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Anno I
Libri  da  Evitare

Floppy disk

di Gaetano Cappelli 

a cura di  Elio Paoloni

     
 

Il flop del floppy

Ovvero: come raccomandare uno dei migliori autori italiani sconsigliando un suo libro. Conobbi Gaetano Cappelli attraverso il magnifico racconto Tre mestieri sentimentali dell’antologia Mondadori. Lo sentii così congeniale, così vero, che mi dissi: devo assolutamente leggere qualche libro di questo autore. Così andai su InternetBookShop e selezionai la voce Cappelli. Il titolo che ricordavo di più (un’infinità di recensioni) era Floppy disk. Ed era anche in edizione economica, il che non guasta. Bene, sarà certamente il più rappresentativo, cominciamo da questo.
Così l’ho comprato e letto. Non per intero, no, non ce l’ho fatta. Non che l’abbia abbandonato ma ho incominciato a saltare in cerca di qualcosa, in cerca di un guizzo di personalità, di qualcosa, di un finale sconvolgente che ribaltasse tutto. Quel libro avrebbe potuto scriverlo chiunque, era un libro di plastica, trama in PVC, stile incellofanato, l’imitazione senza nerbo di sottogeneri americani. Cercavo inutilmente l’ironia sublime dell’analista del moderno meridione. Neanche l’ombra. Dov’era il pavimento iperrealista di quel salotto che accoglie l’utilitaria? Un personaggio senza storia, radici o conflitti in ambienti appena abbozzati, da sit-com, senza neanche la voglia dell’autore di insistere su questo sradicamento, o sui non-luoghi. Nulla, insomma. Il vuoto senza consapevolezza del vuoto. Un gioco senza effettivo divertimento. Dov’era la voce, quella voce riconoscibile, particolare, che, ripete sempre Cappelli, ogni scrittore dovrebbe possedere?
Poi mi hanno spiegato che erano altri i libri da comprare, magari anche soltanto l’antologia “Disertori”, per il divertentissimo Salvati. (L’interrogativo, abbastanza consueto, è: perché non me l’hanno spiegato i critici?)
Poi Cappelli stesso ha spiegato (in Avant sud) che quel suo primo romanzo nasceva da una sindrome da rifiuto. Il rifiuto della letteratura meridionale e addirittura della scelta di luoghi riconducibili al Sud e a tutti i suoi cliché. Un pastiche di formazione, il suo, insomma. In seguito, per fortuna, Cappelli ha compreso che parlare del Sud non avrebbe fatto di lui uno scrittore “terronico”, dannato ai resoconti “di mafia, turpi incesti o cupe storia di corna e famiglie in disgrazia”. Lui ha grazia ed eleganza ben più nordiche della Roma in cui ha ambientato Floppy disk. Può parlare anche di mafia senza essere collocato nella triste – e trista – categoria degli scrittorimeridionali.
Conclusione: evitate Floppy disk e comprate TUTTI gli altri libri di Gaetano Cappelli.

 
     
     

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