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Recensioni

Libri per viaggiare senza partire
e libri da evitare

a cura di Giancarlo Tramutoli

 

 

 
     
 

D’estate, quelli che incontro, mi chiedono se sono già andato o se devo andarci, in vacanza. Questo rituale, per un sedentario come me, è sempre una piccola tortura. 
A me verrebbe voglia di rispondere che io sono in vacanza ogni giorno, appena esco dal lavoro, che mi pare anche una definizione precisa stando alla stretta etimologia del termine. Comunque, quello che faccio da un po’ di anni quando arriva questa stagione, è di entrare in una agenzia di viaggi, portarmi via qualche chilo di depliant su luoghi più o meno esotici, vicini e lontani, e dopo averli studiati per venti minuti, mi sento già stanco. 
Finisce che mi accontento di stare in poltrona a bere vino di fronte alla tivù che manda in onda le file ai caselli autostradali delle grandi partenze e dei grandi rientri, gli ingorghi, le trombe marine, i temporali estivi o le spiagge affollate.
Tutto questo preambolo per dire che su questo tema fondamentale ho fatto recentemente varie letture che vi consiglio. Per i pigri, gli indolenti che come me, parlano sempre di viaggi che mai faranno, a parte il classico Pensieri oziosi di un ozioso di Jerome K. Jerome, (Rizzoli), c’è l’Elogio dell’ozio e di Robert Louis Stevenson, (Stampa alternativa), Le virtù dell’ozio di Armando Torno, (Mondadori) che però, è così palloso che ha l’effetto contrario e ti fa venir voglia di darti all’attivismo più sfrenato, il raffinatissimo L’arte di viaggiare di Alain De Botton, (Guanda), Viaggiare e non partire di Andrea Bocconi, (Guanda), la guida buffa e sfiziosa di Tiziano Scarpa Venezia è un pesce, (Feltrinelli) che mi porto dietro, visto che proprio a Venezia sto andando (alla fine ho preso questa gran decisione) dato che anche il mio cervello sta diventando lagunoso e i neuroni fanno le baruffe chiozzotte e ogni volta che passo su un ponte, faccio certi sospiri... Mi sono munito di una mappa delle locande (bàcari) dove si vanno a fare ombre e cicheti i veneziani e col cavolo che ve la segnalo. Non vorrei che mi si affollassero e diventassero care troppo e pure assai.

P.S.
Il libro più brutto che ho letto in quest’ultimo anno è di sicuro La forza del passato di Sandro Veronesi. Un libro che pure ha vinto premi (per es. il Campiello) e ha avuto, udite udite, pressoché unanimi riconoscimenti dalla critica ed ora ne hanno fatto addirittura un film che sarà presentato all’imminente Mostra di Venezia. 
Un libro di un grigiore, di una piattezza, di una noia…e con uno stile così anonimo che secondo me, invece de La forza del passato (che mi pare uno slogan pubblicitario efficace per una marca di concentrato di pomodoro), doveva meglio chiamarsi La debolezza del futuro (quello del suo autore, ovviamente). 

 
     
     

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