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In un periodo come questo, periodo di feste, di abbuffate, di riti religiosi, è d’obbligo parlare di bontà, meglio sarebbe dire che è d’obbligo praticarla. Le iniziative benefiche si moltiplicano, la televisioni, i giornali, pur non potendo ignorare il male, il dolore, la violenza, l’egoismo che continuano imperterriti a dominare il nostro quotidiano, si affannano a mettere in vetrina volti buoni, azioni buone, e ottimi intenti. Anche le nostre orecchie sembrano aver compreso la lezione, si riempiono d’echi in …ni …ne, e lasciano sul fondo un ronzio fastidioso e a stento governabile, più o meno agevolmente trattenuto dal fondo delle nostre coscienze, un ronzio sordo, come quello dei missili, o dirompente, come quello delle bombe, o allarmante come quello delle potenziali bombe atomiche, dei potenziali agenti chimici, dei potenziali attentati terroristici, del potenziale conflitto con l’Iraq. Guerra annunciata: Febbraio, limite per nuovi orrori. Orrore e impotenza.
E` nato un bambino! Nei canti cristiani si inneggia al nome di Cristo Bambino, simbolo di povertà, simbolo di umiltà, simbolo di un nuovo patto tra Dio e gli uomini.
E` nata una bambina, meglio è clo-nata una bambina! Evento più volte annunciato. Orrore e incredulità.
Il ronzio diventa sempre più assordante, fa vibrare i timpani e battere in fretta i cuori, lascia filtrare tra le luci gioiose delle piazze cristiane i lampi sinistri delle guerre potenziali e attuali, che gli uomini e le donne del nostro tempo combattono soprattutto contro sé stessi, contro la propria dignità. Mai, come in questo periodo, la parola pace ha un senso tutt’altro che retorico: Pace agli uomini di buona volontà, o meglio, pace dagli uomini di buona volontà.
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dicembre 2002
Lorenza
Colicigno |
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