbero della letteratura per l’infanzia. Altri critici starebbero più attenti, e sarebbero più cauti nelle definizioni tout court. Etichettare un libro per generi è una questione di politica editoriale ed è diventata una consuetudine, ormai da oltre un secolo. Diciamo allora che il libro Mater Maxima di Donato Altomare è fantascienza, ma non è di serie B. Tutt’altro.

È un tipo di letteratura (chiamata oggi SF, science fiction, ormai, per una ulteriore sudditanza all’americano) che ha origini antichissime e annovera titoli di tutto rispetto: la Storia vera di Luciano di Samosata, Somnium di Keplero, poi, più vicini a noi anche se non troppo, Gli imperi della luna di Cyrano de Bergerac, Micromegas di Voltaire. Inutile che citi gli autori ottocenteschi come Verne e Wells, che avevano una matrice razionalista e progressista: questi due scrittori, e altri minori dello stesso periodo. entravano nella discussione sugli sviluppi potenziali e sulle possibili applicazioni della scienza e della tecnologia a loro contemporanee.

Si dice – giusto per rimanere alle etichettature - che esista una fantascienza umanistica, così come ne esiste una sociologica, una filosofica, una catastrofica che ipotizza l’avvento di un nuovo Medioevo con regole morali del tutto inaccettabili alla tradizione occidentale. Ricordo Dune e Conan. Poi c’è una fantascienza politica, i cui progenitori sono Orwell 1984 e Il mondo nuovo di Huxley. Poi c’è la fantascienza religiosa, e insomma di etichette ne possiamo appiccicare parecchie, volendo. E non possiamo dimenticare le saghe spaziali (partendo dalla Trilogia della Fondazione di Asimov) fino a Guerre stellari e Star Trek. Questi due fenomeni cinematografici però sono nati come film, e poi sono stati trascritti abilmente in libro, dando così alla fantascienza un duplice ruolo (che in realtà ha sempre avuto): produzione commerciale e riflessione seria, narrativa nobile e sottogenere di consumo, letteratura d’impegno ma anche letteratura da spiaggia.

Donato Altomare però esce da qualsiasi definizione o etichettatura, perché il suo romanzo Mater Maxima (Urania, Mondadori) non si attaglia ad alcuna di queste categorie perché è originalissimo nella storia e nella struttura. 

La morte dell’ultimo console, il secondo, ha creato un vuoto incolmabile. È stato praticamente a capo del satellite dalla sua fondazione, 84 anni fa, il primo console era troppo anziano ed è vissuto davvero poco. Da allora la pace e la comprensione hanno scandito la vita delle nostre trenta famiglie Latine e centotrentasette famiglie Liberte. Ma quando lui è morto si è scatenata una battaglia per il potere.

Chi dice questo è Leuconoe. Già, un nome greco. E ciò che lei ha detto pare preso di sana pianta da un romanzo storico ambientato all’epoca dell’impero romano (a parte il riferimento al satellite).

Eppure siamo all’inizio del romanzo di Donato Altomare. Un romanzo di fantascienza: Mater Maxima (il titolo è latino …). Le famiglie Latine, le famiglie Liberte, nomi latini e greci (Leuconoe, Ebe, Latino ecc.) sono il contraltare umanistico all’ipertecnologia del satellite su cui si svolge la vicenda, di cui scriverò tra poco. Ma già in quelle parole vi è un elemento portante del romanzo, diciamo il conflitto: la battaglia per il potere, e colei che parla sta cercando un successore al console defunto. 

Donato Altomare è nato a Molfetta (Puglia), è ingegnere, vincitore di due Premi Italia, nonché vincitore del Premio Urania per il migliore romanzo di fantascienza nel 2001, appunto Mater Maxima. Donato preferisce essere definito narratore, non scrittore, quasi un continuatore della narrazione orale dei nostri nonni. Si è formato leggendo Asimov, Heinlein, Clarke, Vance, Herbert, Martin, Brunner, non dimenticando gli italiani (meno noti, ma non meno bravi): Catani, Malaguti, Musa, Ragone, Lippi, Evangelisti, Luce. Nell’intervista che correda il libro, ne cita molti, da ognuno dei quali ha tratto lezioni, in una dichiarazione di modestia che gli fa onore.

Donato Altomare utilizza un linguaggio a volte coeso, a volte frammentato, a seconda della situazione che sta narrando; ciò rende il testo molto coinvolgente, nonostante ampie descrizioni, che però funzionali al testo: sono i sogni. A volte descrizioni, a volte narrazioni, e sono le armi dei duelli con cui si sfidano i vari protagonisti - antagonisti della vicenda: i Sognatori. 

Donato Altomare, con questa trovata dei sogni, si pone in una posizione nuova rispetto alla fantascienza tradizionale, con un protagonista del tutto estraneo alla consuetudine: Gabriel, il Sognatore. Egli riesce a proiettare all’esterno i suoi sogni, e sfida chiunque abbia le sue stesse capacità. Ed è su questo che si struttura il romanzo, in una serie di sfide coinvolgenti e piene di suspence. Il libro poi è tenuto su da elementi misteriosi, non ultimo un computer, Mater Maxima, che dà il titolo al romanzo.

In questa serie di duelli davvero fantastici tra Gabriel e gli altri, dai nomi più strani (Giovanna la Mastodontica, il Barba, il Folle) si inserisce un mistero: perché il torneo è stato truccato? Perché i figli degli abitanti del satellite sono tenuti un una sorte di animazione sospesa? E cosa è in fondo Mater Maxima?

Ma la domanda che percorre tutto il libro, dalla parte terrestre che si svolge a Bari Due, alla parte satellitare, è: potranno convivere macchine e uomini? Alla fine del romanzo Mater – che è una macchina - si rivolge a Gabriel il Sognatore.

- Gabiel?

- Sì, Mater?

- Gabriel, in questo lungo anno mi sono fatta molte volte la domanda: potranno convivere macchine e uomini? Voglio dire, avremo un posto anche nel vostro cuore? Credo sia stato un errore creare macchine sempre più simili all’uomo, un errore gravissimo darci surrogati di sensazioni, ma ormai il danno è fatto. Mi domando se potremo vivere sempre in pace tra noi, aiutandoci reciprocamente, o se potrà succedere ancora …

Difficile dare una risposta, per noi che non siamo Sognatori e non siamo sul Satellite di Donato Altomare: però basta che ci guardiamo attorno: siamo circondati da macchine, dalle più semplici alle più complesse, siamo condizionati dal computer (io non riesco a scrivere un rigo se non sulla mia tastiera) e dal telefonino, che non hanno sensazioni, questo no (per ora!) ma ci stanno schiavizzando. Il danno è fatto, indubbiamente. E siamo appena all’inizio.

Cerchiamo di salvare almeno l’uomo.

 
     
     

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