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Il libro, curato con competenza ed amore dalla moglie dell'autore, insegnante, studioso di letteratura e di storia, scomparso alcuni anni orsono, raccoglie numerosi scritti già pubblicati su riviste letterarie, settimanali o quotidiani, con l'intento di non disperdere un profondo patrimonio di cultura e di rinnovare la memoria di un uomo che, pur riservato e schivo, alla sua città ed alla sua scuola diede molto.
E appunto nella prima parte dell'opera, "L'uomo e la sua città", la curatrice raccoglie alcuni brevi saggi dedicati da Domenico Coppola ad illustri cittadini di Aversa (i musicisti Domenico Cimarosa, Nicolò Jommelli, Domenico Parmeggiano; il paleografo e studioso di biblioteconomia Alfonso Gallo), ma anche un ricordo delle illustri tradizioni letterarie della città e l'auspicio per l'istituzione di un Museo cittadino. La sezione si chiude con un commosso ricordo del professor Coppola scritto dalla figlia Maria Luisa: "Di mio padre gli Aversani sanno molto, ma non tutto, perché non amava parlare di sé; è stato un finissimo filologo che ha portato alla luce testi antichissimi e sconosciuti raccolti nel volume Sacre rappresentazione aversane ((Olschki, 1959), lettura ostica e difficile per tanti, che però divennero, per molti anni, testo teatrale recitato dagli alunni dell'ITC "A. Gallo" nel venerdì santo della settimana pasquale" (p.33).
Nella seconda parte del volume sono raccolti gli studi e i saggi, dei quali riportiamo qui i titoli: "La poesia religiosa di Lorenzo de' Medici", uno studio di cinquantasette pagine che prende in esame, con citazioni testuali, i versi religiosi del fiorentino; "Ugo Foscolo ai confini della fede", un originale contributo all'indagine sulla "vita spirituale" del grande poeta; "Il problema religioso nell'età dell'Umanesimo e del Rinascimento", stralcio di alcune pagine dell'Introduzione al libro La poesia religiosa del sec. XV, anch'esso edito da Olschki nel 1963; "Angelo Gatti: Ilia e Alberto", sul romanzo di un autore noto prevalentemente per le sue opere di storia militare; "Echi di un centenario. I Promessi Sposi di Guido da Verona", sul "rifacimento" del capolavoro manzoniano da parte di uno scrittore mediocre. Conclude il capitolo una breve rassegna di recensioni (tratte Da Biblion, rivista di filologia e storia, dal Giornale Italiano di filologia, da La nuova Antologia) alle opere principali del Coppola, sopra citate.
Nell'Appendice possiamo leggere, infine, alcuni testi poetici, sinora inediti, dettati dagli affetti familiari e da sentimenti e stati d'animo intimi e delicati: "...ascolta, anima mia/ la voce un po' triste, un po' dolce/ del cuore. Ti parla in un suo/ arcano possente linguaggio/ di sogni sciupati, di vane lusinghe/ di forti frementi speranze/ spezzate dal vento, distrutte / dal tempo. Ascolta, anima mia,/ la voce possente del cuore./ Ascolta il grido grandioso d'amore..." (p. 139). E' una poesia del 1942, eppure è ancora tanto nuova. |
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