Ri ~Vista

n° 

4

prossima

uscita

aprile

2003 5 Anno III

quadrimestrale

visitata

volte 

in linea

dicembre

2002

4

Anno

II

archivio

agosto

2002 3 Anno II
archivio

aprile

2002 2 Anno II
 archivio

novembre

2001 1 Anno I

 archivio

giugno

2001

0

Anno I
Recensioni

L’Artide e l’Antartide visti da Riva degli Angeli

a cura di Elio Paoloni

 

Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud, Alfred Lansing, Corbaccio, 1999

 
     
 

Per amor dell’avventura, e dei contrasti, quest’estate ho letto il resoconto di una spedizione inglese, Endurance: l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud di Alfred Lansing (Corbaccio, 1999). Sulla mia sdraio, sotto il sole similafrica di Puglia, mi addentravo nelle vicende di 27 uomini, che, persa la nave, affrontano prima i ghiacci e poi, su scialuppe, onde anomale di 25 metri e venti a settanta nodi. E tentavo di provare le sensazioni degli eroi sottraendo idealmente cinquanta gradi, uno alla volta, alla temperatura della mia terribile esperienza mattutina: i brividi per le raffiche di maestrale sul gommone (nella mia brava muta, però, cinque millimetri di morbidissimo neoprene microcellulare giapponese spalmato di titanio con cuciture stagne). Ma i gradi sono solo numerini. Molto più efficaci certi dettagli: le loro tute “impermeabili” erano di gabardine, i sacchi a pelo di renna perdevano i peli che “si appiccicavano alla faccia e alle mani in umidi grumi… li inalavano nel sonno e si svegliavano per la sensazione di soffocamento… se ne trovavano piccoli accumuli nel cibo.” E così per trecento pagine: un anno e mezzo di incredibile resistenza. Incredibile non è un aggettivo messo lì per colorire: sulla base dell’esperienza e delle conoscenze tecniche e scientifiche, questo racconto non è credibile. A un certo punto del libro, infine, ho incominciato a valutare un altro aspetto, per noi ancora più inconcepibile. Mi sono reso conto che in tutto questo spostarsi, spingere, tirare, scalpellare, tentare, tornare indietro, attendere, piagarsi, subire amputazioni e disperare, nessuna voce si era levata a contraddire il capitano. Non si trattava di militari, era la solita accozzaglia da spedizione. Eppure: nessuna ribellione, nessuna recriminazione, neanche un mugugno per i pochi, inevitabili, errori di valutazione. Solo immediata obbedienza, totale fiducia, mostruoso spirito di corpo. E alla fine Shackleton li ha tirati fuori tutti. 
Molto tempo fa avevo letto un altro resoconto. Altra storia, altro Polo. I paragoni sono assurdi, specie quando la casualità è determinante. Però il pignolo (800 pagine) La coda di Minosse (Mursia, la mia edizione è del 1964) di quel galantuomo di Trojani, per quanto si sforzi di mettere in luce la buona fede del Generale Nobile, non fa che ribadire la sua inattitudine al comando e la litigiosità suicida degli italiani. E’ pur vero che l’insubordinato Malmgrem e il salvatore “imbroglione” Lundborg erano d’altra nazionalità, ma il confronto è comunque schiacciante. 
Avevo quasi dimenticato il libro: l’eroismo è per l’estate. Poi, qualche giorno fa, mi è ricapitata tra le mani la trascrizione degli interventi al Parlamento inglese dello scorso anno per decidere un operazione militare reale e immediata (due ore, delle quali 5 minuti e 35 secondi a Blair). E ho capito che non c’era niente di incredibile nella storia di Shackleton. In quel paese la pacata determinazione dei capitani e il fiducioso sostegno degli equipaggi sono consuetudine. In qualsiasi stagione. 

 
     
     

Testata RI~VISTA