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La Ri ~Vista  propone all'attenzione dei lettori questo interessante racconto di Eleonora Bellini. 

 

 

 
     
 

 

 
     
     

Ogni volta che da Potenza mi reco a Sapri un cippo, ora proprio sul ciglio della strada, mi ricorda la spedizione e la morte di Carlo Pisacane. E ogni volta ho sentito tutto il peso morale e politico di quella strage ormai lontana, e, ricordando la poesia di Mercantini imparata a scuola, ho rivisto i profili di quei giovani, belli e audaci difensori della giustizia sociale, emergere dal grigiore della pietra. La piemontese Eleonora Bellini con il suo romanzo breve I sei giorni del sole - La spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel racconto di un bambino -, mi ha restituito un bel profilo di Carlo Pisacane, generale di una rivoluzione senza rivoluzionari, connotato da un'umanità illuminata non dall'illusione, ma da una radicale fede nel proprio ideale, fino al sacrificio della vita. 
Un racconto, in cui privato e pubblico, amore e politica si intrecciano, attraverso le parole semplici e pensose di un bambino, Peppe, diventato adulto sotto il peso di eventi il cui senso comprende per amore e per intelligenza. 
Un racconto in cui i codici di una società arcaica, quali quelli dell'aristocrazia siciliana, trovano modo di saldarsi con i valori della libertà e della giustizia nella figura del barone Buongiorno, mentre nella figura del nonno di Peppe, scettico nei confronti di chi predica e agisce in nome della giustizia sociale, ma capace di interrogarsi sul senso della morte degli insorti, si incarna la speranza dell'autrice, e non solo, che il sangue sia seme per altre coscienze. Un libro questo di Eleonora Bellini, suggerito e animato dall'adesione agli ideali di libertà e giustizia sociale, evidentemente indirizzato al mondo della scuola, ai giovani, come segnala anche la scelta di un'appendice informativa sui luoghi degli eventi narrati e sulla biografia di Carlo Pisacane. Non posso non condividere la scelta dei destinatari, ben motivata nella Premessa a cura dell'autrice, convinta anch'io come lei che la storia debba essere raccontata soprattutto ai ragazzi, perché non debba accadere che qualcuno ancora volga "le spalle assolutamente indifferente alla tragedia" (W. H. Auden).


In copertina:
Fanciullo

tempera di L. Palumbo, Napoli fine '800

     

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