Ri ~Vista

n° 

4

prossima

uscita

aprile

2003 5 Anno III

quadrimestrale

visitata

volte 

in linea

dicembre

2002

4

Anno

II

archivio

agosto

2002 3 Anno II
archivio

aprile

2002 2 Anno II
 archivio

novembre

2001 1 Anno I

 archivio

giugno

2001

0

Anno I
Novecento ed oltre
  Un castello di SMS  

 

 Bruno Di Pietro

[SMS] + una quartina scostumata

Lorenza Colicigno

Quaestio de silentio

 
  Punti di vista  
 
Il castello, parola-magnete intorno alla quale potremmo aggregare tanta scrittura e vita delle donne (e non solo), l’immagine del castello, luogo mitico della segregazione fisica e psicologica, confine concreto e reale in cui rimase “imprigionata” Isabella Morra (Isabella Morra, nacque a Favale, oggi Valsinni, nel 1520, morì, accoltellata dai fratelli, alla fine del 1545 o all’inizio del 1546, dopo aver inutilmente desiderato di abbandonare il castello di Favale per raggiungere il padre esule presso la corte del re di Francia), ha segnato tutta la sua ricerca poetica. E così che leggendo Isabella e scrivendo da “poeta femmina” non ho potuto né voluto prescindere da quest’immagine, anzi ne ho fatto il cardine della mia ideologia e la radice del mio lessico poetico. Ritrovare in questo [SMS] di Bruno Di Pietro un invito, così incisivo nella sintesi imposta dal “genere”, così essenziale nell’intonazione ironica, mi dà l’occasione di riprendere all’amo il tema e di rilanciarlo all’immaginazione dei futuri lettori/lettrici. 
 
Resta pure nel tuo castello.
Troverai un principe bello
magari uno che non dice balle
(sì, ma sulle “Pagine gialle”)
Da Bruno Di Pietro [SMS] + una quartina scostumata, i miosotìs, Napoli, 2002
Nel mio tempo contratto in meccanici accelerati gesti
gestiti da un’artista, automa démodé tendenzialmente futurista nonché esibizionista, in questo tempo contratto
cerco un rimario in atto per il poeta distratto,

nel mio tempo dilatato in otiis et otiis, vagamente catulliani, se non che non c’è traccia dell’occhietto di sirmione
nel mio orizzonte, chiuso cerchio tra mediocri appennini, privo di entrambi i nettuno, forse petrarchiani, se non fosse per l’abisso tra sorga e basento, almeno penso, con più probabilità hesseiani, per la mia indianità mentale, più che orientale, in questo mio tempo dilatato cerco un rimario in ato per il poeta disperato,

mentre la mia perifericità la mia provincialità
- isabella nel suo castello ed io nel mio cervello -dove un’ammissione di marginalità lascia più ustioni da vuoto che l’ozono in fuga, principio e fine della mia fonia: solitaria finché hobby (se mai) senza pretese nonostante qualche rima in francese, spazio marginale, con qualche trovata nonmale, ancorché banale:
sottratta al tono ufficiale:
in bilico tra professorale e comicale:
eppure essenziale, anzi formale [a esto (beato) esse-non-esse],
in questo mondo mio provinciale
ha trovato un rimario in universale
per una poeta demenziale.
da Quaestio de silentio, Lorenza Colicigno, ed. Il salice, Potenza 1992 
 
     
Testata RI~VISTA